Ius scholae, braccio di ferro alla Camera: la destra fa ostruzionismo, Forza Italia vacilla

Valanga di emendamenti della Lega: «Lo fate solo per i genitori, che con i figli italiani non saranno mai espulsi»

«State usando i bambini per la vostra campagna elettorale!», attacca la leghista Simona Boldonari, spalleggiata dal collega in cravatta verde Edoardo Ziello, che per non far mancare nulla al dibattito chiede libertà sull’outfit istituzionale. «Siccome il presidente si è tolto la giacca, la togliamo pure noi!».

Debora Serracchiani, che del Pd è la capogruppo, ha allertato tutti: pronti alla seduta fiume, la destra vuol far saltare l’arrivo in aula domani (oggi, ndr) dello ius scholae dilatando i voti sul Pnrr, per impedire il voto in commissione che sblocca la legge sulla cittadinanza. Trappola sventata: lo ius scholae passa in commissione e oggi è in aula.

La destra ruggisce: «Volete la sharia in Italia, con i genitori che decidono per i loro bambini!», urlano i pasdaran, come la forzista Laura Ravetto. «Siamo a un passo dalla svolta liberale», si fanno forza i renziani e i dem, la sinistra e i grillini. «Loro dicono di no, invece cambia eccome avere la cittadinanza!», dice Boldrini.

Sala del Mappamondo, quella delle grandi occasioni, ore 17,30: mentre in piazza Capranica in un flash mob si snocciolano i numeri di You trend («il 60% degli italiani, anche di destra, vuole lo ius soli. E un milione di ragazzi attende la cittadinanza»), cento metri più in là, in piazza Montecitorio, si combatte la battaglia dello ius scholae.

La legge che la destra vuole stroncare sul nascere e che la sinistra vuole battezzare. I leghisti e i meloniani si inventano un «doppio ostruzionismo», per dirla con Andrea Giorgis, che del Pd è uno dei difensori di questa «norma minima di civiltà», per concedere lo status di italiani ai bambini che frequentino un ciclo scolastico di cinque anni. Doppio ostruzionismo, dunque, in aula e in commissione: uno sugli ordini del giorno del Pnrr in modo da impedire che in commissione - secondo ostruzionismo - si voti il mandato al relatore per portare la norma sulla cittadinanza oggi in aula come previsto dal calendario. Dettaglio non da poco, per provare a saltare un altro mese e arrivare ad agosto.

L’azione a tenaglia della presidenza grillina di Giuseppe Brescia e dei giallorossi fa sì che alla fine si voti l’ok alla legge, senza aver finito di esaminare 200 dei 500 emendamenti. La maggioranza si divide: Lega e Fdi votano no, Fi si spacca a sua volta: Polverini dice sì, la Calabria no.

Dopo tre mesi di lotta, dopo aver provato a contingentare i tempi, Brescia infatti forza la mano, «una cosa poco simpatica», lo attacca Igor Iezzi, braccio destro di Salvini. Pronto a scodellare in aula un migliaio di emendamenti per strappare un rinvio che suoni come campana a morto: «Ci saranno i decreti urgenti, poi la sessione di bilancio a settembre, e via».

Dettaglio cruciale: se la legge fosse arrivata in aula a luglio, salterebbe il voto a settembre per una questione di regole. «Venticinque sedute per votare centinaia di emendamenti», scuote la testa il capogruppo di Leu, Federico Fornaro, «ed è chiaro cosa vogliono fare: niente».

Il motivo è semplice: il fronte del sì alla Camera potrebbe ottenere il primo via libera: il Pd, tutti i grillini, «anche tendenza Di Maio», Leu, Iv e anche mezza Forza Italia.

«Noi - annuncia Iezzi - faremo ostruzionismo, useremo tutte le armi. E poi chiedo: se un ragazzo non è d’accordo ad avere la cittadinanza italiana, chi lo protegge? Nessuno lo sa». Forza Italia è divisa alla meta: aveva votato il testo base, ma ora ha condizionato il suo sì a una modifica che allunghi il periodo di frequentazione scolastica a otto anni, elementari e medie. «Bisogna eliminare qualunque automatismo», frena Anna Grazia Calabria, dopo aver litigato con Renata Polverini, la più morbida tra gli azzurri.

Dietro le quinte, il mandatario di Letta, Matteo Mauri, sta provando a stringere un accordo con i berlusconiani, dando l’ok alla richiesta di essere promossi alle elementari per avere la cittadinanza. «Lo fanno solo per i genitori - insiste Iezzi - che con il figlio italiano non saranno mai espulsi...». Veleni e colpi di coda.

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