Migranti: non solo l’inchiesta sulla Mare Jonio, verso il processo altre tre Ong

A Trapani chiuse le indagini sulla "Iuventa", 21 indagati rischiano il giudizio: sono membri di Jugend Rettet, Medici senza frontiere e Save the Children. A Catania vanno a giudizio 4 degli 11 indagati per la vicenda dello smaltimento dei rifiuti della nave Aquarius. Sull'inchiesta di Ragusa, parla la Maersk: «Abbiamo dato quei soldi a Mediterranea saving humans  per ringraziarli». Arrivati ad Augusta i 363 della Sea Watch 3 

DAL CORRISPONDENTE DA CATANIA. Mentre è nelle fasi iniziali l’inchiesta della procura di Ragusa sulla nave Mare Jonio che avrebbe ricevuto denaro dall’armatore danese Maersk per «liberare» la propria petroliera Etienne da un gruppo di 27 migranti che era a bordo da 37 giorni, riemergono dall’oblio alcune vecchie inchieste che riguardano le Ong che hanno effettuato soccorsi in mare. La procura di Trapani ha notificato l’avviso di conclusione indagine a 21 persone di tre diverse Ong, Jugend Rettet, Medici senza frontiere e Save the children, indagate nell’ambito dell’inchiesta sulla nave Iuventa, che è sotto sequestro nel porto di Trapani dall’estate del 2017. Nelle stesse ore, la procura di Catania ha ottenuto dal gip il rinvio a giudizio di quattro persone e della stessa Ong Medici senza frontiere per un presunto traffico di rifiuti della nave Aquarius. «Dopo anni di indagini, nella sola giornata di ieri, abbiamo ricevuto dalla Procura di Trapani l'avviso di chiusura delle indagini per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina insieme ad altre navi umanitarie, e dal Gup di Catania la decisione di rinvio a giudizio per traffico illecito di rifiuti», ha sottolineato Medici senza frontiere, secondo cui «le decisioni della magistratura a poche ore di distanza allungano l'elenco dei numerosi tentativi di criminalizzare il soccorso in mare, che a oggi non hanno confermato alcuna accusa, ma che hanno pericolosamente indebolito la capacità di soccorso».

A Trapani sono indagate persone della Ong Jugend Rettet, che gestiva la nave Iuventa, e di Medici senza frontiere e di Save the Children, all’epoca in attività con le navi di soccorso Vos Prudence e Vos Hestia. Tutti sono indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina; l’avviso di chiusura indagini è, solitamente, l’anticamera della richiesta di rinvio a giudizio. «Siamo certi di aver sempre agito nel pieno rispetto delle legge e del diritto internazionale - è il commento di Save the Children - e in costante coordinamento con la Guardia Costiera Italiana. Ribadiamo di aver sempre lavorato solo ed unicamente per salvare vite umane. Siamo fiduciosi che l'intera vicenda, non appena tutti i fatti saranno stati adeguatamente rappresentati e considerati, potrà essere chiarita confermando la correttezza del nostro operato». Per Francesca Cancellaro, avvocato difensore della Jugend Rettet, «proveremo che tutte le operazioni dell’equipaggio della Iuventa sono state assolutamente legali». E l’ex capo missione, Sascha Girke: «sebbene siamo noi a essere sotto accusa, siamo noi ad accusare le autorità europee di rifiutare i salvataggi e lasciare che la gente affoghi in mare».

A Catania, la vicenda riguarda ancora la stessa Ong Medici senza frontiere. La nave su cui all’epoca operava, la Aquarius, fu sottoposta a sequestro dalla procura etnea perchè, come la Vos Prudence ormai in disarmo, avrebbe smaltito in maniera irregolare i rifiuti speciali dopo gli sbarchi dei migranti nei porti italiani. L’inchiesta, che risale al novembre 2018, ha visto indagate in totale 14 persone ma al momento il rinvio a giudizio riguarda solo quattro di loro: tre di Msf e uno dei titolari dell’azienda di smaltimento rifiuti che era incaricata del servizio. Per altre sette persone, tutte straniere ma appartenenti alle varie sedi europee di Msf oppure personale di bordo della Aquarius e della Vos Prudence, la procura di Catania ha dovuto riavviare l’indagine dopo che era stata dichiarata la nullità degli atti per difetti di notifica e perchè non erano stati tradotti. Ma è scontato che, superato questo scoglio procedurale, anche per loro verrà chiesto il rinvio a giudizio.

Sul caso della Mare Jonio, nave umanitaria gestita da Mediterranea saving humans e per la quale la procura di Ragusa ha indagato quattro persone che fanno capo alla società armatrice Idra Social Shipping ma che sono anche vicine alla Ong italiana, oggi è intervenuta la Maersk, la società armatrice della petroliera Etienne su cui per 37 giorni sono stati accolti 27 migranti, salvati il 5 agosto 2020 nell’area Sar di Malta su richiesta della Valletta e rimasti inutilmente in attesa di un «Pos», un porto sicuro. Fu la Mare Jonio a prendere a bordo quei migranti, l’11 settembre successivo, e a ottenere il «Pos» dall’Italia, a Pozzallo. Questo, secondo i pm ragusani, sarebbe avvenuto dietro un compenso mascherato da una fattura da 125 mila euro per «servizi marittimi», pagata due mesi dopo dalla Maersk alla Idra. «Mesi dopo l'operazione di salvataggio, Maersk Tankers ha incontrato i rappresentanti di Mediterranea per ringraziarli della loro assistenza umanitaria - è la versione fornita dalla Maersk in una nota di Kis Soegaard, portavoce della compagnia danese -. In seguito a questo incontro, abbiamo deciso di dare un contributo di 125 mila euro a Mediterranea per coprire alcuni dei costi sostenuti in seguito all'operazione». La fattura, da quanto risulta ai pm, fu in realtà pagata alla società armatrice della Mare Jonio e non alla Ong. La Maersk ha fatto sapere che non è mai stata contattata dai pm siciliani, «ma siamo pronti a dare il nostro contributo, se saremo contattati».

Duro il commento del leader leghista Salvini: «Non solo le ombre sulle operazioni di salvataggio della Mare Jonio e le pesanti accuse della Procura di Ragusa: ora i pm di Trapani chiedono il rinvio a giudizio per altri 24 membri delle ong. Il sospetto è quello di soccorsi concordati con i trafficanti. Serve chiarezza immediata, occorre contrastare con ogni mezzo lecito il traffico di esseri umani. Ne parlerò al più presto con il presidente del Consiglio e con il ministro dell'Interno».

Nel frattempo, oggi la Sea Watch 3 ha portato ad Augusta, nel Siracusano, i 363 migranti che ha recuperato in cinque diverse operazioni nel Mediterraneo centrale tra il 26 e il 28 febbraio scorsi. Prima di poterli sbarcare, però, passerà ancora del tempo perchè prima dovranno essere effettuati i tamponi anti-Covid. Poi, la maggior parte dovrebbe essere trasferita sulla nave-quarantena Rhapsody che si trova ormeggiata nel porto commerciale di Augusta a pochi metri dalla Sea Watch 3. Appena ieri, la Ong tedesca ha ottenuto il dissequestro di un’altra sua nave, la Sea Watch 4, ferma da sei mesi nel porto di Palermo. 

          

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