Colombia, notte di proteste: la polizia spara sulla folla

Le manifestazioni di piazza avviate dopo l’annuncio del presidente Ivan Duque di una manovra fiscale che avrebbe aumentato l’Iva e la base imponibile, colpendo soprattutto la classe media

Poliziotti che sparano sulla folla, ronde di agenti delle forze speciali che danno la caccia di notte a giovani manifestanti, tutto ripreso da cellulari e diffuso in rete. Continuano le proteste in Colombia contro il governo e prosegue la repressione delle forze dell'ordine, con epicentro nella città di Cali. Anche le Nazioni Unite, da Ginevra, hanno condannato l'azione delle forze di polizia, preoccupazione è stata espressa anche dall’Unione Europea e da diversi esponenti politici sudamericani. Al momento si contano 20 morti, una novantina di persone scomparse e oltre 800 feriti. Le proteste sono iniziate settimana scorsa, subito dopo l’annuncio da parte del presidente Ivan Duque di una manovra fiscale che avrebbe aumentato l’Iva e la base imponibile, colpendo soprattutto la classe media.

Una riforma necessaria secondo gli economisti, ma che è stata concepita e annunciata nel peggior momento possibile, nel pieno della crisi economica prodotta dalla pandemia. In un anno povertà e disoccupazione sono aumentate del 10%, migliaia di fabbriche hanno chiuso; la crescita dei primi mesi dell’anno si è bloccata con l’arrivo di una terza ondata di contagi ancora più forte di quella vista nel 2020. I primi a scendere in piazza sono stati gli studenti, ma la protesta si è allargata al resto della popolazione con una forza che non si vedeva dalle manifestazioni di due anni fa, che avevano come bersaglio il modello economico e le privatizzazioni dei servizi essenziali. Di fronte al malcontento popolare il presidente Duque è stato costretto a ritirare il progetto di riforma tributaria, il suo ministro delle finanze si è dimesso. «Dobbiamo aprire un tavolo di dialogo – ha detto Duque - per una nuova riforma basata sul consenso generale». Un consenso difficile da immaginare allo stato attuale delle cose. La durissima reazione della polizia ha causato un’ondata di indignazione generale anche a livello internazionale. La risposta del governo, ancora una volta, è stata insoddisfacente. Il ministro della difesa ha dato la colpa degli incidenti ad elementi infiltrati nelle manifestazioni, sebbene sui social circolino da giorni diversi video dove si vedono gli agenti picchiare selvaggiamente manifestanti disarmati o sparare in direzione delle barricate.

A mettere benzina sul fuoco ci ha pensato anche l’ex presidente conservatore Alvaro Uribe, padrino politico di Duque, che in un tweet, poi cancellato, ha giustificato la repressione della polizia. Gli analisti concordano nel definire questo il peggior momento per l’esecutivo. Quando manca meno di un anno alla fine del suo mandato, la popolarità del presidente è ai minimi storici, proprio quando la Colombia affronta la crisi economica più grave degli ultimi 20 anni.

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