Mafia: guerra e morti a colpi di kalashnikov a Catania,14 arresti

L’inchiesta riguarda la faida tra due storici clan catanesi che l’8 agosto dell’anno scorso lasciò sul terreno 2 morti e 6 feriti, sulle strade tra i quartieri Librino e San Giorgio, periferia sud di Catania

CORRISPONDENTE DA CATANIA. Arrivarono in forze, quel tardo pomeriggio dell’8 agosto dell’anno scorso. Da un lato 14 persone su altrettanti scooter, dall’altro due auto stipate di persone armate: una guerra tra due storici clan catanesi, i «Cursoti milanesi» e i «Cappello», che quel giorno lasciò sul terreno 2 morti e sei feriti, sulle strade tra i quartieri Librino e San Giorgio, periferia sud di Catania. Ora la Dda ha chiuso le indagini e i carabinieri nella notte hanno eseguito un’ordinanza di custodia in carcere per 14 persone, accusate, a vario titolo, di concorso in duplice omicidio, di sei tentati omicidi, porto e detenzione illegale di armi da fuoco in luogo pubblico, tutti con l’aggravante di avere agito per motivi abbietti e avvalendosi delle condizioni previste dall’associazione di tipo mafioso, al fine di agevolare i clan di appartenenza.

Già pochi giorni dopo l’omicidio, i carabinieri avevano individuato e posto in stato di fermo cinque persone, tra le quali uno dei capi dei «Cursoti milanesi», Carmelo Di Stefano, considerato tra gli ideatori del raid, e un altro boss del clan e suo fedelissimo, Martino Sanfilippo. E’ stato lui che, alla fine, ha deciso di collaborare con la giustizia e ad aiutare gli investigatori a ricostruire quella serata di sangue e di terrore. Nel tempo, altri hanno collaborato, sia appartenenti a un clan sia all’altro. 

Guerra tra cosche in strada a Catania: i video girati dalla gente del quartiere

Lo scontro dell’8 agosto fu la risposta al pestaggio di uomini dei Cursoti a un uomo del clan avverso, Gaetano Nobile, che poi deciderà di collaborare con la giustizia, ma anche di un contrasto tra Salvuccio Lombardo junior (clan Cappello) e Giorgio Campisi (Cursoti milanesi), tra gli arrestati di oggi nel cui elenco figura anche un altro dei capi del clan Cappello, Massimiliano Cappello. 

La «rappresaglia» del clan Cappello nei confronti dei «Cursoti milanesi» e di Carmelo Di Stefano scattò due giorni dopo, l’8 agosto, ma fu una guerra, con gli uomini che, giunti in viale Grimaldi e nella vicina via del Maggiolino, si affrontarono a colpi di pistola e di mitra. La peggio la ebbe il clan Cappello. Per terra rimasero Enzo Scalia, 20 anni, e Luciano D’Alessandro, 40. Accanto al cadavere di quest’ultimo, per terra, un suo uomo, Concetto Bertucci: ferito, si finse morto per salvarsi; racconterà poi agli investigatori alcuni importanti particolari sui perché della sparatoria e sui protagonisti. Nel telefono del padre di un altro dei partecipanti al raid, Vincenzo Scalia, i carabinieri hanno trovato un video con alcune fasi dello scontro armato.

Una scena, quella della sparatoria dell’8 agosto, alla quale assistettero molte persone, compresi bambini che giocavano in strada, la gente dei quartieri Librino e San Giorgio che cominciò a tempestare di telefonate i carabinieri e il 118. Qualcuno riuscì pure a riprendere alcune fasi della sparatoria, filmati che sono ora agli atti dell’inchiesta. «Solo il caso ha evitato una strage - dice il colonnello Rino Coppola, comandante provinciale dei Carabinieri di Catania - perché la scena del crimine è in un quartiere ad alta densità abitativa e dove gli abitanti sono soliti durante l’estate stare in strada nelle ore serali».

                                                                                                          

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