Scontri al G7 del 2017 a Giardini Naxos, 40 persone rinviate a giudizio

I reati ipotizzati vanno dalla resistenza a pubblico ufficiale all’inosservanza e violazione delle disposizioni del questore. Alcune delle migliaia di attivisti e antagonisti presero parte al corteo per le strade blindate. Un gruppo si staccò e a volto coperto affrontò la polizia con sassaiole

Ci sono voluti quattro anni di inchiesta ma alla fine 40 persone, tra i dimostranti che il 27 maggio del 2017 parteciparono al corteo «no G7» di Giardini Naxos mentre a pochi chilometri di distanza, a Taormina, si svolgeva il summit internazionale sotto la guida italiana, sono state rinviate a giudizio per reati che vanno dalla resistenza a pubblico ufficiale all’inosservanza e violazione delle prescrizioni disposte dal questore. Lo ha stabilito il gip di Messina, Monia De Francesco. La prima udienza del processo è stata fissata nel tribunale di Messina per l’11 gennaio dell’anno prossimo.

Il video degli scontri a Giardini Naxos del 2017

Si tratta di alcune delle migliaia di attivisti e antagonisti che quel pomeriggio presero parte al corteo per le strade blindate di Giardini Naxos, tra negozi sprangati e centinaia di poliziotti, carabinieri e finanzieri che controllavano il corteo anche dall’alto con gli elicotteri e dal mare con le motovedette. Andò tutto bene fino al punto in cui il corteo avrebbe dovuto sciogliersi. Ma lì, sul lungomare di Giardini Naxos e a poche decine di metri dal comune, un gruppo si staccò dal resto del corteo che aveva pacificamente manifestato e, dopo aver mascherato i volti, proseguì fino al punto in cui c’era lo sbarramento delle forze dell’ordine. Sembrò quasi che quei manifestanti, arrivati da ogni parte d’Italia e anche dall’estero, gli scontri volessero proprio cercarli. E infatti cominciarono a lanciare sassi mentre andavano incontro alle forze dell’ordine che a loro volta spararono alcuni lacrimogeni e fecero poi una «carica» per disperderli. Tutto durò pochi minuti, davanti a giornalisti e telecamere e ben lontano da dove i grandi della terra del G7 erano riuniti e dove non arrivarono nemmeno gli echi di quella protesta, né quella pacifica dei circa duemila manifestanti né quella violenta di quei pochi facinorosi. Nel tempo, sono stati esaminati dalla Scientifica e dalla Digos di Messina i filmati girati in quei minuti per individuare i responsabili degli scontri che, peraltro, gli altri manifestanti avevano inutilmente tantato di fermare.

I «no G7» venivano da molte parti della Sicilia: c’erano No Muos, no Discarica, No insediamenti industriali ma anche esponenti di partiti di estrema sinistra; ma anche dal resto d'Italia, come i No grandi navi da Venezia, i No Tav, i No base Dal Molin, e da altri Paesi europei. Tutti super controllati anche durante il loro viaggio verso Giardini Naxos. Il sindaco dell’epoca aveva emesso un’ordinanza con cui imponeva la chiusura di ogni attività commerciale per scongiurare danni ma la gente di Giardini Naxos invece volle partecipare in qualche modo alla manifestazione, applaudendo il corteo o seguendolo dai balconi. Alla fine però, come disse l’allora sindaco di Messina e storico esponente pacifista Renato Accorinti che era presente alla manifestazione, «con questi scontri ora non si parlerà d'altro. Si parla dell'albero che cade e non della foresta che cresce».

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