Cambiano i ristori per le imprese: un acconto subito e poi saldo in base alle perdite in bilancio

Nel corso del vertice a Palazzo Chigi con Draghi passa la proposta avanzata dal leghista Giorgetti con i contributi in due tempi. Decreto Sostegni bis in Cdm giovedì

Risorse a fondo perduto per partite Iva e imprese e aiuti ai comuni. Sono i temi principali del Decreto Sostegni bis atteso in Consiglio dei ministri tra giovedì e venerdì. Ne hanno discusso a Palazzo Chigi il premier Mario Draghi, il titolare dell’Economia Daniele Franco, i capi delegazione e gli altri ministri competenti.
Cambia il meccanismo per calcolare i ristori per le imprese. Secondo quanto si apprende è passata la proposta del ministro Giancarlo Giorgetti che da giorni preme per un indennizzo calcolato in due tempi.
Il meccanismo dei contributi a fondo perduto dovrebbe essere definito sulla base di un acconto calcolato sulla perdita di fatturato dell’intero 2020 rispetto al 2019, o in alternativa l’azienda può scegliere come parametro il periodo compreso tra il primo aprile 2020 e il 31 marzo 2021, in confronto con lo stesso lasso di tempo tra il 2019 e il 2020. Poi arriverà un saldo a fine anno, che integrerà le risorse ricevute con quelle legate alle perdite reali iscritte a bilancio (o contabilizzate in dichiarazione dei redditi). Si tratta di uno schema che dovrebbe garantire una sorta di perequazione, tenendo conto dei costi fissi sostenuti dalle imprese, con una attenzione al dato del margine operativo lordo e dell’utile.

La dote dei ristori a favore di imprese e partite Iva (che hanno perso almeno il 30% dei ricavi) è di 14 miliardi, 20 se si considerano anche le norme sulla liquidità. La platea interessata riguarda le aziende fino a 10 milioni di fatturato e il contributo massimo che si può ottenere sarà confermato in 150 mila euro.
Il decreto che sta preparando il governo dovrebbe contenere anche una norma contabile per i comuni in difficoltà finanziaria che, dopo l’ultima sentenza della Corte Costituzionale, rischiano il default. La Corte, infatti, aveva bocciato la misura che consentiva di ripianare il deficit in 30 anni.

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