Il sindaco di Lampedusa al governo: “Accelerare i tempi dei trasferimenti dei migranti”

Filippo Mannino: «Lo Stato deve sollecitare di più l’Unione europea per favorire i corridoi umanitari e per rivedere la convenzione di Dublino che impone l’accoglienza ai Paesi che per primi soccorrono i migranti»

Filippo Mannino ha 39 anni, lavora come consulente assicurativo e finanziario, dopo una parentesi da avvocato, e dal 12 giugno scorso è il nuovo sindaco di Lampedusa. Eletto con una lista civica di centrodestra, non nasconde le sue simpatie per il M5S, «riproponiamo una sorta di governo giallo verde», e ha già a che fare con il problema del sovraffollamento all’hotspot che non definisce tuttavia ancora come un’emergenza.

Attualmente la struttura di prima accoglienza di contrada Imbriacola ospita quasi 450 migranti sui 350 posti a disposizione. Non sono troppi?

«Chi conosce la realtà di Lampedusa sa che in passato l’hotspot ha avuto numeri molto più alti, ha ospitato anche più di mille persone, quindi per ora la situazione è più che gestibile. Il vero problema, semmai, è un altro».

Quale?

«Dobbiamo accelerare i tempi dei trasferimenti. Il nostro primo compito è quello di soccorrere i migranti, non possiamo certo voltare la faccia da un’altra parte, ma non possiamo trattenerli per un periodo lungo. Purtroppo siamo una piccola isola in mezzo al Mediterraneo e quando le condizioni meteo non sono favorevoli i trasferimenti rallentano. Ma a parte questo aspetto pratico c’è poi il fatto che la questione va organizzata in modo organico. Noi non possiamo essere lasciati soli».

A chi chiede aiuto dunque?

«Allo Stato. Il governo deve farsi carico di questo problema e sollecitare di più l’Unione europea per favorire i corridoi umanitari e per rivedere la convenzione di Dublino che impone l’accoglienza ai Paesi che per primi soccorrono i migranti. Non è certo colpa nostra se siamo in una posizione favorevole a chi cerca una nuova vita in mezzo al mare, ma noi da soli non possiamo farcela. Il guaio è che, oltre al problema europeo, l’Italia è ferma da anni con le politiche sull’immigrazione. Siamo ancora fermi alla legge Bossi-Fini».

Secondo lei non siete ancora in una situazione di emergenza ma, visto il trend in crescita rispetto all’anno scorso, è probabile che lo siate presto. Come pensa di affrontarla?

«Ci dobbiamo far trovare pronti. Sollecitando le prefetture affinché i trasferimenti siano celeri, perché è giusto che i migranti vadano in centri più grandi e più attrezzati. Non lo dico solo a tutela dell’isola che amministro e del turismo, importante per la nostra economia, ma anche nell’interesse degli stessi migranti, nel rispetto della loro dignità. Non possono vivere in condizioni disumane in casi di consistente sovraffollamento».

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