Ultima chance per fuggire dal cono d’ombra

Quando leggerete il prossimo numero di NordOvest il piano sarà già stato impostato. Non certo definitivamente approvato ma sarà pronto nelle sue linee guida. E cominceremo a capire se per questa parte d’Italia i miliardi del Recovery serviranno davvero a ripartire. O se, al contrario, saranno spesi in una miriade di campetti di calcio e migliaia di micro-opere che servono a coccolare l’elettorato e non fanno fare un passo in più al Paese.

E dire che di lavoro da fare ce ne sarebbe molto. Basta leggere le storie di questo numero e i loro paradossi all’italiana: dai treni che vanno al contrario, all’oro bianco dell’acqua che non viene sfruttato. Per tacere delle gelosie territoriali che impediscono al Nordovest italiano di unirsi, di pesare come un unico sistema economico, competitivo con quelli delle altre macro regioni, come sogna Gioachino Gobbi, l’amministratore delegato delle funivie del Monte Bianco intervistato da Marco Zatterin.

Il problema del Nordovest è quello di imparare a fare sistema. A immaginarsi come un unico grande territorio produttivo, un’area che storicamente ha saputo sfruttare la sua collocazione di confine per guadagnare sull’interscambio tra due grandi Paesi come Italia e Francia. Oggi quella capacità sembra ridotta. La storia dei treni he arrivano da Rotterdam per venirsi a prendere le merci che noi non siamo in grado di portare partendo da Genova è semplicemente paradossale. Dimostra però quanto siano importanti i tempi nella competizione tra i territori. Avere 40 chilometri di binari da raddoppiare su un percorso chiave come l’asse nord-sud dell’Europa è una follia che rischiamo di pagare cara. Perché nella logistica, come nella politica, il vuoto non esiste. Se un percorso è bloccato, le merci ne trovano immediatamente uno alternativo, rendendo il primo un triste ramo secco.

Come si combatte la deriva? Come si può fare davvero sistema? Il Recovery può essere un’occasione. Se le tre regioni che compongono il quadrante geografico a ridosso delle Alpi sapranno alzare lo sguardo e presentare progetti integrati e coordinati tra di loro, allora si potrà rilanciare l’intero sistema interregionale. Sembra semplice, anche banale. Ma potrebbe non essere così. Senza sfruttare i progetti e gli investimenti a disposizione, per la prima volta nella sua storia secolare il Nordoves da area cruciale potrebbe diventare esso stesso un ramo secco, un posto che si può evitare perché altre regioni sono state più brave a far passare da casa loro il flusso della ricchezza.

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