Lo show di Erdogan al vertice Nato: “Io super mediatore della guerra, si risolverà senza nessun perdente”

Il presidente turco si prende la scena. E chiede garanzie sui «terroristi»: «Svezia e Finlandia estradino i curdi»

Ha aperto il summit firmando l’accordo con Finlandia e Svezia che ha sbloccato il loro percorso di adesione alla Nato. E lo ha chiuso conquistandosi la sala principale per la conferenza stampa conclusiva, addirittura dopo Joe Biden, durante la quale ha annunciato che l’intesa per sbloccare il grano ucraino è a un passo e che il suo ruolo di mediatore può portare alla pace perché lui è l’unico che parla con Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin. Recep Tayyip Erdogan è stato indubbiamente il protagonista del vertice Nato di Madrid, dove ha tessuto una fitta rete di relazioni diplomatiche: oltre al tavolo con gli scandinavi, il presidente turco ha incontrato bilateralmente – tra gli altri – Joe Biden, Emmanuel Macron, Boris Johnson, Olaf Scholz, Pedro Sanchez, Mark Rutte, il romeno Klaus Iohannis e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel.

Se da un lato la Nato ha ribadito il suo sostegno militare incondizionato all’Ucraina «fino a quando sarà necessario», Erdogan gioca una partita tutta sua per fare in modo che il conflitto si chiuda «senza che ci siano perdenti». Oltre al sostegno a Kiev «serve una visione per la pace, per fermare la crisi umanitaria una volta per tutte», ma anche per risolvere quella energetica e alimentare che colpisce il mondo intero. Per questo intende «intensificare l’iniziativa diplomatica», rimettendo al centro il processo di Istanbul perché «il ruolo della Turchia è apprezzato dalla Nato». Ha rivendicato il fatto di essere sostanzialmente l’unico all’interno della Nato capace di mantenere «un dialogo molto stretto» con Zelensky e «un contatto stretto» con Vladimir Putin.

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I tentativi ripartiranno già nel week-end, quando il presidente turco avvierà una «diplomazia telefonica» con i leader di Kiev e Mosca. Ci sono spiragli per un’intesa sul grano ucraino, ha assicurato. E questo potrebbe essere un primo passo verso il cessate il fuoco, una sorta di test per vedere se è possibile stringere un accordo tra le due parti in conflitto: «C’è già una road map per creare al più presto dei corridoi nel Mar Nero». Secondo l’Ucraina è possibile far uscire le 20 milioni di tonnellate attraverso i porti ucraini, soprattutto quello di Odessa, senza dover intervenire per sminare le acque. La Turchia ha già pronte 20 navi e anche la Grecia ha messo a disposizione i suoi mezzi per trasportare i cereali fuori dal Paese.

A Madrid, Erdogan si è inoltre detto pronto a gestire l’aeroporto di Kabul («Aspettiamo una risposta dall’Afghanistan») e ha insistito molto sulla questione terrorismo, chiedendo una forte presa di posizione da parte della Nato. Nel nuovo «Strategic Concept», il terrorismo «in tutte le sue forme e manifestazioni» viene definito «la minaccia asimmetrica più diretta alla sicurezza dei nostri cittadini, alla pace e alla prosperità internazionale». Per il leader turco questo impegno «non deve rimanere sulla carta»: lo ha detto e ribadito anche durante il vertice, dove ha lanciato un appello per un maggiore sostegno da parte degli alleati. «Non è soltanto un problema per la Turchia, ma per l’intera Nato. Le armi che oggi vengono utilizzate contro di noi, domani potrebbero essere utilizzate contro gli altri Paesi». Sul concetto di terrorismo e sui suoi confini, spesso ambigui, Erdogan avrebbe voluto una condanna ancor più netta e vasta: «Non dovremmo fare distinzione tra i diversi tipi di organizzazioni. Dobbiamo lavorare contro tutte le forme di terrorismo per fermare i finanziamenti e il reclutamento negli Stati membri».

Ma sul punto Emmanuel Macron è stato lapidario: «Non spetta alla Nato qualificare cosa sia terrorista e cosa no. Non è nelle sue competenze». Il presidente francese ha quindi liquidato come «bilaterale» la questione delle estradizioni oggetto dell’accordo tra Turchia, Svezia e Finlandia che riguarda appunto i curdi che Ankara considera terroristi, ma che potrebbero essere considerati dai due Paesi scandinavi come perseguitati politici. Un po’ come è successo tra Roma e Parigi, con la giustizia francese che ha bloccato l’estradizione di dieci ex brigatisti. Interpellato sulla questione, Macron ha ovviamente evitato di commentare la sentenza, ma ha ribadito il suo sostegno «politico» alla richiesta italiana perché «si tratta di persone che hanno commesso reati di sangue e dunque devono essere giudicate in Italia». Il presidente francese si è detto pronto a valutare un ricorso contro il pronunciamento dei giudici.

Di certo Erdogan si aspetta che Svezia e Finlandia rispettino l’accordo firmato martedì, quello che lui stesso ha definito «un trionfo diplomatico» perché «sono state accettate tutte le linee rosse di Ankara». Secondo il presidente turco, Stoccolma ha promesso l’estradizione di 73 persone (in un primo momento si era parlato soltanto di 21, più altre 12 in Finlandia) e la Turchia «monitorerà l’applicazione dell’intesa». Nel caso in cui non fosse rispettata, è già pronta la ritorsione: «Il nostro Parlamento non ratificherà il protocollo d’adesione. Del resto anche la Macedonia del Nord ci ha messo 20 anni per entrare nella Nato».

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