Filippo Anelli: “Rimettiamo la mascherina e quarta dose agli over 60”

Il presidente degli Ordini dei Medici: «Con le Ffp2 riduciamo il rischio. Non possiamo chiudere i ragazzi in casa ma difendiamo genitori e nonni»

Filippo Anelli, Presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici, ha appena finito di guardare lo spot del Governo che invita gli anziani a fare la quarta dose. «Il nipote accompagna la nonna in ambulatorio a fare il vaccino e sono tutti senza mascherina, anche la dottoressa, nonostante nelle strutture sanitarie sia ancora obbligatoria. È emblematico del clima distratto con il quale si sta affrontando quella che è una vera emergenza, perché aumenteranno ancora di più morti e ricoveri. È il prezzo salato che stiamo pagando alla nostra libertà».

Stiamo rischiando grosso?

«Avremo per forza di cose molti più ricoveri e morti, che non sono pochi nemmeno ora, visto che di vittime ne contiamo già duemila al mese. Ma sono destinate a diventare di più a fine mese e a crescere ancora in agosto, perché la curva dei decessi è sempre l’ultima a muoversi dopo quella dei contagi e dei ricoveri».

Ma come, non era tutto sotto controllo perché con Omicron quasi nessuno si ammala seriamente?

«Che sia meno patogena è vero ma la percentuale più bassa di letalità si applica a un numero sempre più alto di contagi, per cui in numeri assoluti poi ci ritroviamo comunque con più morti e ricoveri. Ufficialmente abbiamo oltre un milione di contagiati, ma con il sommerso dei test fai da te arriviamo tranquillamente a due se non a tre milioni. La situazione sta andando fuori controllo».

Ci hanno fatto abbassare troppo presto le mascherine?

«Direi di sì. Capisco che ci diano fastidio, ma se sei vicino a un’altra persona con l’altissimo livello di contagiosità della Omicron 5 senza barriere, soprattutto al chiuso, il virus prima o poi te lo prendi. Mentre con le Ffp2 il rischio si riduce di oltre il 90%. Uno può dire di essere giovane e in salute e che non importa se ci si prende un raffreddore. Ma chiunque prima o poi entra in contatto con una persona fragile, magari i genitori o i nonni e a loro si può far male seriamente. Siamo stati un popolo solidale. Dobbiamo rifarci a quello spirito delle prime ondate per proteggere i fragili. Ma anche chi non lo è».

Perché rischiano anche i sani?

«Molto meno, ma non si può mai dire. Chiunque può essere soggetto a un abbassamento improvviso delle proprie difese immunitarie. Basta vedere come avvengono i contagi di herpes zoster, che colpisce anche le persone solo momentaneamente immunodepresse e che non sanno di esserlo».

Però si dice che quasi tutti i ricoverati sono «con» Covid e non «per» Covid. È vero?

«Sarà anche vero, ma se un cardiopatico o una persona che soffre di insufficienza respiratoria si contagia rischia di peggiorare il proprio quadro clinico e di finire in rianimazione. Comunque l’aumento delle persone positive ricoverate manda in affanno gli ospedali a discapito anche dei pazienti no-Covid, perché c’è bisogno di percorsi differenziati e di isolare i contagiati dagli altri. E questi richiede letti e personale che non ci sono. Soprattutto in estate quando anche i sanitari vanno in ferie, sostituiti magari da medici delle cooperative senza specializzazione. Negli ospedali serve una riorganizzazione che doveva in realtà già essere stata realizzata, perché uno non può essere ricoverato per una patologia e poi contagiarsi in reparto. Negli ospedali è necessario istituire la figura del medico competente che deve dire come organizzare i percorsi».

Cosa farebbe per rimettere sotto controllo la situazione?

«Nei luoghi di lavoro, al chiuso quando c’è la presenza di più persone e sugli aerei rimetterei l’obbligo di mascherina. Sicuramente estenderei la quarta dose a tutti gli over 60 da subito, spiegando che questo non comporta alcun rischio nel rifare poi un richiamo in autunno con i vaccini aggiornati. E poiché il problema vero sono i fragili estenderei per loro lo smart working in scadenza a fine agosto».

Concertoni come quello dei Måneskin li vieterebbe?

«Quello penso sia oramai impossibile chiederlo, ma almeno proteggersi con la Ffp2 sì, perché così assembrati ci sono altissime possibilità di contagio. Che poi i ragazzi trasmettono a genitori e nonni».

Lei dice di proteggere i fragili ma poi si prescrivono pochi antivirali e monoclonali. Come mai?

«Per l’antivirale Paxlovid c’è da compilare un piano terapeutico che rappresenta un inutile aggravio burocratico a carico dei medici di famiglia, che la responsabilità se la assumono quando firmano la prescrizione. Bisognava anche fare di più sulla loro formazione. Riguardo il monoclonale Evusheld, autorizzato a scopo preventivo e che va fatto endovena negli ospedali, semplificherei le cose aprendo sul territorio degli ambulatori dedicati».

In autunno teme un peggioramento delle cose?

«Sicuramente non miglioreranno. Soprattutto se prenderà piede la nuova mutazione Ba.2.75 che sembra 5 volte più contagiosa di Omicron 5. E poi non c’è traccia del piano di areazione nelle scuole, nonostante esistano macchine efficaci per il ricambio di aria. Invece mi sa che torneremo alle finestre aperte con il freddo».

I vaccini aggiornati saranno di aiuto?

«Speriamo proprio di sì. Se ce ne fossero dosi a sufficienza io li somministrerei a tutti, partendo da over 65, sanitari e lavoratori dei servizi essenziali. Poi non farei più distinzioni».

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