Coronavirus, solo 10 regioni restano gialle. Basilicata e Molise rosse. Arancioni Lombardia, Piemonte e Marche e De Luca chiude le scuole

Secondo i monitoraggi la Sardegna può andare in fascia bianca dove tutto riapre, ma resta il distanziamento, l’obbligo di mascherina e il coprifuoco

ROMA. Il monitoraggio della settimana dal 15 al 21 febbraio appena approvato dalla cabina di regia tinge l’Italia di giallo rosso, con sole 10 regioni su 21 che restano nella fascia gialla con le misure meno drastiche. Con un Rt nazionale stabile, ma solo di un pelo sotto la soglia di sicurezza di uno (è allo 0,99), da quanto si apprende passerebbe direttamente dal giallo al rosso lockdown la Basilicata, che finisce nello “scenario 3”, quello dove l’Rt, l’indice di contagi supera il livello di massima sicurezza di 1,25. A sua volta il piccolo Molise ha chiesto di entrare nella fascia di massima sicurezza dove chiudono anche i negozi non essenziali e si può uscire solo per motivi di stretta necessità. Questo pur avendo ancora i numeri per restare in arancione. Le due regioni si aggiungono così a Bolzano che in rosso ci era già. Intanto in Campania De Luca decide di chiudere le scuole. 

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Passano invece dalla fascia gialla a quella arancione dove bar e ristoranti restano chiusi anche di giorno la Lombardia, il Piemonte e le Marche, che si aggiungono così ad Abruzzo, Campania, Emilia Romagna. Toscana, Provincia autonoma di Trento e Umbria. La Liguria torna invece gialla, mentre si salva il Lazio che, nonostante i numeri in peggioramento resta appena al di sotto della soglia di sicurezza dell’Rt pari a 1. Secondo i monitoraggi la Sardegna può andare in fascia bianca dove tutto riapre, ma resta il distanziamento, l’obbligo di mascherina e il coprifuoco.

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Come di consueto i cambi di fascia verranno ufficializzati con un’Ordinanza del Ministro Speranza, ma questa volta le misure entreranno in vigore lunedì anziché domenica per dar modo agli operatori economici e ai cittadini di adeguarsi alle disposizioni.

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Si osserva una chiara accelerazione nell’aumento dell’incidenza a livello nazionale rispetto alla settimana precedente, con 145,16 casi per 100.000 abitanti contro i 135,46 del monitoraggio di sette giorni fa.

L’incidenza nazionale nella settimana di monitoraggio, quindi, si allontana dal livello di 50 casi per 100.000 che permetterebbe il completo ripristino sull’intero territorio nazionale dell’identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti. L’incidenza settimanale supera la soglia di 250 casi per 100.000 abitanti in due PPAA: Provincia Autonoma di Bolzano (539,01 per 100.000 abitanti), Provincia Autonoma di Trento (309,12 per 100.000 abitanti). Quattro regioni (Abruzzo, Emilia Romagna, Molise e Umbria) hanno una incidenza maggiore di 200 casi per 100,000 abitanti.

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Si conferma per la quarta settimana consecutiva un peggioramento nel livello generale del rischio dato dal mix dei 21 indicatori oggetto del monitoraggio settimanale. Sono 15 le Regioni e Provincie autonome con un rischio alto o moderato. In particolare, cinque Regioni (Abruzzo, Lombardia, Marche, Piemonte, Umbria) rispetto alla settimana precedente hanno un livello di rischio alto secondo il DM del 30 Aprile 2020. Sono 10, contro le 12 la settimana precedente, le Regioni con una classificazione di rischio moderato (di cui cinque ad alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane) e sei, contro le otto la settimana precedente, con rischio basso.

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Dieci Regioni hanno un Rt puntuale maggiore di 1 di cui una, la Basilicata, ha un Rt con il limite inferiore superiore a 1,25, compatibile con uno scenario di tipo 3. Delle altre nove, cinque hanno un Rt nel limite inferiore compatibile con uno scenario di tipo 2. Le altre Regioni/PPAA hanno un Rt compatibile con uno scenario di tipo uno.

Si osserva inoltre un peggioramento anche nel numero di Regioni e Provincie autonome che hanno un tasso di occupazione in terapia intensiva e nelle aree mediche sopra la soglia critica: sono ora 8 anziché 5. Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale continua ad essere alto, è al 24%, ma sotto la soglia critica del 30%. Complessivamente, il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in aumento da 2.074 (16/02/2021) a 2.146 (23/02/2021); il numero di persone ricoverate in aree mediche è sostanzialmente stabile (18.463 al 16/02/2021, a 18.295 al 23/02/2021). “Tale tendenza a livello nazionale – è scritto nel Report- sottende forti variazioni inter-regionali con alcune regioni dove il numero assoluto dei ricoverati in area critica ed il relativo impatto, uniti all’incidenza impongono comunque misure restrittive”.

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