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Algeria, 49 persone condannate a morte per linciaggio

La sentenza fa riferimento a un omicidio di gruppo commesso nel 2021 ai danni di un presunto piromane rivelatosi innocente

Aggiornato alle 2 minuti di lettura

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(afp)

Un tribunale algerino ha condannato a morte 49 persone per il brutale omicidio di massa di un imbianchino sospettato di aver appiccato degli incendi a causa dei quali persero la vita almeno 90 persone. In realtà la vittima non solo era innocente, ma era venuto sul posto per aiutare a spegnerli, secondo quanto riferito dagli avvocati difensori e dall’agenzia di stampa statale del Paese nordafricano.

Il brutale assassinio, avvenuto nel 2021 nella regione della Cabilia, nel nord-est dell’Algeria, ha sconvolto il Paese dopo che alcune immagini sono state condivise sui social. Il fatto è avvenuto subito dopo gli incendi nella regione montuosa berbera dove hanno perso la vita anche i soldati che cercavano di domare le fiamme.

La vittima era l’artista Djamel Ben Ismail e il processo nei confronti dei suoi aguzzini ha raggiunti dimensioni enormi coinvolgendo più di 100 sospettati, molti dei quali sono stati riconosciuti colpevoli di un qualche ruolo nella sua morte.

L’esecuzione molto probabilmente non verrà mai messa in atto. Coloro ai quali è stata comminata la pena di morte giovedì rischiano invece l’ergastolo, poiché l’Algeria ha in corso una moratoria sulle esecuzioni da decenni. Altri trentotto sono stati condannati a pene comprese tra i due e i 12 anni di carcere, come riporta il legale Hakim Saheb, membro di un collettivo di avvocati difensori volontari presenti al processo nel sobborgo di Algeri di Dra El Beida.

Mentre gli incendi imperversavano nell’agosto del 2021, caratterizzato da un caldo eccezionale anche per il Paese occupato in gran parte dal deserto, Ben Ismail ha twittato che si sarebbe recato nella regione della Cabilia, a 320 km da casa sua, per «dare una mano ai nostri amici» che stavano combattendo gli incendi.

Al suo arrivo a Larbaa Nath Irathen, un villaggio duramente colpito dagli incendi, alcuni residenti locali lo hanno accusato di essere un piromane, apparentemente perché non era della zona. Il solo fatto di essere forestiero è stata una motivazione sufficiente per addossargli la colpa.

Ben Ismail, 38 anni, è stato ucciso fuori da una stazione di polizia nella piazza principale della città. La polizia ha dichiarato che è stato trascinato fuori dalla stazione, dove era protetto, e attaccato. Tra gli imputati ci sono tre donne e un uomo che hanno accoltellato il corpo senza vita della vittima prima di bruciarlo.

La polizia ha dichiarato che le foto pubblicate online hanno aiutato a identificare i sospetti. La sua famiglia, sconvolta, si è chiesta perché chi stava filmando non l’abbia salvato.

Il processo ha avuto anche ripercussioni politiche. Cinque persone sono state condannate in contumacia sia per il coinvolgimento nell’omicidio sia per l’appartenenza o il sostegno a un movimento separatista illegale della Cabilia chiamato Mak, come afferma sempre Saheb. Il leader del movimento, Ferhat M'henni, residente in Francia, era tra loro. Le autorità algerine hanno accusato il Mak di aver ordinato gli incendi.

Gli avvocati della difesa hanno affermato che le confessioni sono state estorte con la tortura e hanno definito il processo una mascherata politica volta a stigmatizzare il popolo cabilo. All’epoca degli incendi, la regione era l’ultimo bastione del movimento di protesta pro-democrazia “hirak” che ha contribuito a far cadere il presidente di lungo corso Abdelaziz Bouteflika nel 2019.

Centinaia di cittadini algerini sono stati incarcerati per aver cercato di mantenere vivo il movimento hirak, le cui marce sono state vietate dal governo algerino sostenuto dall’esercito.

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