La Francia dice no all’estradizione di Pietrostefani e dieci condannati del terrorismo. Cartabia: “Aspetto le motivazioni”. Calabresi: nella sentenza il sapore amaro dell’impunità

La Corte d'Appello di Parigi ha respinto le richieste. Salvini: «Proteggere chi ha ucciso è una vergogna»

La Corte d'Appello di Parigi ha respinto le richieste di estradizione per i dieci ex terroristi di estrema sinistra italiani rifugiati nel Paese. La Chambre de l'Instruction della Corte ha fatto riferimento agli articoli 8 e 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Tra gli ex terroristi rossi c’è l’ex militante di Lotta Continua Giorgio Pietrostefani, condannato in Italia come uno dei mandanti dell’omicidio del commissario Calabresi.


Le domande di estradizioni riguardano poi gli ex Br Giovanni Alimonti, Roberta Cappelli, Marina Petrella, Sergio Tornaghi, Maurizio Di Marzio, Enzo Calvitti; l’ex militante di Autonomia Operaia Raffaele Ventura; l’ex militante dei Proletari armati Luigi Bergamin; l’ex membro dei Nuclei armati contropotere territoriale, Narciso Manenti.

Mario Calabresi avverte nella sentenza della Corte d'Appello di Parigi «il sapore amaro del sistema francese, che per decenni ha garantito l'impunità a un gruppo di persone che si sono macchiate di reati di sangue». «Oggi forse gli ex terroristi festeggeranno per averla scampata per sempre - dice Calabresi all'ANSA - ma auguro loro di sentire anche il bisogno di fare i conti con le loro responsabilità e il coraggio di contribuire alla verità. Non si può pensare che il tempo possa rimediare o cancellare la responsabilità o la colpa di aver tolto la vita ad un altro uomo».

La ministra di Giustizia Marta Cartabia ha commentato: «Rispetto le decisioni della magistratura francese, che agisce in piena indipendenza. Aspetto di conoscere le motivazioni di una sentenza che nega indistintamente tutte le estradizioni. Si tratta di una sentenza a lungo attesa dalle vittime e dall'intero Paese, che riguarda una pagina drammatica e tuttora dolorosa della nostra storia».

Il deputato della Lega Daniele Belotti ha srotolato uno striscione fuori dalla Corte d'Appello per chiedere giustizia. Insieme al parlamentare c'era anche il vicesindaco di Telgate (Bergamo) Cristian Bertoli: è il Comune di origine di Narciso Manenti condannato all'ergastolo per l'omicidio del carabiniere Giuseppe Gurrieri, freddato davanti al figlio di 11 anni nel marzo 1979. Per questo, nella capitale francese c'erano anche Roberto Frambosi e Michele Taddei, Presidente e vice dell'Associazione Carabinieri di Bergamo, intitolata al militare assassinato.

Il tema è tornato alla ribalta negli ultimi mesi: il 24 marzo Le Monde dà la notizia dell'accelerazione sulle richieste di estradizione di dieci ex terroristi di sinistra da parte della Corte d'Appello del tribunale di Parigi, sottolineando che le pratiche erano state rilanciate nel 2019 dall'allora ministro Matteo Salvini. «Altro che “solidarietà europea”, proteggere terroristi che hanno ucciso in Italia è una vergogna, uno schifo!'», dice il leader della Lega Matteo Salvini.

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