Sole 24 ore, l’ex direttore Napoletano condannato. I giudici: “Non si astenne sui dati di diffusione non veritieri”

Il tribunale di Milano: «L’ex direttore aveva ruolo attivo nelle strategie di vendita»

Roberto Napoletano aveva «un ruolo attivo nell’individuazione delle strategie di vendita» del Sole 24 Ore, essendo «tra i più convinti promotori del notevole investimento da parte della società nel settore digitale, intravedendone gli imminenti sviluppi per l’intero settore». E in questo quadro secondo il tribunale di Milano l’ex direttore editoriale del quotidiano economico «non solo non si asteneva» dall'indicare «un numero non veritiero», ma addirittura «insisteva costantemente con i propri collaboratori perché questi fornissero dati diffusionali e relativi ricavi in modo da ingenerare la percezione di un effettivo aumento delle copie digitali e, in generale, un’adeguata capacità di far fronte alle difficoltà del settore».

La ricostruzione è contenuta nelle motivazioni della sentenza con cui il collegio Tanga-Mancini-Ballesi della seconda sezione penale hanno condannato lo scorso 31 maggio Napoletano, difeso dagli avvocati Guido Alleva e Edda Gandossi, a 2 anni e mezzo di reclusione e a una multa di 50mila euro per false comunicazioni e manipolazione del mercato. La vicenda riguarda delle presunte irregolarità, tra il 2014 e il 2016 nei conti del gruppo - secondo l'accusa “sovrastimati” ed “enfatizzati” in base al numero di copie “gonfiate” tramite le operazioni di sostegno alla diffusione e distribuzione del quotidiano da parte della società inglese Di Source Limited, incaricata di raccogliere e attivare gli abbonamenti di digitali mai attivati.

Per i giudici è dimostrato che Napoletano, in qualità di direttore editoriale, «si fosse attivato con impegno costante nell’attività aziendale relativa alla diffusione delle copie cartacee e digitali, ingerendosi nell’amministrazione del rispettivo settore, assumendo, in particolare, di concerto» con l’allora amministratrice delegata Donatella Treu, «le decisioni gestionali e fornendo le indicazioni numeriche» da inserire nei «rapporti informativi ad Ads», Accertamenti diffusione Stampa srl, e nei «comunicati sociali che rappresentavano al mercato i dati e i ricavi diffusionali del quotidiano con le modalità descritte». Un comportamento, in sintesi, che lo equipara alla qualifica di «amministratore di fatto» e quindi penalmente responsabile degli illeciti contestati.

«Sono sbalordito. Sono soprattutto innocente e farò appello - aveva commentato l’attuale direttore del Quotidiano del Sud pochi istanti dopo la lettura della sentenza - .Gli atti del processo dimostrano in modo inequivoco che sul piano editoriale ho ricevuto un giornale sull’orlo del baratro e ho conseguito risultati editoriali sempre positivi e sempre in netta controtendenza rispetto al mercato, soprattutto tutti in modo lecito».

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