Elezioni comunali, depositate le liste: mille città al voto nel valzer delle alleanze

Il 12 giugno voteranno quasi 9 milioni di italiani. Tra i sindaci da eleggere ci sono quelli di 26 capoluoghi e 116 comuni superiori ai 15mila abitanti

Con la presentazione delle liste elettorali nelle mille città che andranno al voto - tra cui 26 capoluoghi e 116 comuni superiori ai 15 mila abitanti - si apre la campagna elettorale che porterà alle elezioni del 12 giugno quasi 9 milioni di italiani. Il puzzle dei candidati è ormai completo, ma il valzer delle alleanze va avanti, complice anche il sistema di voto con il doppio turno, e si protrarrà molto oltre il 13 giugno, quando è previsto lo spoglio dei voti. A rischiare di più è il centrodestra: la coalizione controlla 18 su 26 giunte uscenti nei capoluoghi di Provincia chiamati al voto (3 sindaci sono della Lega, 3 di Fratelli d'Italia, 6 di Forza Italia, 4 indipendenti di centrodestra, uno di Coraggio Italia e uno di Cambiamo). Il centrosinistra, da parte sua, controlla 5 amministrazioni uscenti (3 del Pd e 2 indipendenti di centrosinistra). Tre comuni infine vengono da giunte sostenute da Liste civiche. I partiti politici continuano, per questo, a studiarsi, consapevoli che l'appuntamento nei Comuni rappresenta l'ultimo importante test di tenuta delle coalizioni prima delle politiche del 2023. Soprattutto per quello che riguarda la Sicilia, da sempre laboratorio di coalizioni ed alleanze. Sull'Isola, le elezioni in Comuni importanti come Messina e Palermo si intrecciano con quelle per la presidenza della Regione che si terranno in autunno. Partito Democratico e Movimento 5 Stelle sono in corsa per esprimere il candidato presidente. Fra i dem, rimane in campo il nome di Beppe Provenzano, vice segretario ed ex ministro per il Sud. Tra i Cinque Stelle, i nomi in pole sono quelli di Dino Giarrusso e Giancarlo Cancelleri, che avrebbero ingaggiato una corsa interna al Movimento. I Cinque Stelle sono ancora molto forti in Sicilia, e il Partito Democratico è deciso a seguire la strada dell'alleanza. Che, tuttavia, non basterebbe se non si allargasse il campo alle forze di centro.

Alleanze e candidati: il caso Sicilia

Lo schema del “campo largo” lettiano si è già scontrato, a Palermo, con il peso di cui godono ancora forze di centro e che ha consentito di raccogliere attorno al candidato sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, il vasto e composito fronte di centrodestra. Un campanello d'allarme per i dem che, a guardare i precedenti, temono di dover correre in solitaria: nel 2017, con la segreteria Renzi, le amministrative rappresentarono il prologo alla debacle delle politiche del 2018. E il Partito Democratico si era presentato solo, in quel caso. Al contrario, alle amministrative del 2021, il Pd ribaltò gli equilibri in molti comuni, anche grazie all'alleanza con i partner di centrosinistra in oltre la metà dei comuni al voto. La speranza dei dem è di migliorare ulteriormente la performance visto che a giugno si presenteranno assieme al M5s in circa il 70 per cento delle realtà al voto. Il candidato individuato dai due partiti per il capoluogo siciliano è Franco Miceli, presidente del Consiglio nazionale degli Architetti. Un nome messo sul tavolo proprio dal Pd. Dunque, è il ragionamento che si fa tra i Cinque Stelle, il candidato alla presidenza della Regione dovrebbe spettare ai pentastellati. Nel Pd rimane forte, invece, l'ipotesi di candidare Giuseppe Provenzano, già ministro per il Sud e attuale vicesegretario del partito. Una candidatura forte che risponde anche all'appello di Enrico Letta perché i suoi si mobilitino in massa per vincere la sfida nelle città. E a questo si aggiunge l'autocadidatura di Caudio Fava con una sua lista civica che pescherà consensi nell'elettorato di sinistra. Incognite che rendono più concreta l'ipotesi di primarie per la scelta del candidato alla presidenza. Le grane per il Pd, tuttavia, non arrivano solo dalla sua sinistra. Il “campo largo” mostra alcune incognite anche sulla sponda centrista, quella in cui sono attestati Matteo Renzi e Carlo Calenda.

Genova e Catanzaro, tra diffidenza e tensioni

A Genova Renzi sostiene Marco Bucci, sindaco uscente e candidato del centrodestra. Uno schema che stava per ripetersi anche a Palermo e sfumato solo all'ultimo, quando il leader di Italia Viva ha spiegato di non poter sostenere Lagalla se il centrodestra, compreso Fratelli d'Italia, si fosse presentato unito. Anche per sopperire all'incertezza nella tenuta dei rapporti con Cique Stelle e Italia Viva, il segretario del Pd ha chiamato alla mobilitazione totale il suo partito. Chi si sottrae, è il mantra dei dem, aiuta solo il centrodestra e la discriminante per le candidature alle politiche sarà l'aiuto o meno arrivato al campo largo. Un appello che ha sortito i suoi effetti. «Si chiude un lavoro durato mesi e con orgoglio possiamo dire che il Partito Democratico grazie agli oltre 4.500 circoli è presente anche in questa competizione elettorale con lista, simbolo e propri candidati militanti e civici in tutte le città al voto con il doppio turno: nei 26 capoluoghi e nei 116 comuni superiori ai 15 mila abitanti», annuncia Francesco Boccia. Non è solo il centrosinistra, tuttavia, a dover fare i conti con diffidenze e tensioni interne. La sfida per la leadership della coalizione fra Matteo Salvini e Giorgia Meloni ha segnato il percorso di avvicinamento alla campagna elettorale e promette di non fermarsi con la presentazione delle liste. Il centrodestra ha raggiunto l'accordo in 20 grandi Comuni sui 26 che andranno al voto il 12 giugno. In alcune realtà si è raggiunto l'accordo per ricandidare i sindaci uscenti, in altre si è scelto di candidare esponenti della società civile, in altre ancora il centordestra è riuscito a raggiungere l'accordo per la candidatura di esponenti dei partiti. A Palermo, l'accordo su Lagalla si è raggiunto in extremis, stesso discorso a Catanzaro e Verona. A Catanzaro, il centrodestra si presenta diviso in tre tronconi. A Genova, per dare ancora più forza a Bucci, Matteo Salvini ha perfino annunciato di voler togliere il suo nome dal simbolo della Lega per sostituirlo con quello del candidato sindaco. Una iniziativa che il leader del Carroccio potrebbe ripetere anche in altre realtà. Proprio al nord, infatti, si attende la sfida tutta interna al centrodestra fra le liste di Lega e Fratelli d'Italia. La vittoria dell'una o dell'altra potrebbe rappresentare la cartina di tornale per la leadership della coalizione. E non solo a livello locale.

Video del giorno

Ferretti Yacht 1000, ecco l'ammiraglia esposta al Salone Nautico di Venezia

Insalata tiepida di cous cous con ceci neri, cipollotti e tonno

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi