CasaPound: Corte Conti Lazio, respinta la richiesta di risarcimento

La procura contabile aveva quantificato un danno di 4 milioni e mezzo di euro per i mancati incassi degli affitti 

ROMA. Il 9 febbraio 2021 «la sezione giurisdizionale ha respinto la domanda risarcitoria nei confronti dei presunti responsabili dei danni derivanti dall'occupazione ultradecennale» dell'immobile di via Napoleone III a Roma da parte di CasaPound. Lo scrive Pio Silvestri, procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio, nella relazione per l'apertura dell'anno giudiziario 2021. Lo stabile - occupato da fine 2003 - era in uso all'Ispettorato per l'istruzione Media (poi Miur), che se ne è avvalso per oltre quarant'anni come sede di alcuni uffici dell'amministrazione centrale. Nel documento viene ricordato come «ad avviso della procura l'occupazione sarebbe stata tollerata senza che né il titolare del diritto di uso governativo (Miur) né il titolare dei diritti demaniali (Agenzia), abbiano mai avviato le azioni amministrative, civili e penali finalizzate allo sgombero e al risarcimento dei danni». E senza che «entrambi i soggetti pubblici, in attesa dello sgombero, si siano preoccupati di richiedere all'associazione occupante e ai singoli occupanti il pagamento dell'indennità di occupazione». Per questo la Procura ha contestato un danno alle casse pubbliche per il mancato utilizzo o la messa a reddito dell'immobile occupato, calcolato utilizzando come l'ammontare dei canoni che si sarebbero dovuti riscuotere da CasaPound e dalle famiglie occupanti nel periodo compreso tra il 1 aprile 2004 e il 31 maggio 2019.

L'ufficio del procuratore, specifica la relazione di Silvestri, «sta valutando le motivazioni della sentenza per decidere, in ordine ad una eventuale impugnativa, che valorizzi il danno derivante dalla perdita di disponibilità del bene pubblico». Nell'atto di citazione era stato contestato «un danno consistente nel mancato e perdurante inutilizzo del bene immobile pubblico stimato in 4.507.092 euro e uno in via subordinata - pari alle somme che si sarebbero dovute riscuotere a seguito delle omesse azioni civili e penali - pari a 3.448.281 euro». 

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