Piano industriale Tim, nuovo cda straordinario il 26 novembre. I sindacati chiedono un incontro a Giorgetti: “A rischio 40mila posti di lavoro”

A richiedere il secondo vertice in 15 giorni diversi consiglieri, scontenti dei risultati della gestione Gubitosi

«Le notizie stampa di oggi su Tim non lasciano più spazio a qualsiasi ulteriore dilazione. Si va profilando l'ennesimo affossamento dell'ex monopolista. Un'azienda che aveva basato il proprio piano di rilancio industriale su un progetto infrastrutturale condiviso dal governo vede ora rimesso tutto in discussione per il repentino e ad oggi tutt'altro che chiaro cambio di impostazione dell'Esecutivo. C'è in gioco la tenuta occupazionale di Tim con il rischio di migliaia di esuberi e la tenuta di tutto il settore Tlc». Lo scrivono i sindacati di Tim al ministro dello svilupppo Giorgetti, chiedendo un incontro urgente.

Intanto, un nuovo Cda straordinario di Tim è stato convocato per il 26 novembre prossimo. La riunione viene definita «in continuità» con quella che si era svolta l'11 novembre scorso ed è stata chiesta in particolare dai consiglieri in quota Vivendi, scontenti per i risultati della gestione dell'Ad Gubitosi, con una lettera al presidente Salvatore Rossi. Al centro del vertice  «il punto sulle strategie e l'organizzazione dell'azienda». Nella prima riunione di dieci giorni fa, aveva spiegato una nota diffusa dall'azienda, il consiglio di amministrazione di Tim aveva esaminato «il difficile contesto di mercato e le sfide che attendono la società in materia di strategia, performance aziendale e organizzazione, anche in vista della preparazione del Piano Strategico 2022-2024».

Preoccupati i sindacati, si diceva. «Se salta il piano industriale di Tim sono a rischio 40mila posti di lavoro», ha spiegato il segretario generale del Sindacato della Comunicazione Slc Cgil, Fabrizio Solari all'agenzia AdnKronos. «La scelta obbligata per il futuro di Tim - afferma Solari- era all'interno di una scelta di politica industriale che il passato governo aveva in qualche modo avallato - con lettere di intenti fra Cdp, Tim e Open Fiber nell'agosto del 2020 - e quindi, di lì in avanti, l'azienda si era predisposta a una soluzione che era stata individuata e che corrispondeva a due parametri principali: quello di rispondere ad un programma del Paese, cioè dotarci di una rete di nuova generazione in grado di soddisfare tutte le esigenze del Paese, e trovare una sistemazione anche dal punto di vista industriale ai 40mila dipendenti di Tim. Che succede ora?».

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