Nella movida sindaci disarmati, governatori sceriffi

Il governo decide di non decidere, i sindaci si scrollano di dosso la responsabilità di restrizioni impopolari, i governatori allargano sempre più il loro campo d'azione. Nell'Italia frastornata di fronte alla seconda ondata dell'epidemia, un nuovo assetto dei poteri sta prendendo forma nella prassi quotidiana scandita dall'allarme per la salute pubblica. Senza riforme costituzionali, senza referendum. Una sorta di federalismo da stato d'emergenza, privo di regole comuni, in assenza di una visione nazionale. Una sensazione accentuata dall'immagine trasmessa ai cittadini dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte nella conferenza stampa di domenica sera: poche, deboli comunicazioni poi in parte corrette nel corso delle ventiquattr'ore successive. Il caso più clamoroso riguarda il coinvolgimento dei sindaci per contrastare gli eccessi della movida serale. Conte è partito dicendo che sarebbe spettato a loro imporre restrizioni e divieti, poi è stato costretto dalla protesta tripartisan dei primi cittadini a correggere. Forse è pure vero che i sindaci, attraverso la loro associazione nazionale, non siano stati informati per tempo dell'orientamento governativo, ma è ben strano che i Comuni siano pronti a rivendicare l'autonomia quando ci sono risorse finanziarie da ottenere e da spendere, ma si pongano tanti problemi quando devono chiudere una strada, una piazza, un quartiere dove, si sa, si tira tardi senza rispettare quelle poche fastidiose regole che forse ci tengono al riparo dal virus. In ogni città la mappa del divertimento a base di "aperitivo - birra - quattro - chiacchiere" è ben nota agli amministratori locali. Non da ora.

L'ipocrisia imperante tuttavia ci porta a mettere in piedi meccanismi decisionali in stile barocco. Così non saranno i sindaci a vietare ma i prefetti sentiti il comitato per l'ordine ecc. Insomma sindaci disarmati, governatori sceriffi.

La parola coprifuoco è impopolare. In Francia l'hanno già applicato. La Lombardia ci è arrivata per prima, scatta domani. In Campania da venerdì. In Piemonte per ora chiudono nel week end i centri commerciali non alimentari. Altre regioni si accoderanno. Pur tra mille contraddizioni i governatori decidono. Nel bene e nel male. La sanità è il bacino principale del potere regionale. Se sotto i colpi dell'epidemia salta il sistema sanitario, come si sta rischiando, salta anche il potere dei presidenti di Regione. La sanità in Italia è organizzata in venti modi diversi. Anche i sistemi considerati più efficienti hanno vacillato. È il tema irrisolto della natura dello Stato italiano. Eppure siamo stati finora più bravi di paesi meglio organizzati: Francia, Gran Bretagna, Belgio, Spagna. Vuoi vedere che la nostra debolezza è proprio la nostra forza? Paradossi della pandemia.

 

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