Covid, perché non c’è stata la quarta ondata in Italia: “Serve uno scatto in più, il vaccino obbligatorio”

Il monitoraggio di Gimbe conferma il trend in discesa dei dati del contagio, ma i No Vax resistono. Quasi quattro milioni di lavoratori non vaccinati

I numeri del contagio sono tutti in calo. Nuovi casi, morti, ricoveri in area medica e in terapia intensiva. È quanto emerge dal monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe, che ha confermato nella scorsa settimana (6-12 ottobre) il trend in miglioramento degli ultimi tempi. Quello che però permane, secondo i dati dell’istituto bolognese, è uno zoccolo duro di popolazione che non manifesta alcuna intenzione di vaccinarsi, come dimostra l’elevato numero di tamponi rapidi giornalieri (più di 175 mila) e il crollo della somministrazione delle prime dosi. L’espansione del Green Pass avrebbe dunque effetti marginali, dal che andrebbe presa in considerazione – secondo Gimbe – l’introduzione dell’obbligo vaccinale.

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Nuovi casi e morti

Nella scorsa settimana si è registrata una diminuzione tanto dei nuovi casi (18.209 contro 21.060) quanto dei decessi, 266, a fronte dei 311 del rilevamento precedente. In calo In calo anche i casi attualmente positivi (82.546 a 90.299), le persone in isolamento domiciliare, i ricoveri con sintomi e, soprattutto, le terapie intensive: 370 a 433. Ormai da 6 settimane consecutive a livello nazionale si registra una discesa dei nuovi casi settimanali», ha dichiarato il presidente Nino Cartabellotta, «solo in tre Regioni (Calabria, Molise, Piemonte) si rileva un incremento percentuale dei contagi, ma con numeri assoluti molto bassi».

Le Province che superano i 50 casi per 100 mila abitanti scendono a 12, mentre nessuna supera i 150, limite oltre il quale scatterebbe la zona arancione, se accompagnata da un’alta incidenza di terapie intensive e ricoveri. «A livello ospedaliero – afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari– si registra un ulteriore calo dei posti letto occupati dai pazienti Covid: rispetto alla settimana precedente scendono del 10,2% in area medica e del 14,5% in terapia intensiva». A livello nazionale il tasso di occupazione rimane molto basso (5% in area medica e 4% in area critica) e nessuna Regione supera le soglie del 15% per l’area medica e del 10% per l’area critica «Continuano a scendere anche gli ingressi giornalieri in terapia intensiva – spiega Marco Mosti, Direttore Operativo della Fondazione GIMBE – con una media mobile a 7 giorni di 19 ingressi al giorno rispetto ai 22 della settimana precedente».

Vaccini

Il 77,5 per cento della popolazione risulta avere ricevuto almeno una dose di vaccino, mentre il 73,3 per cento ha completato il ciclo vaccinale. Numeri in crescita a livello assoluto, come è ovvio, ma continua a scendere il numero delle nuove somministrazioni rispetto alla settimana precedente: tra il 4 e il 10 ottobre hanno di poco superato il milione, in calo del 14,8 per cento rispetto alla settimana precedente.

Le coperture vaccinali per fascia di età con almeno una dose di vaccino sono molto variabili: dal 96,8 per cento degli over 80 al 71,3 per cento della fascia 12-19. Rispetto alla settimana precedente si registrano incrementi modesti: il numero di vaccinati con almeno una dose cresce dell’1,2% nelle fasce 20-29 e 30-39, dello 0,9% nelle fasce 12-19 e 40-49, dello 0,7% nella fascia 50-59, mentre negli over 60 l’incremento non supera lo 0,3 per cento. In particolare, per le categorie a maggiore rischio di malattia severa, sono ancora 3,2 milioni (11,8 per cento) gli over 50 che non hanno completato il ciclo vaccinale, di cui 2,48 milioni non hanno ricevuto nemmeno una dose di vaccino, con rilevanti differenze regionali (dal 14,7% della Calabria al 5,3% della Puglia). L’efficacia del vaccino sulla diagnosi di SARS-CoV-2 si è ridotta dall’88,5% (periodo 4 aprile-11 luglio) al 77,2% (periodo 4 aprile-26 settembre) per poi risalire al 77,6 per cento (periodo 4 aprile-3 ottobre); in particolare nella fascia di età 12-39 anni è scesa sino al 67,2 per cento (periodo 4 aprile-29 agosto), verosimilmente per l’aumentata socialità e una minore attenzione ai comportamenti durante il periodo estivo, per poi risalire fino al 74,1 per cento (periodo 4 aprile-3 ottobre). L’efficacia vaccinale si conferma, invece, molto elevata nel ridurre i decessi (94,6 per cento) e le forme severe di malattia che necessitano di ricovero in area medica (92, 5 per cento) e in terapia intensiva (94,8 per cento).

Terza dose

Dopo l’approvazione da parte dell’Ema della somministrazione di una dose di richiamo di vaccino Pfizer nella popolazione di età superiore ai18 anni, il ministero della Salute ha individuato, oltre ai pazienti immunocompromessi ai quali somministrare la dose addizionale di vaccino Pfizer o Moderna, le categorie di popolazione per il richiamo: in una prima fase over 80 e ospiti e personale sanitario e socio-sanitario delle Rsa; successivamente gli operatori sanitari, con priorità per gli over 60 o vulnerabili a forme di Covid severe per patologie concomitanti o con elevato livello di esposizione all’infezione. La platea vaccinabile con terza dose è stata, poi, ulteriormente espansa dalla Circolare del Ministero della Salute dell’8 ottobre 2021, che ha esteso l’indicazione del richiamo a tutti gli over 60 e ai maggiorenni fragili con specifiche patologie.

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Ad oggi la platea vaccinabile con la terza dose non è ancora stata aggiornata negli Open Data sui vaccini anti-COVID-19 rispetto all’ultima estensione, restando dunque ferma a quota 7,6 milioni di persone secondo le categorie previste dalla precedente circolare ministeriale. Al 12 ottobre 2021 sono state somministrate 389.764 dosi con un tasso di copertura del 5,1%, e notevoli differenze regionali: dal 18,3% del Molise allo 0% della Valle D’Aosta.

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Green pass

Con la progressiva estensione del Green Pass il numero dei tamponi antigenici rapidi è aumentato del 57,7% in un mese: la media mobile a 7 giorni è passata da 113 mila del 6 agosto a 178 mila il 7 settembre per poi stabilizzarsi tra 175mila e 185mila, documentando indirettamente l’esistenza di una fascia di popolazione non intenzionata a vaccinarsi. Viceversa, la media mobile a 7 giorni dei nuovi vaccinati, dai quasi 172 mila del 12 agosto è progressivamente calata fino a quota 54 mila il 10 ottobre. «La “spinta gentile” del Green Pass – commenta Cartabellotta – ha dunque avuto un’efficacia modesta nel contrastare l’esitazione vaccinale. Considerato che la certificazione verde viene rilasciata a 15 giorni dalla prima dose e vista l’imminente decorrenza dell’obbligo di Green Pass per i lavoratori, già da fine settembre doveva essere visibile una netta risalita dei nuovi vaccinati, ma così non è stato».

«In assenza di dati ufficiali – spiega il presidente – è possibile effettuare solo stime indirette del numero di lavoratori non ancora vaccinati, utilizzando differenti fonti di dati e accettando i limiti che possono influenzare le stime stesse». Secondo gli Open Data sui vaccini anti-Covid, 8,1 milioni di over 12 non hanno ricevuto nemmeno una dose di vaccino. Di questi, poco più di 6 milioni sono persone in età lavorativa: 863 mila nella fascia d’età 20-29, 1,32 milioni nella fascia 30-39, 1,65 milioni nella fascia 40-49, 1,39 milioni nella fascia 50-59 e 821 mila nella fascia 60-69.

«Alla vigilia del 15 ottobre – conclude Cartabellotta – la politica e il mondo del lavoro devono fare i conti con alcune ragionevoli certezze. Innanzitutto l’attuale sistema che punta su farmacie e centri autorizzati non potrà garantire, almeno nel breve termine, un’adeguata offerta di tamponi antigenici rapidi a prezzo calmierato; in secondo luogo le proposte avanzate negli ultimi giorni (estendere validità dei tamponi a 72 ore, tamponi “fai da te”), oltre a non avere basi scientifiche presentano rischi di tipo sia sanitario, sia medico-legale e assicurativo; infine, il numero dei nuovi vaccinati già da alcune settimane lasciava presagire un consistente “zoccolo duro” di lavoratori che, nonostante l’approssimarsi del 15 ottobre, non intende vaccinarsi volontariamente. Considerato che la “spinta gentile” del Green Pass non ha prodotto i risultati auspicati e che da domani si rischia il caos, con centinaia di migliaia di lavoratori sprovvisti della certificazione verde di fatto impossibilitati ad effettuare un tampone, il Governo deve prendere in considerazione l’obbligo vaccinale, consentendo l’uso del tampone per ottenere il Green Pass solo dopo la prenotazione del vaccino e fino a due settimane dopo la somministrazione della prima dose».

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