Covid, scatta la “zona arancione rafforzata” per la provincia di Brescia

Bertolaso: «Nel Bresciano in corso la terza ondata dell’epidemia»

La provincia di Brescia - una della più estese della Lombardia che comprende 205 comuni - diventa da questa sera 23 febbraio una “zona arancione rafforzata”, cioè con tutte le scuole di ogni ordine e grado chiuse (e c’è anche divieto di didattica in presenza per le Univeristà).

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Oltre a tutta la bresciana, entrano in fascia arancione anche sette comuni della bergamasca confinanti con la bresciana e un comune della provincia di Cremona. Per la bergamasca si tratta su Viadanica, Predore, Sarnico, Villongo, Castelli Calepio, Credaro e Gandosso, mentre per la provincia di Cremona l’unico comune in fascia arancione rafforzata è Soncino. La ragione dell’ordinanza di Regione Lombardia è perché, come ha spiegato il consulente responsabile della campagna vaccinale di massa Guido Bertolaso, «a Brescia è in corso la terza ondata di Covid_19.  La provincia ha una incidenza doppia di nuovi positivi registrati nell’arco di una settimana».

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In più, a preoccupare molto è la presenza di molti casi di varianti: «La percentuale di casi con varianti - ha spiegato la vicepresidente Letizia Moratti - nella provincia di Brescia ha raggiunto ormai il 39 per cento dell’incidenza sui casi totali». Per questo, dunque, Regione Lombardia ha deciso di fare una zona arancione rafforzata. In più, ci sarà una «rimodulazione della strategia vaccinale» che sarà orientata a immunizzare le aree colpite.

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Bertolaso e Moratti hanno spiegato che «pur non toccando gli over80, che continueranno a essere vaccinati, in queste aree si darà priorità alle categorie come forze dell’ordine, polizia locale, protezione civile e personale scolastico che saranno vaccinati con AstraZeneca». Da giovedì dunque circa 120 mila persone saranno coinvolte. 

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Inoltre, le “fasce rosse” già in voga nei comuni di Bollate, Mede, Viggiù e Castrezzate saranno prolungate fino al 10 marzo.

La zona arancione rafforzata prevederà: la chiusura delle scuole elementari, d'infanzia e dei nidi, il divieto di andare nelle seconde case, l'utilizzo dello smart working dove possibile, l'obbligo di indossare mascherine chirurgiche sui mezzi pubblici (e non ad esempio quelle di stoffa, ndr) e la chiusura delle attività universitarie in presenza.

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