Cnh Industrial investe 100 milioni a Modena per la ricerca e porta a Torino la sede europea

Il presidente di Cnh Industrial Emea, Carlo Alberto Sisto

Il presidente Emea, Sisto: «L’occupazione crescerà e acceleriamo su ricerca e sviluppo. Nel motor valley non solo supercar, ma anche trattori»

Cnh Industrial sceglie Torino come quartier generale europeo e punta forte sull’Italia per la ricerca e lo sviluppo: dei 240 milioni di euro l’anno che il gruppo investe, 100 sono indirizzati a Modena, il più grande centro di ricerca europeo per i trattori di media potenza. «Siamo nel cuore del moter valley dove non ci sono solo supercar, ma anche mezzi agricoli ad altissima tecnologia» racconta il presidente del gruppo, per l’area Emea, Carlo Alberto Sisto che poi annuncia un «aumento della forza lavoro in Italia, grazie anche a nuove partnership con le scuole e le università per attrarre talenti» e «la realizzazione di un nuovo quartier generale a Torino che ospiterà i nostri 1.200 dipendenti». Un palazzo che sarà pronto entro la fine del 2023 con un investimento da circa 10 milioni di euro. 

Nel corso di un incontro con la stampa, nel capoluogo piemontese, il manager ha quindi fatto il punto sulla strategia del gruppo – dieci brand, circa 37.700 dipendenti, fatturato di 20 miliardi di dollari, 42 stabilimenti nel mondo con 30 centri di ricerca e sviluppo - spiegando anche quanto sia importante Modena dove in autunno sarà inaugurato il Dynamic Driving Simulator, simulatore 'virtuale' per i test dei trattori.

Nel frattempo il manager non nasconde le difficoltà del momento: «Lottiamo ogni giorno per reperire i materiali necessaria alla produzione delle macchine. La domanda di mezzi è altissima, abbiamo ordini fino al primo trimestre del prossimo anno, ma mancano i componenti. Per ovviare il problema stiamo allargando la catena dei fornitori». 

La vera sfida di Sisto, però, è tutta tecnologica grazie anche all’acquisto – lo scorso anno – di Raven: «Lavoriamo per mezzi a guida autonoma, ma soprattutto per poter raccogliere e analizzare dati in modo a razionalizzare i consumi». In sostanza i chip presenti sui trattori Cnh permettono di analizzare la qualità e i bisogni del raccolto così da capire quanta acqua e quanti fertilizzanti servano: «Se una pianta non ha bisogno di acqua, perché sprecarla? Vogliamo passare da un’irragazione a pioggia a una scientifica, goccia a goccia». Una svolta fondamentale, mentre la siccità minacca di desertificare i terreni agricoli italiani. 

Il gruppo lavoro anche per mezzi puliti: «La direttiva Ue che mette al bando le auto diesel non ci riguarda, ma vogliamo essere pronti. Lavoriamo con il metano, il gas e per i veicoli elettrici. A cominciare dai trattori più piccoli».

Restano un fiore all’occhiello lo stabilimento di Jesi, dove lavorano più di mille persone e si producono 20.000 trattori all’anno, di cui il 70% viene esportato all'estero e quello di Lecce, dove si fanno macchine movimento terra (circa 20.000 pezzi all'anno) con oltre 650 dipendenti che quest’anno compie 50 anni. Ultima realtà è San Piero in Bagno (Forlì) dove si producono macchine movimento terra, risultato dell'acquisizione a fine 2021 di Sampierana, con 350 lavoratori.

Quanto allla guerra in Ucraina, Sisto ha sottolineato che si tratta «prima di tutto di un’emergenza umanitaria per la quale ci siamo subito adoperati», mentre sul fronte della produzione non ci sarà alcun impatto sui conti 2022: «In Russia dove facciamo attività di assemblaggio - ha spiegato - abbiamo fermato il sito produttivo il 25 febbraio. in questo momento non spediamo neppure un bullone. Non ci sono stati licenziamenti, ma i nostri 200 dipendenti sono a casa». In Ucraina Cnh Industrial ha ripreso la sua attività sia per la stagione di semina sia per la raccolta: «Siamo vicini ai clienti perché possano raccogliere il grano e ai nostri dipendenti». 

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