Rave party nel Viterbese, Lamorgese: “Troppo rischioso intervenire con la forza, senza i controlli della polizia sarebbero stati in 30.000”

La replica del ministro nell’informativa urgente alla Camera. La Lega: «Cambi rotta o non si va avanti»

Un appuntamento rovente, quello nell’aula di Montecitorio, per Luciana Lamorgese dopo le nuove, pesanti accuse di Matteo Salvini in tema di sicurezza, terrorismo e violenza sulle donne. E dopo il flash mob a Montecitorio di Fratelli d’Italia per rimarcare l’aumento dell’immigrazione clandestina, dei rave party illegali, lo scarso controllo del territorio e per chiederne le dimissioni. Il ministro dell’Interno, chiamato a rispondere e a mettere a freno le polemiche, sia dell’opposizione ma soprattutto quelle all’interno della stessa maggioranza di governo, in aula ha ribattuto colpo su colpo. 

Il rave party nel viterbese
Interrotta dalle contestazioni dell’aula durante il suo intervento, la Lamorgese ha affrontato la questione del party illegale nel viterbese. «I rinforzi sul luogo del rave ammontavano a 900 unità: il 19 erano presenti sul sito 300 unità aggiuntive», ha dichiarato il ministrom che ha precisato: c'era un monitoraggio da parte delle forze di polizia sui camper che si muovevano sull'Aurelia dal 13 agosto, non una scorta come è stato impropriamente riportato. «I servizi di controllo disposti delle forze dell'ordine», ha riferito il ministro, «hanno impedito che si radunassero nell'area del rave fino a 30mila persone». C’erano dei bambini, ha aggiunto Lamorgese, mettere in atto uno sgombero sarebbe stato pericoloso.

«In Italia», ha continuato Lamorgese, «ci sono stati tanti rave in passato con significative manifestazioni in termini partecipativi: nel 2016 e nel 2017. Solo nel 2020, anno di insorgenza della pandemia, non ce ne sono stati per evidenti ragioni eventi di questo genere. Non di meno, nei precedenti anni, nel 2018 e nel 2019, si sono tenuti alcuni rave e, come avvenne a Torino, con concentrazioni fino a 5mila persone». In nessuno di questi eventi, ha concluso il ministro, «si è deciso di intervenire con la forza se non quando lo hanno potuto consentire circostanze di tempo e luogo soprattutto connessi al numero dei partecipanti».

Le parole del ministro non sembrano sufficienti per la Lega. «Ministro noi siamo entrati nel governo Draghi per vedere la discontinuità rispetto al precedente governo, quindi cambi rotta perché diversamente, così, non possiamo andare avanti» ha dichiarato il capogruppo della Lega Riccardo Molinari.

«Oggi lei ha dimostrato quello che vale come ministro e questa maggioranza si è mostrata com'è: divisa su questi temi. E allora prenda atto del suo fallimento e si dimetta», ha detto nel suo intervento Francesco Lollobrigda, capogruppo di FdI alla Camera.

«Siamo sicuri che lei ministro abbia svolto tutto quanto era nelle sue possibilità, ma credo riconosca che qualcosa non ha funzionato. Il partito di Salvini ora le chiede di dimettersi ma nulla ebbe da dire quando ci furono altri rave quando Salvini era al Viminale», ha dichiarato Marco Di Maio, capogruppo di Italia viva. «Noi siamo saldamente al suo fianco». 

L’aggressione a Rimini
Altro argomento spinoso, la recente aggressione a Rimini di un giovane somalo che ha ferito quattro persone e un bambino. «Premetto che il giovane non ha agito per finalità riconducibili al terrorismo, ma la violenza sembra riconducibile a una forte alterazione dello stato di equilibrio psicologico che fino a quel momento si era espresso in un'aggressività verbale e non fisica», ha dichiarato il ministro. «Il somalo è un soggetto privo di precedenti di polizia. Quanto alla dispersione nel territorio italiano di quel migrante vi è da dire che tale condizione non è rilevabile con il suo ingresso nel territorio nazionale ma trova radice nella peregrinazione dello stesso soggetto in diversi paesi Ue. Ha fatto il suo primo ingresso in Germania nel 2015. In occasione dei vari passaggi nei Paesi Ue, il somalo ha sempre presentato istanza di protezione internazionale. E' arrivato in Italia il 9 agosto di quest'anno. Duula Somale si è recato in questura per chiedere protezione internazionale. In queste occasioni si attiva immediatamente un'attività di presa in carico dello straniero" che attiene a "un obbligo internazionale ineludibile e non è derogabile in alcun modo dallo Stato che accoglie».

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