Bce e Fed, da Sintra parte il fronte unico per rallentare le fiammate dei prezzi

Dal forum portoghese, Lagarde e Powell si preparano a contrastare l'inflazione sempre più alta. Sul piatto il coordinamento delle politiche monetarie tra Francoforte e Washington e piena flessibilità nel rialzo dei tassi d’interesse

L’inflazione fa sempre più paura. Tanto alla Banca centrale europea quanto alla Federal Reserve. E i due banchieri centrali più importanti del mondo, Christine Lagarde e Jerome Powell, stanno esaurendo le armi a disposizione per contrastarla. «La politica monetaria può tanto ma non tutto», è uno dei mantra sentiti sui due lati dell’Atlantico negli ultimi due mesi. Ed è per questo che serve un netto coordinamento. Sul rialzo dei tassi e sul monitoraggio delle dinamiche dei prezzi. L’obiettivo è evitare una recessione e andare verso la normalizzazione della politica monetaria.

Aprendo il forum annuale di Sintra, Lagarde è stata molto chiara. «L'inflazione nell'area dell'euro è indesideratamente alta e si prevede che rimarrà tale per qualche tempo a venire. Questa è una grande sfida per la nostra politica monetaria», ha spiegato ieri, prima di spiegare le attuali dinamiche dei prezzi. Parole analoghe sono state ripetute oggi da Jay Powell, E da Lagarde stessa: «È improbabile che si torni a uno scenario contraddistinto da bassa inflazione (come nel recente passato, ndr)». Proprio mentre nella mattinata arrivavano i dati sull’inflazione spagnola per giugno - prevista all’8,7% e uscita al 10% - i banchieri centrali si chiedevano se le aspettative sono ancorate o no all’inflazione. L’opinione dominante è che alcune componenti siano già ora fuori controllo. I più preoccupati sono gli statunitensi. Per Loretta Mester, numero uno della Fed di Cleveland, «negli Usa c’è un rischio che le aspettative di inflazione a lungo termine per imprese e famiglie continuino a crescere».

Un fattore che potrebbe portare a problemi. «L’errore più costoso c’è quando le aspettative sono considerate ancorate quando in realtà non lo sono», ha sottolineato Mester. Ed è per questo motivo che, secondo il presidente della Fed di St. Louis, James Bullard, «bisogna agire presto per evitare di portare l’economia in recessione».

Il tema principale è capire come prevenire che si perda il sestante per la navigazione nelle acque tempestose in cui si trova l’economia globale. «C’è il rischio che si vada troppo oltre con i rialzi dei tassi? Sì, certo. Ma non è il rischio maggiore», ammette Powell. «Per noi il rischio più grande è non riuscire a ripristinare la stabilità dei prezzi». E quindi perdere la credibilità verso investitori istituzionali e risparmiatori individuali. «Qualora si osservasse un disancoraggio delle nostre aspettative d’inflazione, vorrebbe dire che siamo dietro la curva», ha spiegato Powell. In tal caso, la reazione dei mercati finanziari potrebbe essere significativa. Rischio non secondario, visto che, come ammesso da Powell, la Fed ha «capito al meglio quanto poco si sa di inflazione».

A preoccupare, inoltre, c’è anche il livello di crescita. Dopo un 2021 contraddistinto da un considerevole rimbalzo dopo il 2020 pandemico, il 2022 si è aperto con tutte le incertezze legate all’aggressione della Russia in Ucraina. Incognite che, secondo i banchieri centrali, sono destinate a restare. «Non sappiamo ancora quando torneremo ai livelli economici pre-Covid», ha ammesso Powell.

A oggi, «l’economia statunitense è in buona forma e si spera che la crescita possa restare positiva», dice. E per ora, il ciclo economico americano può sostenere i rialzi dei tassi da parte della Fed, ha spiegato, sottolineando che il percorso di exit strategy è appena iniziato. In quest’ottica, secondo Powell gestire un cosiddetto «atterraggio morbido» dell’economia Usa alla luce del cambio di politica monetaria è «possibile», ma «sarà abbastanza impegnativo».

La sfida maggiore, su cui si stanno coordinando Francoforte e Washington, è come incrementare il costo del denaro dopo un decennio di tassi bassi, se non in territorio negativo, senza provocare shock endogeni. Questo perché il timore degli economisti delle due banche centrali è quello agire in modo da ridurre la liquidità evitando di cadere in una stagnazione che potrebbe durare anni. «Lo scenario è di difficile lettura, non possiamo fare altro che attendere nuovi dati e guardare al medio termine», concede un alto funzionario della Bce. Concetto ribadito anche dai policymaker della Fed presenti nella cittadina lusitana. Come nel caso di Powell: «Tutto ciò che facciamo dipenderà sempre da ciò che accadrà. A volte i mercati dimenticano questa parte condizionale».

E, per adesso, continua il monitoraggio costante. «Controlliamo un'ampia gamma di condizioni finanziarie. La forma della curva dei rendimenti non è una preoccupazione principale», ha affermato Powell, allineandosi all’atteggiamento di pragmatismo adattivo utilizzato da Lagarde. Altro segno del pieno coordinamento contro un nemico, le fiammate dei prezzi, che è ormai su scala globale.

Sull’altro fronte caldo di Sintra, quello della prima barriera di difesa dalla frammentazione finanziaria, la discussione è continuata su come utilizzare il reinvestimento delle risorse del Pandemic emergency purchase programme (Pepp), circa 1.700 miliardi di euro. Come già spiegato ieri, flessibilità e gradualità saranno garantite. Alcuni membri della Bce vorrebbero esplicitare l’ammontare dedicato allo scudo anti-spread, ma la maggior parte del Board ritiene che sia un errore fornire ai mercati finanziari questo dettaglio. Si vedrà nelle prossime settimane la direzione che Francoforte vorrà prendere.

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Strage di ragazzi a Godega: il luogo dell'incidente in cui sono morti i quattro giovani

Focaccia con filetti di tonno, cipolla rossa e olive

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi