Guerra Russia-Ucraina, aumenta la generosità degli italiani: in 18 milioni hanno donato per aiutare la popolazione

Bimbi in bici a Borodyanka, Ucraina

I dati della ricerca Doxa saranno presentati al Festival del fundraising di Riccione dal 6 all’8 giugno 

Il cuore grande degli italiani è donna, ha tra i 45 e i 64 anni e risiede nel nord-ovest. Ha un’istruzione superiore e un’occupazione. Denaro, vestiti, cibo, medicinali, giocattoli: tutto ciò di cui c’è bisogno. L’emergenza ucraina ha mostrato, ancora una volta, come gli italiani siano molto reattivi alle cause umanitarie. Anche questo dato, che La Stampa ha potuto visionare in anteprima, verrà presentato nel corso del workshop a cura di Doxa durante la XV edizione del Festival del fundraising che si terrà a Riccione dal 6 all’8 giugno.

Le cause preferite dai donatori
I dati raccolti da Doxa nell’edizione 2021 del monitoraggio annuale «Italiani Solidali» ci dicono che i donatori sono più disposti a mettere mano al portafogli per la ricerca medico-scientifica (49%, un donatore su due), per la Chiesa, parrocchia e missioni (23%), per la povertà nel nostro Paese (20%). Un italiano su 17, invece, dona per assistenza e/o cura delle malattie o disabilità, uno su 22 per ambiente e animali. Un italiano su 28 ha donato per l’emergenza coronavirus nel 2021 (erano 1 su 20 nel 2020), uno su 39 per aiuti umanitari di emergenza inclusi gli aiuti per terremoti (sono arrivati fino a 1 su 8 nel 2016, in occasione del terremoto nel Centro Italia). Il 9% dei donatori sostiene i diritti umani, cioè migranti/rifugiati e donne.

L’onda emotiva per l’Ucraina
Ma nel corso del Festival verranno presentati anche alcuni dati sull’effetto della guerra in Ucraina raccolti da Doxa nel Tracker mensile condotto fin dall’inizio della pandemia e grazie all’indagine Donare 3.0, condotta per Rete del Dono e PayPal. Gli italiani hanno avuto un sussulto di emotività, solidarietà, generosità come sempre accade in occasione di emergenze vicine o lontane: 18 milioni di italiani, cioè il 37% della popolazione di 15 anni e più, ha donato in qualche forma per l’Ucraina. Quasi tre milioni in più rispetto alle donazioni raccolte nel periodo della prima ondata del Covid, che pure aveva segnato un record.

Trend e barriere alla donazione digitale
Gli altri dati che emergono dal rapporto «Italiani solidali» riguardano il trend dei donatori: in decremento a partire dalla crisi del 2008, ma la donazione media è in aumento. «Una parte maggioritaria dei donatori italiani alterna l’acquisto di un prodotto nelle campagne di piazza con il coinvolgimento in donazioni per le emergenze (Covid, e ancor di più per la guerra in Ucraina)» commenta Valeria Reda, Senior Research Manager di Doxa, responsabile delle ricerche nell’area del non-profit. «La sfida maggiore per le organizzazioni non-profit in questi anni, e per il futuro, è riuscire a coinvolgere e trattenere i donatori che si avvicinano al mondo della solidarietà in occasione delle emergenze».
Anche riguardo alla donazione digitale, la principale obiezione è l’abitudine del donatore italiano all’acquisto del prodotto solidale in piazza, a cui si affiancano barriere simili a quelle che si presentano nei processi di acquisto online sui siti profit.

Un bimbo tiene tra le mani un trenino nella città di Pokrovsk, nella regione di Donetsk, Ucraina

Il segreto di un fundraising di successo
Ma che rapporto c’è tra emergenza e generosità nelle donazioni? Valerio Melandri, direttore del master in Fundraising per il non-profit dell’università di Bologna, non ha dubbi: «La gente dona perché qualcuno glielo chiede, perché viene sollecitata. Non è vero che la generosità è istintiva nelle nelle persone, al contrario va educata. Ci sono famiglie che nascono generose e lo trasmettono ai figli. Ci sono gruppi di persone, come quelle religiose, che hanno un concetto di restituzione culturalmente più elevato».
I dati raccolti da Doxa non sorprendono quindi il docente di economia: «Si potrebbe restare sorpresi del fatto che, nonostante la crisi economica, gli italiani continuino a donare per l’Ucraina, ma dobbiamo tenere conto che l’indicatore del fundraising, a differenza di altri indicatori economici, è in ritardo e latente. Per fare solo un esempio, abbiamo osservato solo nel 2010 gli effetti sul fundraising della grande crisi immobiliare del 2008. Non è, in altre parole, l’effetto Ucraina a incidere sulle donazioni: c’è stata semplicemente più richiesta di donazioni dopo l’invasione russa. Le raccolte fondi non falliscono per la mancanza di soldi in generale ma per la mancanza di inviti a donare».

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