Variante Omicron, l’appello di Oxfam: “Rendere accessibili i vaccini nei Paesi poveri per proteggerci tutti”

Sara Albiani, advisor della Ong: «L’allarme di oggi è frutto di una politica miope»

«Non vi sono ancora evidenze sulla pericolosità della variante Omicron, né sull’efficacia dei vaccini nel contrastarla. Ma l’allarme è causato dalla politica miope con cui si è affronta il tema dell’accesso globale ai vaccini». È l’appello lanciato da Sara Albiani, policy advisor sulla Salute globale di Oxfam, che insieme a Emergency rilancia l’appello per un equo accesso ai vaccini in tutte le aree del mondo. 

Secondo i dati disponibili, almeno il 42% della popolazione mondiale ha completato il ciclo vaccinale con due dosi. Ma tra i Paesi più ricchi e quelli a basso e medio reddito la copertura immunitaria mostra differenze marcate. Bloomberg riporta che i cinquantadue Stati meno sviluppati del pianeta hanno ricevuto il 5,1% delle dosi complessive, nonostante rappresentino da soli oltre il 20% della popolazione globale. Solo il 3,5% della popolazione africana ha ricevuto la doppia somministrazione. Valore che sale a circa il 70% in Europa. 
La Nigeria ospita il tre per cento degli abitanti mondiali. Ma i vaccini distribuiti sono meno dello 0,1% del totale. Il 6 per cento di tutte le dosi prodotte è stato somministrato negli Stati Uniti, dove risiede poco più del 4% della popolazione globale. 


Iniquità che, secondo Oxfam, mette a rischio la sicurezza di tutti:  «Fino a quando solo una parte della popolazione mondiale sarà vaccinata il virus avrà la possibilità di circolare, di replicarsi velocemente e quindi di mutare. Milioni di persone che si sono già vaccinate negli Usa, nel Regno Unito o in Italia si sentono al sicuro. Ma senza un cambio radicale delle attuali politiche tutti gli sforzi fatti fin qui potrebbero essere vani. Il rischio è alto. Rendere accessibili i vaccini anche nei paesi poveri significa oggi più che mai proteggerci tutti».

Una posizione rimarcata anche dal presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, che ha chiesto a tutti i governi di «essere più generosi nel donare i vaccini ai Paesi più poveri». Secondo i dati COVAX, l’alleanza per mitigare le differenze di accesso tra le nazioni più sviluppate e quelle in via di sviluppo, gli Usa sono al primo posto per quantità di donazioni, con oltre 120 milioni di dosi già consegnate e altre 73 non ancora spedite. Sono solo una parte degli 800 milioni annunciati per appianare la disparità vaccinale. 
L’Ue è al secondo posto, con circa 47 milioni di vaccini elargiti e altri 200 in attesa di spedizione.

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