Spread, debito pubblico e Piazza Affari: lo stallo sul Quirinale costa miliardi di euro al sistema Paese

La Borsa ha bruciato oltre 35 miliardi di euro, il costo del debito è continuo aumento e l’attività parlamentare in costante ritardo

Chiedere a questo Parlamento una riforma costituzionale, o più semplicemente un legge elettorale è pura utopia. Lo confermano –ce ne fosse bisogno – le difficoltà a trovare una sintesi nella scelta del nuovo capo dello Stato. Un appuntamento atteso da sette anni, ma per il quale i partiti si sono ridotti all’ultimo secondo. D’altra parte era difficile aspettarsi altro da un’assise che ha prima affossato il Ddl Zan e poi rimandato alle calende greche la legge sul fine vita. Forse, però, si poteva immaginare che provasse a evitare un salasso miliardario al sistema Paese. 

Lo spettacolo delle prime tre chiame per il Quirinale potrebbe anche far sorridere, soprattutto quando dall’urna escono nomi come quelli di Amadeus, Zoff, Roberto Mancini o Nino Frassica, non fosse che al sistema Paese costa miliardi di euro. Che si aggiungono ai danni legati all’immobilismo della politica. 

L’economia

Per l’Italia, nonostante la cura Draghi, rispettare i paletti imposti dal Pnrr è una corsa contro il tempo. A dicembre il governo ha chiesto a Bruxelles di versare la prima tranche di pagamenti: una domanda che è all’esame della Commissione Ue. Di certo l’incertezza degli ultimi 10 giorni non è un bel biglietto da visita in vista dell’attuazione del piano. 

A farne le spese è anche Piazza Affari: dopo un inizio d’anno senza scossoni, dall’inizio della scorsa settimana – quanto è diventato chiaro se l’intesa per i Quirinale sarebbe stata tutta in salita – ha perso oltre il 4%. In sostanza il principale listino italiano ha bruciato 36 miliardi di euro, più di un’intera legge di Bilancio. 

Non è andata meglio sul fronte dello spread: dai 138 punti dello scorso 17 gennaio, la differenza di rendimento tra i titoli di Stati tedeschi e italiani è salita in area 150 punti. In sostanza gli investitori chiedono per acquistare il debito italiano chiedono un premio di 150 punti in più rispetto ai tassi tedeschi. Quei 12 punti di differenza che in termini relativi dicono poco, in assoluto si possono tradurre in un aumento dei tassi d’interesse di circa 350 milioni di euro l’anno. Non male per un Paese il cui debito pubblico cresce al ritmo di 130 milioni di euro al giorno: tradotto da quando i parlamentari hanno iniziato la manfrina delle schede bianche il nostro debito è salito di oltre 500 milioni di euro. 

Una piccola dimostrazione arriva dall’asta Bot a sei mesi di oggi con la quale il Tesoro ha venduto i sei miliardi di titoli a fronte di una domanda per oltre 8,5 miliardi con rendimenti in rialzo di 8 centesimi a -0,488%. 

La politica

L’immobilismo dei partiti colpisce anche la politica. Basti pensare alla pressione delle Regioni sul governo affinché intervenga sul sistema dei colori nel contrasto alla Pandemia e sulle quarantene scolastiche. Non solo: mentre le commissioni sono aggiornate a data da destinarsi, sono fermi al palo – in attesa di conversione – sei decreti legge varati dall’esecutivo dicembre.

Se quello che anticipava al 2021 3,5 miliardi di interventi contro il caro bollette previsti per quest’anno, con ogni probabilità, verrà fatto scadere (mostrando però l’incapacità del Parlamento di intervenire su un tema così delicato), restano i discussione tutti i provvedimenti sul Covid adottati alla fine dello scorso anno. Ma sono in attesa di essere esaminati anche la legge delega al governo per l’attuazione delle direttive Europee – il cui ritardo costa puntualmente multe da milioni di euro – e la norma contro l’istigazione. Così come sono ancora all’esame la cosiddetta legge “Salvamare” e quella per i reati contro il patrimonio culturale. 

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