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La Farnesina conferma l’arresto di Dalila Procopio, la manifestante italiana fermata a Istanbul

È successo venerdì a un corteo non autorizzato contro la violenza sulla donne. Domenica sarà trasferita in un centro di rimpatrio per poi verosimilmente essere espulsa

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Sta bene ma resta in custodia a Istanbul e domani sarà trasferita in un centro di rimpatrio per poi verosimilmente essere espulsa. Dalila Procopio è stata fermata venerdì durante un corteo femminista non autorizzato: oggi ha potuto contattare i suoi cari, è di buon umore e in buona salute, come hanno riferito attivisti che hanno potuto incontrarla, ma si trova ancora in una stazione di polizia della città sul Bosforo.

Dopo un'esperienza come studentessa Erasmus in Turchia, Dalila era tornata in Italia e da settembre si trovava a Istanbul con un visto turistico. È stata portata in caserma ieri notte insieme a circa altre 100 ragazze che avevano deciso di manifestare sfidando il divieto imposto dalla prefettura alla dimostrazione, convocata in occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne, istituita dalle Nazioni Unite. In mattinata, le attiviste turche fermate ieri sono state rilasciate ma Dalila è stata trattenuta in caserma come è successo anche a una ragazza dell'Azerbaigian, pure lei fermata durante la manifestazione.

L'Ambasciata d'Italia ad Ankara e il Consolato italiano a Istanbul sono in contatto con il padre della ragazza e con le autorità turche competenti e seguono il caso con attenzione. Il centro di Istanbul ieri era stato blindato in occasione della manifestazione femminista, vietata il giorno precedente per motivi di ordine pubblico, ma qualche centinaio di persone ha cercato comunque di dimostrare lo stesso nella zona e si sono verificati scontri con le forze di sicurezza che hanno poi fermato un centinaio di attiviste.

Situazioni analoghe si sono succedute in varie occasioni negli ultimi anni quando le manifestazioni femministe sono aumentate e spesso sono state vietate. Recentemente, la questione della violenza sulle donne è tornata ad essere un tema molto dibattuto nel Paese, soprattutto dopo la decisione del presidente turco Recep Tayyip Erdogan di ritirare, lo scorso anno, la firma turca dalla Convenzione di Istanbul del Consiglio d'Europa, il più importante trattato internazionale per combattere i femminicidi che Ankara aveva sottoscritto già nel 2011, quando l'attuale presidente era primo ministro. La decisione è stata fortemente contestata dalle associazioni femministe turche con varie iniziative in molte città del Paese, a volte permesse ma spesso vietate. Secondo il rapporto sui femminicidi dell'associazione turca Bianet, nei primi 10 mesi di quest'anno 280 donne sono state uccise da uomini in Turchia, 32 solo nel mese di ottobre.

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