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No Green pass, l’ideatore dei cortei a Milano patteggia un anno: era indagato anche per aver distribuito certificati scaricati dal web

Gabriele Molgora, detto Zeno, ha patteggiato una pena per istigazione a delinquere aggravata dal mezzo telematico

ANDREA SIRAVO
Aggiornato alle 1 minuto di lettura

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(ansa)

Era stato indagato e perquisito nel novembre 2021 per essere uno degli ideatori dei cortei No Green che da metà luglio per più di venti sabato hanno paralizzato il centro di Milano. A distanza di un anno Gabriele Molgora, detto Zeno, ha patteggiato una pena sospesa di un anno per per istigazione a delinquere aggravato dal mezzo telematico in quanto amministratore della chat Telegram "No Green-pass! Adesso Basta! Movimento italiano" e del gruppo Facebook "No Green Pass Adesso Basta!! Parte 2" - a cui sono iscritti 32 mila utenti.

Il ventinovenne milanese era finito al centro dell’attenzione degli investigatori della Digos, coordinati dall’allora responsabile della Sezione distrettuale antiterrorismo Alberto Nobili, per essere diventato, attraverso un malizioso ed ingannevole uso dei social network, «fondamentale punto di riferimento per i No Vax, ideando e lanciando per la prima volta» il corteo da piazza Fontana il sabato pomeriggio. Invitando gli utenti a «trovare metodi di protesta nuovi ed eclatanti per avere una nuova visibilità».

Prima della perquisizione il giovane era già stato denunciato per aver preso parte ad iniziative No Green Pass non preavvisate e dal settembre dell’anno scorso era stato sottoposto dal questore di Milano, Giuseppe Petronzi, a Daspo urbano. Zeno, secondo gli investigatori era «da considerarsi senza dubbio uno dei protagonisti delle proteste in atto, in grado di condizionare le scelte degli attivisti grazie all'intensa attività di proselitismo ed incitamento allo svolgimento di iniziative illegali».

Dall’analisi del telefono di Molgora la Polizia ha scoperto che il ventinovenne ha inviato via Telegram dei file contenenti circa mille Green Pass intestati ad altrettante persone. Il giovane ha ammesso di averli scaricati dalla rete e distribuiti gratuitamente a più utenti possibili. Per questo motivo era stato denunciato anche per ricettazione, con altre due persone, tra cui la fidanzata. Molgora aveva poi lanciato un appello per ricevere un aiuto economico che - a suo dire - gli serviva sostenere le spese legali. «Sono sempre stato incensurato e ad oggi sono nella merda perché devo pagare avvocati per Daspo denunce ecc. e come tutti devo fare la spesa e soprattutto fare stare bene mia figlia», aveva scritto sui canali social poco ore dopo la perquisizione allegando anche uno screenshot saldo del proprio conto corrente pari a 1,64 euro.

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