India, il presidente della Corte suprema suggerisce all’imputato: "Sposi la vittima dello stupro, così evita il carcere"

Il giudice Sharad Arvind Bobde

Le associazioni per i diritti umani chiedono le dimissioni: ha cercato di condannarla a una vita di violenze nelle mani del suo carnefice

NUOVA DELHI. In India è bufera sul presidente della Corte suprema dopo che nel corso di un'udienza ha suggerito ad un presunto stupratore di sposare la sua vittima, una minorenne, per evitare di finire in carcere. Nel corso dell'esame della richiesta di liberazione su cauzione, il giudice Sharad Arvind Bobde ha consigliato all'imputato - un tecnico del governo - di sposare la sua presunta vittima, una giovane studentessa, per non perdere il posto di lavoro e non essere imprigionato. Una proposta che ha subito provocato un'alzata di scudi dei difensori di diritti umani che con una lettera-petizione, firmata da oltre 5.200 persone, chiedono le dimissioni del giudice Bobde. «Suggerendo allo stupratore di sposare la vittima sopravvissuta, Lei, giudice capo dell'India, ha cercato di condannarla a una vita di stupri e violenze, consegnandola nelle mani del suo carnefice che già l'ha spinta a tentare il suicidio» si legge nella lettera aperta indirizzata al controverso magistrato. 

Capofila dell'iniziativa di protesta è la difensora dei diritti delle donne, Vani Subramanian. La lettera di protesta fa, inoltre, riferimento all'udienza di un altro processo svoltosi lo stesso giorno in merito ad uno stupro coniugale e durante la quale il giudice della Corte suprema si chiedeva se tale qualifica fosse ammissibile all'interno del matrimonio. «Il marito può essere un uomo brutale, ma può essere definito come stupro l'atto di relazioni sessuali tra un uomo e una donna legalmente sposati?» si è interrogato il giudice. «E' un commento che non solo autorizza ogni forma di violenza sessuale, fisica e mentale da parte del marito, ma normalizza anche la tortura che le donne indiane subiscono da anni all'interno del matrimonio senza alcuna possibilità di ricorso legale» denuncia ancora la lettera di protesta. In India lo stupro coniugale non è riconosciuto come reato. Il giudice Bobde non ha risposto agli autori della missiva. Suo predecessore alla guida della Corte suprema, Ranjan Gogoi, è stato una delle personalità indiane più in vista ad essere coinvolta nel movimento #MeToo, accusato di aggressione sessuale da un'ex dipendente. Nel 2019 è stato dichiarato non colpevole da un'inchiesta interna, il cui esito ha scatenato proteste nel Paese.


In India stupri e abusi sessuali sono un fenomeno socio-culturale radicato e diffuso in ogni gruppo di popolazione: è uno dei Paesi al mondo più violento ai danni della componente femminile di ogni età. Uno stupro viene denunciato in media ogni 15 minuti, ma la maggior parte delle aggressioni non fa nemmeno notizia. Lo stupro e la violenza sessuale sono sotto i riflettori da quando, nel dicembre 2012, una studentessa 23enne e' rimasta vittima di uno stupro di gruppo in un autobus a Delhi. Un crimine diventato il simbolo del problema delle violenze sessuali a ragazze e donne in India che fece il giro del mondo e portò alla modifica delle leggi vigenti, ma finora senza alcun risultato. Secondo dati ufficiali, nel 2019 in media sono stati riferiti 87 stupri al giorno e le violenze ai danni delle donne aumentano in media di 7% l'anno. Ma secondo alcuni esperti ed attivisti il numero effettivo sarebbe molto più elevato in quanto non tutti gli stupri vengono formalmente denunciati.

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