Conte apre al 2 per mille per finanziare i Cinque Stelle, nel Movimento cade un altro tabù

La prossima settimana il voto online. Di Battista: un tempo non l’avremmo fatto nemmeno se torturati

ROMA. Il rifiuto di ogni tipo di finanziamento pubblico era uno degli ultimi totem del Movimento rimasti in piedi. Ma un partito ha dei costi, le casse languono e per Giuseppe Conte, ormai, si tratta di sopravvivenza: è tempo di «abbracciare la novità del 2 per mille», annuncia ai parlamentari M5S riuniti in assemblea mercoledì, quando è quasi mezzanotte. «Qualcuno ha espresso qualche dubbio, ma la stragrande maggioranza dei presenti conferma la sua disponibilità», dice il leader dei Cinque stelle, annunciando che tra lunedì e martedì la svolta verrà «affrontata sul web. E la votazione – sottolinea – non solo è opportuna, ma necessaria». E la necessità più forte, in prospettiva, è quella di far fronte a una campagna elettorale. Difficile accedere alla prima tranche di fondi del 2 per mille in arrivo a dicembre. Più probabile che il tesoriere Claudio Cominardi possa vedere entrare qualcosa in cassa solo a giugno 2022. Tardi, in caso di elezioni anticipate.

Ma al di là dei calcoli da contabili, resta sul terreno l’ennesimo tabù infranto, un altro vecchio arnese grillino pronto per essere archiviato. «Bisogna essere sinceri ed evitare le ipocrisie», scrolla le spalle l’ex capo politico Vito Crimi. «Ci sarà una forte riduzione di parlamentari dovuta al taglio degli eletti e al calo dei consensi, bisogna prendere atto della necessità di questi fondi». Pragmatismo puro, sporcato da un’illusione finale: «Rimaniamo quello che siamo, un movimento politico». Ma la realtà è che di quello che erano i Cinque stelle del 2013 non è rimasto quasi nulla. È finito il tempo dello streaming, del divieto di andare in tv, dell’orizzontalità nelle gerarchie e nelle scelte politiche, del rifiuto delle alleanze, di quel modello «senza sedi, soldi e tesori» che invocava Grillo appena un anno fa.

All’interno dei gruppi si prende atto del giro di boa come di un avvenimento inevitabile, perché «le donazioni degli attivisti sono drasticamente calate – ammette un deputato della vecchia guardia –. Anche le restituzioni di deputati e senatori non bastano, la maggior parte di noi è in ritardo con i versamenti e molti non vogliono più restituire perché sanno che non saranno rieletti e magari nemmeno ricandidati». Fuori, Alessandro Di Battista continua la sua operazione di cannoneggiamento contro il suo ex partito: «Il Movimento votò contro la legge del governo Letta che istituiva il 2x1000 ai partiti sostenendo che fosse un finanziamento pubblico mascherato, ed era un bel Movimento», scrive sui social. Si contava sulle donazioni degli attivisti, e «i soldi arrivavano perché c’era identità – ricorda l’ex deputato –. Oggi il neo-movimento si avvita su se stesso. Incapace di ottenere donazioni puntando sull’identità, segue la strada di tutti gli altri partiti, che un tempo non avrebbe imboccato nemmeno sotto tortura»

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