Le elezioni in Germania nei titoli dei principali quotidiani tedeschi

Per lo Spiegel è «l'elezione di un vuoto di potere». Secondo l'Handelsblatt «i due grandi partiti di massa negli ultimi vent'anni si sono svuotati dal punto di vista dei contenuti e da quello del personale»

Le impressioni sulle elezioni in Germania sono tutte nelle pagine dei giornali locali, che ne restituiscono la realtà complessa e riportano differenti previsioni per il futuro. Insomma «è un dilemma», insiste il quotidiano francofortese: «La questione se un'alleanza a tre possa funzionare con i Verdi, del tutto a prescindere se sarà guidata per il terzo lato da un cancelliere Scholz o da un cancelliere Laschet». Proprio quelle che la Frankfurter Rundschau definisce «avances stupefacenti», tra Verdi e liberali avvenute ieri sera in diretta televisiva con le proiezioni ancora in piena evoluzione, a detta dello Spiegel sono «l'elezione di un vuoto di potere»: per il settimanale la scelta degli elettori tedeschi è stata quella «di non far diventare troppo grande nessuno dei partiti, anche perchè nessuno di questi li ha davvero convinti. A parte della poco amata Grosse Koalition, ora sono possibili due altre coalizioni». Si tratta di un’alleanza semaforo – che comprenda Spd, Verdi e liberali – o di un’altra tra Cdu/Csu, Verdi e liberali. «Almeno è uscita di scena, con il suo potenziale di minaccia, la coalizione rosso-rosso-verde. Almeno questo».

In compenso, è la Sueddeutsche Zeitung a voler mettere in luce comunque la inedita performance dei socialdemocratici, che ancora poche settimane fa non andavano nei sondaggi oltre il 15-16% ed ora si trovano ad essere vincitori, per quanto risicati, delle elezioni: «Nelle scorse settimane la Spd è diventata un altro partito. L'organismo del partito d'improvviso mostra di nuovo sicurezza di se», mentre «Olaf Scholz, comunque la si veda, è l'uomo del giorno». Di contro, sempre per la SZ, «Laschet è un cattivo perdente, perchè non vuole ammettere di aver perso o di aver compiuto degli errori». Il motivo, secondo il giornale di Monaco, è che «non governare in effetti non è previsto dal Dna dell'Unione Cdu/Csu, anche se ha perduto drammaticamente. E così, se l'Unione durante la serata elettorale ha perduto l'orientamento, Laschet ha perduto un altro pezzo di senso di realta».

Ancora più dura, in proposito, la Welt, tradizionalmente vicina ai conservatori: «In realtà la Cdu dovrebbe andare all'opposizione, perchè è finita», commenta il direttore del quotidiano, Ulf Poschardt, secondo il quale l'unione dei cristiano-democratici e dei cristiano-sociali bavaresi «dopo una campagna imbarazzante, un candidato giovialmente infelice e una base resa insicura, deve trarre le conseguenze della propria miseria personale e programmatica». In sostanza, taglia corto la Welt: «La Cdu non è effettivamente del tutto arrivata nel ventunesimo secolo».

«Silenzio di tomba in casa Cdu, esulta la Spd. Armin Laschet pare sia stato battuto, Olaf Scholz può considerarsi il vincitore. Ma le proiezioni traggono in inganno sulla cosa più importante: non sarà quello con il maggior numero di voti a diventare il cancelliere. Ma colui che sarà in grado di mettere insieme una coalizione»: lo dice il Tagesspiegel di Berlino che, tra gli infiniti commenti dei media tedeschi usciti a urne ancora calde, offre la sintesi estrema di quel che è stata la giornata elettorale tedesca, inedita sotto moltissimi punti di vista.

Così mentre la Bild Zeitung esclama emblematicamente «Caos elettorale a Berlino», è Handelsblatt a ricordare che «Angela Merkel ha lasciato in eredità un panorama politico totalmente cambiato». Secondo il quotidiano economico, si è trattato di una «domenica elettorale di dimensioni storiche», in cui però «il 70% degli elettori non ha votato il partito che alla fine esprimerà il cancelliere». In pratica, taglia corto l'Handelsblatt, «a prescindere da chi alla fine si aggiudicherà la corsa alla cancelleria, sia Scholz che Laschet sarebbero cancellieri tagliati in quattro», anche perchè «i due grandi partiti di massa negli ultimi vent'anni si sono svuotati dal punto di vista dei contenuti e da quello del personale».

Mentre la Frankfurter Rundschau afferma che «i vincitori sono chiaramente Spd, Verdi e liberali, dato che sono riusciti a migliorare nettamente i loro risultati rispetto alle precedenti elezioni, mentre il grande perdente è l'Unione Cdu/Csu con il loro candidato Laschet», la Frankfurter Allgemeine lascia sin dal titolo il tema dei «Kanzlermacher», ossia gli inediti «kingmaker» declinati alla cancelleria federale, Verdi e liberali dell'Fdp, che hanno iniziato i primi approccio per avviare trattative tra loro su una possibile alleanza di governo, prim'ancora che l'iniziativa sia presa dalle grandi Spd o Cdu/Csu: «Sono loro, i Verdi e i liberali, i 'Kanzlermacher' che ora dipendono l'uno dall'altro. Ma l'importante è cosa hanno gli elettori nel loro album di famiglia: quelli dell'Fdp sono più vicini alla Cdu/Csu, mentre i Vei hanno finito per spaventare ex elettori di Merkel che avevano paura di un'avventura rosso-rosso-verde», ossia una ipotesi di governo formata da Spd, Verdi e Linke, il partito della sinistra radicale.

«Tuttavia», insiste la Faz, «i Verdi non faranno ai liberali il favore di aspettare Scholz oppure Laschet senza una patrimoniale, reddito minimo e clima. Il capo dell'Fdp Lindner dovrà pertanto forse mettere da parte alcune delle sue ambizioni: perchè in fondo non vuole diventare capogruppo, ma vuole diventare quello che vuol diventare anche Robert Habeck, co-leader dei Verdi: ministro delle Finanze».

Video del giorno

Klopp sul Newcastle al fondo saudita: "Preoccupato per i diritti umani ma nessuno dice nulla"

Gallinella su purea di zucca, patate croccanti e cavolo riccio

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi