Nuova vita in Francia: dal fondatore di Lotta Continua Pietrostefani all’ex Br Petrella chi sono i 10 che non tornano

Erano i leader degli Anni di Piombo, quelli del terrorismo e delle esecuzioni per strada

Dal fondatore di Lotta Continua Giorgio Pietrostefani, ritenuto il mandante dell'omicidio Calabresi, a Sergio Tornaghi, della colonna Walter Alasia, e Narciso Manenti, condannato all'ergastolo per l'omicidio a Bergamo dell'appuntato dei carabinieri Giuseppe Gurrieri. Erano i leader degli Anni di Piombo, quelli del terrorismo e delle esecuzioni per strada, i più difficili per Milano e per l'Italia, i dieci ex terroristi per i quali è stata oggi negata l'estradizione in Italia dalla Francia. Responsabili di attentati e omicidi, che non si possono dimenticare, Oltralpe si sono rifatti una vita normale, tra lavoro e famiglia.

Giorgio Pietrostefani, abruzzese di 78 anni da giovane promettente tennista e incarichi da dirigente in prestigiose aziende, è forse il nome più noto, perché legato a una delle pagine più buie della storia italiana, quella dell'omicidio del commissario Luigi Calabresi. Condannato in via definitiva in Italia come mandante di quel delitto, in Francia ha avuto residenza regolare e ha sempre lavorato, conducendo quella che il suo amico ed ex leader di Lotta Continua Adriano Sofri ha definito "la vita discreta di un vecchio uomo e nonno". Di recente sembra avere avuto alcuni problemi di salute, che l'hanno portato anche ad un trapianto di fegato. A Parigi ha incontrato Mario Calabresi, figlio del commissario Luigi, ma di quel faccia a faccia non è mai stato rivelato il contenuto. In Francia ha trovato casa, moglie e un lavoro da giardiniere

Narciso Manenti, 64 anni, ritenuto colpevole dell'omicidio a Bergamo, nel marzo 1979, dell'appuntato dei carabinieri Giuseppe Gurrieri, 50 anni, ucciso davanti al figlio 14enne in uno studio medico doveva aveva fatto irruzione con l'intento di sequestrare un medico che prestava servizio presso gli Istituti penitenziari di Bergamo.

Marina Petrella, la 67enne ex Br responsabile in base alle condanne dell'omicidio del generale Galvaligi, lavora oggi per un'associazione che si occupa di problematiche legate agli anziani. Dopo aver sposato il brigatista Luigi Novelli, ebbe in carcere in Italia una prima figlia e, dopo essere scappata in Francia, ne ha avuto un'altra nata da una seconda unione. La sua prima figlia si è battuta per l'amnistia della madre, fin da a quando nel 2008 l'allora presidente francese Nicolas Sarkozy fermò l'estradizione di Petrella in Italia per "ragioni umanitarie": in quel periodo era ricoverata in gravi condizioni fisiche.

Pendono le stesse accuse su Roberta Cappelli, 65 anni, impegnata Oltralpe come insegnante di sostegno per i bambini disabili.

Giovanni Alimonti, 66enne accusato del tentato omicidio di un vicedirigente della Digos, ha lavorato come cameriere in un ristorante di Parigi, ma ha fatto anche il traduttore.

Fa il ristoratore Maurizio Di Marzo, ex brigatista rosso oggi sessantenne, il cui nome è legato all'attentato al dirigente dell'ufficio provinciale del collocamento di Roma Enzo Retrosi, nel 1981. E, soprattutto, al tentato sequestro del vicecapo della Digos della capitale Nicola Simone il giorno dell'Epifania del 1982.

Nuova vita, che non cancella quanto fatto in gioventù, anche per Enzo Calvitti, molisano di 67 anni; Sergio Tornaghi, condannato all'ergastolo per banda armata e anche lui protetto dalla cosiddetta dottrina Mitterand; Raffaele Ventura, 70 anni, ultima residenza Montreuil, nella regione dell'×le-de-France, condannato per concorso morale nell'omicidio a Milano del vicebrigadiere Antonio Custra; e Luigi Bergamin, 73 anni, il terrorista veneto ex ideologo dei Pac che ideò l'omicidio del maresciallo Santoro e partecipò all'esecuzione di Sabbadin.

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