Così il modello Marche lancia la rivoluzione green: e l’export cresce

Sono tanti in Regione gli esempi di aziende che mettono al centro la ricerca biologica e attenta alle ricadute ambientali

Risparmio energetico, abolizione di sprechi e plastica, adottare riciclo e riuso della carta. La pandemia ha reso evidente come il destino di tutti sia intimamente intrecciato a quello del Pianeta e le parole chiave, nel mondo del lavoro, sono sempre più mirate alla rivoluzione green. Gli attori economici e sociali sono i primi chiamati a favorire il cambiamento e ridurre le emissioni. E ci sono molte realtà italiane che hanno iniziato a rendersi protagoniste grazie alle proprie scelte: tra i modelli più floridi in Italia – e anche in Europa - il modello marchigiano spicca.

L’ha ricordato anche la presidente di Coldiretti Marche Maria Letizia Gardoni commentando il manifesto di intenti proposto dalle aziende: «Salutiamo questo Patto per il Biologico con estremo favore in quanto fin da subito ci siamo detti favorevoli alla costituzione di un grande distretto regionale per dare ancora più solidità e visibilità alle Marche come regione più green d'Italia e d'Europa. Gli oltre 4000 operatori, i circa 104mila ettari bio (il 22% rispetto alla superficie agricola utilizzata, al di sopra della media italiana del 15% di quella europea dell'8,5%, le filiere agroalimentari già storicamente impegnate nella produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti certificati fanno della nostra regione un luogo di valore ambientale, economico e turistico. Le Marche del Bio hanno la possibilità di presentarsi come una delle principali terre dove la ruralità, il rispetto per l'ambiente, la tradizione contadina fanno da incantevole sfondo a borghi ricchi di storia e di cultura».

Tra le prime a raccogliere la sfida alla rivoluzione green in modo programmatico è stata la Da.Mi., green company marchigiana che ha varato un vero e proprio codice di comportamento orientato al rispetto dell’ambiente, delle persone e della collettività. Si tratta della Carta Eco-Etica, applicazione operativa dell’art. 12 del Codice Etico che stimola l’impresa ad una rigorosa visione della tutela ambientale. Tre sono i pilastri su cui poggia la Carta Eco-Etica: mettere al centro la qualità e l’idea del miglioramento continuo in termini di prodotto, processo e persone; promuovere il risparmio energetico  in tutte le sue forme; l’introduzione di programmi di welfare aziendale, norme di convivenza sulla parità di genere, stimolanti esperienze di formazione finalizzate alla crescita aziendale e personale, per poi arrivare alla realizzazione di innovazioni tecnologiche come quella dei magazzini verticali.

Un altro esempio di Made in Italy green valorizzato in ambito europeo da oltre cinquant’anni è quello di Ica, green company italiana. Premiata a livello internazionale per l'innovazione tra cui, nel 2019, il Premio “The Visionary New Product Awards by AWFS” assegnato durante l’esposizione di maggior prestigio internazionale nel comparto della wood - industry, la fiera AWFS di Las Vegas. Ica è stata tra le prime nel settore della chimica ad occuparsi di vernici per il legno che “tagliano” le emissioni di CO2. Alcune di esse permettono, ad esempio, di tagliare 300 kg di CO2, ovvero l’equivalente dell’anidride carbonica emessa da un’auto che percorre 2521 km. Un esempio virtuoso anche dal punto di vista dell’export, dove Ica da anni è stabilmente in positivo. La green research del gruppo ICA ha conquistato 80 diversi Paesi con oltre 28 milioni di chilogrammi di vernice prodotta, quattro impianti produttivi e più di 15mila clienti su scala mondiale: «Se siamo ai vertici mondiali è perché abbiamo sempre puntato sulla green research – afferma il presidente Sandro Paniccia - per garantire alta qualità e massima attenzione all’ambiente e alla salute delle persone. È stato un anno duro per tutti a causa del coronavirus, con alcuni mercati che si sono fermati. Il lungo lockdown della primavera scorsa in Italia ha inciso profondamente sulle vendite interne, ma possiamo dire che le strategie adottate negli anni si sono rivelate lungimiranti. Questo ci dà speranza di crescita».

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