La sentenza che spacca l’America

L’assoluzione di Rittenhouse, il killer di Kenosha, riapre lo scontro fra progressisti e conservatori

New York. «Se un tizio nero fosse entrato a Kenosha, da fuori città, con un fucile da guerra, uccidendo due persone e ferendone gravemente una terza, il verdetto sarebbe stato molto diverso», scrive Tim O’Brien, editorialista di Bloomberg su Twitter. E Tom Nichols, ex docente al Naval War College, autore del saggio «Il nemico dentro» (Luiss), repubblicano, concorda: «Vero, e chi tifa per la sentenza lo sa benissimo».

L’assoluzione, con formula piena, per Kyle Rittenhouse, imputato per duplice omicidio a Kenosha, Wisconsin, fatti che risalgono al 25 agosto 2020 quando l’assassino aveva 17 anni, divide l’America secondo le note faglie, destra-sinistra, con i seguaci dell’ex presidente Trump, la lobby delle armi e i canali media conservatori, guidati dall’anchorman di Fox Carlson Tucker - che domani intervisterà in esclusiva Rittenhouse- a esultare, e gli attivisti per i diritti civili, i commentatori progressisti a deplorare il magistrato, Bruce Schroeder, 75 anni, e i giurati.

In mezzo gli O’Brien e i Nichols, che accettano la sentenza e predicano calma contro i disordini, notando però come, ancora una volta, le differenze razziali pesino, con drammatica evidenza, nel sistema Usa, forze dell’ordine e giudici.

Il presidente Joe Biden stesso, in un comunicato, invita alla calma e alla razionale scelta di accettare la decisione della Corte, pur dicendosi «arrabbiato e preoccupato». Ma, dalla lettura del verdetto venerdì scorso, il tono politico negli Stati Uniti sale, sotto la pressione della destra che usa il caso Rittenhouse per rivendicare l’uso delle armi da parte di vigilantes e mettere sotto accusa il movimento dei neri, malgrado una delle vittime del killer fosse affetta da disordine bipolare e appena rilasciata da un ospedale.

Rittenhouse, che non aveva legami con la destra nazionalista, visti in tv i disordini seguiti al ferimento, da parte della polizia, dell’afroamericano Jacob Blake, rimasto paralizzato, si precipitò a dar man forte contro le proteste. La prima assurdità, venuta in evidenza durante il dibattimento, è che i picchetti degli agenti, bianchi, avrebbero potuto disarmare il ragazzino prima che entrasse in contatto con gli attivisti, che hanno provato a disarmarlo, l’han gettato per terra, finendo poi vittime dei suoi spari.

Il doppio standard garantito a Rittenhouse gli è fruttato un trattamento morbido da parte del giudice Schroeder, che prima ha cancellato le accuse accessorie sulle armi, poi ha preso le parti della difesa contro il pubblico ministero, irridendo le obiezioni sui video pro imputato, «Sono anziano non capisco la tecnologia» e infine, con mossa irrituale nelle aule Usa, permettendo all’imputato di estrarre a sorte i nomi dei giurati. I prescelti han fiutato l’aria, riconoscendo la «legittima difesa» di un individuo armato con un mitra da guerra AR-15 contro cittadini disarmati.

Carlson Tucker ha seguito il processo con una troupe e annuncia, dopo l’intervista, un documentario per celebrare l’impresa di Rittenhouse, mentre l’ex presidente Trump è tra i primi a congratularsi col ragazzo, diventato eroe per la destra, che ha raccolto con una colletta i due milioni di dollari di cauzione che gli erano stati imposti. Rittenhouse adesso si accinge a incassare sulla imprevista celebrità con tv, comizi, libri. Dietro all’ex presidente si allinea il Gotha dell’estremismo, il deputato repubblicano Matt Gaetz, che offre a Rittenhouse un lavoro, la deputata Marjorie Taylor Greene, «I buoni hanno vinto» mentre, invano, il senatore repubblicano del Wisconsin, Ron Johnson, offre una sponda a Biden, «Spero che si possa accettare il verdetto e lasciare che la comunità di Kenosha si riunisca e vada avanti».

Come in tutti i processi politici, la morale del caso Rittenhouse supera i giorni del dibattimento in aula. È evidente, comunque la si pensi sugli eventi di Kenosha, che a salvare l’imputato è il colore della sua pelle e questa discriminazione, anche ove davvero si fosse trattato di legittima difesa, semina risentimento e rabbia, come riconosce Biden. Il silenzio su questa tragedia da parte di troppi commentatori, pronti a indignarsi al primo innocuo tweet ritenuto «woke» o politicamente corretto, conferma quanta strada debba ancora compiere una vera, condivisa, giustizia sociale.

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