Pirellone, maxi truffa con le protesi: il Gruppo San Donato offre un risarcimento da 22 milioni di euro

La maxi transazione è stata offerta in cambio del dissequestro dei 34.7 milioni di euro finiti sotto sigilli il 10 dicembre scorso

Il Gruppo San Donato ha messo sul piatto 22 milioni di euro a titolo di risarcimento per la presunta maxi truffa al Pirellone con i rimborsi per le endoprotesi. E lo ha fatto in occasione dell'udienza preliminare del processo su un'altra truffa, quella con i farmaci.
Due frodi, svelate dalle indagini del pm Paolo Storari e del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf, che seguono sempre lo stesso schema. In pratica, per l’accusa, gli ospedali del Gruppo avrebbero acquistato «da vari fornitori endoprotesi a prezzi di mercato» e si sarebbero fatti «rimborsare da Regione Lombardia il costo sostenuto per l'acquisto», salvo poi omettere di comunicare alla Regione la scontistica applicata dai fornitori «a seguito del raggiungimento di alcuni obiettivi di acquisto» tramite apposite «note di credito».
La maxi transazione è stata offerta in cambio del dissequestro dei 34.7 milioni di euro finiti sotto sigilli il 10 dicembre scorso. Alla somma, 22 milioni di euro, si aggiungono altri 10 già sequestrati per la truffa coi farmaci.

In più, nel processo sulla truffa con i farmaci, sempre questa mattina davanti al giudice Giulio Fanales, cinque ospedali del Gruppo, imputati come persone giuridiche, hanno chiesto di patteggiare una pena pecuniaria di 200 mila euro a testa (un altro milione complessivo).
L'istanza di patteggiamento, concordata con la procura, è stata avanzata dal San Raffaele, dal Policlinico San Donato, dal Galeazzi e dagli Istituti ospedalieri sia Bergamaschi sia Bresciani. Per quanto riguarda invece le persone fisiche, il pm ha ribadito la sua richiesta di rinvio a giudizio per 8 imputati, tra cui Nicola Bedin, ad pro-tempore del San Raffaele e ora presidente di Snam, Massimo Stefanato, ai tempi rappresentante dell'ufficio acquisti sempre del San Raffaele, e Mario Giacomo Cavallazzi, ex responsabile dei servizi di farmacia di diversi ospedali del Gruppo ospedaliero e Novartis e Bayer. Ha invece chiesto il non luogo a procedere per altre tre strutture del Gruppo, in quanto nei loro casi i vantaggi patrimoniali derivanti dal raggiro sarebbero stati minimi. Si tratta degli Istituti Clinici Zucchi, l'Istituto Clinico Villa Aprica e gli Istituti Clinici di Pavia e Vigevano.
Si torna in aula il 10 febbraio per le conclusioni delle difese.

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