Il virus non se ne va e dobbiamo conviverci

Certo non è edificante che alla Camera sia mancato due volte il numero legale prima di prorogare lo stato di emergenza: maggioranza divisa, oltre che in parte contagiata. Né è rassicurante l'aula deserta di Palazzo Madama mentre il vicepresidente Ignazio La Russa illustra il calendario delle votazioni (on line?) sui provvedimenti anti Covid: assente perfino l'opposizione, che pure aveva chiesto che alla filosofia dei Dpcm si sostituisse la discussione in Parlamento. E non sono da meno quanti stamattina raggiungeranno piazza San Giovanni, a Roma, incantati dal flauto di Enrico Montesano, che fu comico e si fece miltante negazionista. Mentre i contagi sfondavano quota cinquemila facendo temere esiti modello Parigi.

Non si presenta sotto buoni auspici la seconda ondata del virus che, avvertono gli esperti, sarà numericamente peggiore della prima. Un nuovo picco annunciato, sì, ma scaramanticamente rimosso, o finito nel tritacarne delle polemiche sulle libertà violate o sul lockdown auspicato o temuto. Imperando, nonostante tutto, il consueto italico caos, è toccato a Sergio Mattarella provare a mettere ordine, a indicare una strada comune e condivisa: fare di tutto per evitare nuove chiusure totali e generalizzate, deleterie per l'economia e per la convivenza civile e democratica. È un appello alla responsabilità e alla collaborazione di tutti, per convivere con il virus e far marciare insieme economia e salute.

Per il resto, molto si punta sulla tempestività degli interventi: grande quantità di tamponi per individuare subito i colpiti, isolarli, curarli ed evitare il ricovero in ospedale, vera trincea da difendere. Oggi, infatti, la paura non è tanto la letalità del virus, che certo non si deve sottovalutare ma che i medici hanno imparato a contenere, bensì la corsa agli ospedali. Sembra che la grande maggioranza degli italiani abbia compreso la gravità del momento e si comporti di conseguenza; per i più giovani, molti restii a cambiare abitudini, l'argomento per fare breccia potrebbe essere non tanto la paura, quanto la solidarietà: non solo verso chi ha contratto il Covid, ma verso gli altri malati che si vedono rinviati a giorni migliori da ospedali monopolizzati dalla cura del virus.

In quanto al Conte 2, gli si chiede di non ripetere errori della prima ondata: confusione di voci; dissensi e difformità tra Palazzo Chigi e i poteri locali; caos di informazioni e interventi riguardo a mascherine, plexiglas, chiusure di locali pubblici. Le difficoltà intorno ai tamponi - attesa di ore per i prelievi, di giorni per la risposta - non lasciano ben sperare: ma è da qui che si deve ricominciare. Solo pochi mesi fa ci si poteva cullare nell'illusione del caldo in arrivo, delle vacanze e degli effetti di un lockdown temporaneo. Stavolta bisogna fare i conti con un paese che ha ripreso a muoversi e all'arrivo dell'influenza stagionale che confonderà le carte. Ci aspettano ancora mesi difficili, ma non abbiamo altre armi che non siano l'impegno personale di noi tutti e la massima serietà di chi governa.

 

--© RIPRODUZIONE RISERVATA

Video del giorno

Arona, bestemmia al volante durante l'assemblea online: consigliera comunale si dimette

Timballo di alici

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi