È morto Leonardo Del Vecchio, il fondatore di Luxottica aveva 87 anni

L’imprenditore era ricoverato in terapia intensiva da diverse settimane dopo una polmonite

Una vita che è un’epopea. Leonardo Del Vecchio, il grande imprenditore che si è spento oggi all’ospedale San Raffaele di Milano, è stato l’archetipo della genialità imprenditoriale italiana. In lui c’è tutto: la passione artigiana, la bottega, il salto industriale, la finanza. E l’inizio difficile: nasce povero, cresce ai Martinitt dalle suore, un collegio divenuto la sua famiglia – come amava ripetere - spirito indomito, fondatore di un colosso degli occhiali come Luxottica, poi fusa nel 2018 con la francese Essilor (16 miliardi di ricavi e 180 mila dipendenti sparsi nel mondo). Ma Del Vecchio non si lascerà mai travolgere neppure dal successo, la barra resterà dritta. Sulla sua scrivania aveva una targa con incise quattro parole: «Semplicità, trasparenza, chiarezza, umiltà». Nell’ultimo scampolo di una vita passata a pensare in grande, Del Vecchio è riuscito a sconvolgere anche il mondo della grande finanza, sognando che Mediobanca – di cui è divenuto primo socio - e Generali potessero replicare i fasti della sua Luxottica.

Ma la grandezza di Del Vecchio sta in tutta la sua storia fatta di sfide, senza sosta, fino all’ultimo. Oggi in Borsa Essilux vale qualcosa meno di 70 miliardi, ma per giocare in Champions League, diceva Del Vecchio ai suoi collaboratori, bisogna superare i 100 miliardi. Non tanto per manie di grandezza, quanto per salvaguardare le sue fabbriche, i suoi dipendenti di cui sente da sempre la responsabilità. Fino alla fine pensa al futuro, progetta nel lungo termine. È quello che si dice un visionario. Se ne accorge anche Mark Zuckerberg, mister Meta, che con Mister Luxottica ha stretto l’accordo per creare insieme una nuova generazione di occhiali smart.

L'ovazione per Leonardo Del Vecchio alla cena di Natale Luxottica nel 2019

Per Del Vecchio l’impresa, la Luxottica, sono il centro della sua vita. Un amore ricambiato dalla venerazione, si può chiamare così, che i suoi dipendenti – agevolati da un sistema di welfare interno con pochi pari nel panorama industriale - hanno nutrito per lui, assiduo frequentatore dei reparti della sua occhialeria. Una passione nata dopo un debutto nel mondo del lavoro a soli 14 anni alla Johnson, fabbrica milanese di medaglie. La sua scalata inizia come incisore, attività che proseguirà per un certo periodo in Trentino. Fino a che nel 1958 non apre una bottega di montature per occhiali: è l’inizio dell’avventura di Luxottica che porterà Del Vecchio a diventare Del Vecchio, il 59esimo uomo più ricco del pianeta.

Nel 2019 Zuckerberg in visita alla Luxottica ad Agordo

Poche le distrazioni in una vita di lavoro, dove ha sempre faticato a delegare: cambia un manager dopo l’altro finché non ne trova uno di assoluta fiducia come Francesco Milleri, che ora è l’amministratore delegato di EssilorLuxottica. Come Giuseppe Verdi che lasciò a Milano la casa di riposo per artisti (“la mia opera più bella”, la descriveva il maestro) anche Del Vecchio avrebbe voluto lasciare un segno oltre l’industria. Per lui è invece stata forte la delusione che ebbe quando i soci dello Ieo, l’ospedale fondato dal nume di Mediobanca Enrico Cuccia e da Umberto Veronesi, dissero no al suo progetto di creare un grande polo della Salute cui voleva donare 500 milioni e assicurare una rendita.

Di lui resta l’epopea, il colosso degli occhiali con la maxi fusione del 2018, e una cassaforte di famiglia, la Delfin che ha circa 25 miliardi di attività in gestione e appena 2 miliardi di debiti. Proprio per diversificare gli investimenti è nata l’ultima stagione, quella della finanza che l’ha portato alla ribalta delle cronache economiche. Quando ha chiesto di salire in Mediobanca s’è destato anche il Copasir paventando la calata degli stranieri, vista la fusione in terra francese. A 87 anni ancora teneva in scacco la Milano che conta, dove da domani tutti si chiederanno che ne sarà del progetto su Mediobanca, di cui era primo azionista con poco meno del 20% e per cui sognava un destino internazionale, magari incrociandone i destini con le Generali di cui pure era grande azionista, col 9,82%.

In fin dei conti però per Del Vecchio la finanza è stata solo un diversivo in cui rientrano anche puntate su aziende come Webuild, Guala Closures, Aquafil, Fila, la spac Space. La passione era l’industria, a cui seguiva il settore immobiliare, in cui il Cavaliere di Agordo operava con Covivio, di cui era maggior azionista col 27%. Su qualunque tavolo ha giocato, Del Vecchio ha vinto. «La mia grande forza – soleva dire – è che le persone mi sottovalutano sempre».

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