Annegamenti e avvelenamenti dai fumi del motore, continuano le tragedie dei migranti in mare

Immagine d'archivio

Altre morti in mare, tra Libia e Tunisia. Dopo i 20 davanti alla Libia, denunciati ieri dall’Oim, la Mezzaluna rossa tunisina oggi ha fatto sapere che 17 migranti bangladesi che erano nella stiva di un barcone partito lunedì sera da Zuwara, Libia occidentale, sono morti avvelenati dai fumi del motore in fiamme dell’imbarcazione. Gli altri occupanti, circa 300, sono stati soccorsi dalla Guardie costiere della Libia e della Tunisia. L’incidente è avvenuto al largo della città tunisina di Zarzis, dove 166 migranti superstiti sono stati portati. Gli altri sono stati condotti in Libia. I principali Paesi di provenienza sono Bangladesh, Marocco, Egitto, Siria e Costa d'Avorio.
Sono giorni di partenze, dalle coste dell’Africa verso l’Europa, in un Mediterraneo centrale svuotato di navi umanitarie delle Ong. Come già accaduto ieri, anche oggi decine di migranti sono arrivati autonomamente a Lampedusa con barche partite da Libia e Tunisia. L’hotspot di contrada Imbriacola è nuovamente saturo, superando le 600 presenze, anche se nel frattempo proseguono i trasferimenti verso la Sicilia: 100 stamattina sono stati imbarcati sul traghetto per Porto Empedocle, altri 100 nel pomeriggio sono stati trasferiti su una nave-quarantena attraccata a Cala Pisana. La procura di Agrigento, competente per ciò che accade nell’arcipelago delle Pelagie, ha fatto sapere che dall'inizio di luglio ci sono stati a Lampedusa oltre ottanta sbarchi, per un totale di quasi tremila migranti. Il procuratore Luigi Patronaggio ha sottolineato che le indagini, di concerto con la Dda di Palermo, "continuano senza sosta al fine di identificare i basisti e gli organizzatori dei viaggi clandestini dalla Libia e dalla Tunisia". Ancora oggi la polizia ha arrestato a Lampedusa dei migranti che erano già stati espulsi in precedenza. Tra i migranti che non hanno raggiunto l’Europa ci sono i nove, i cui corpi sono ancora in fondo al mare, tra Lampedusa e l’isolotto di Lampione. Facevano parte del gruppo che è naufragato alla fine di giugno e che la procura agrigentina ha chiesto alla Guardia costiera di cercare con un robot. I corpi sono stati individuati a inizio mese dentro e attorno al barcone affondato ma ora occorrono i soldi per poterli recuperare.
Alarm Phone, il “centralino dei migranti”, ha lanciato un Sos per un barcone con un centinaio di persone il cui motore si è staccato, al largo della Libia. La barca è alla deriva e, stando a quanto riferito dalla Ong, una ventina di persone è finita in mare. La Marina libica ha fatto sapere di avere recuperato 90 persone nello stesso tratto di mare, al largo di Zuwara, ma non si sa se si tratta dello stesso gruppo. 

Altri migranti oggi hanno invece tentato l’ingresso in Spagna attraverso la frontiera in terra marocchina di Melilla, che con Ceuta è una delle due enclave spagnole in Africa settentrionale. Sono circa 230 persone, alcune delle quali rimaste ferite in scontri con la polizia di frontiera. Sbarchi sono avvenuti oggi anche in Calabria: uno di 33 migranti mediorientali a Rocccella Jonica, l’altro di 50 a Sant'Ilario dello Ionio, nella Locride. 

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