Tre domande dfificili per Conte l'europeo

Giuseppe Conte

Prima di volare ad Amsterdam per una delle tappe più ostiche del suo tour europeo, Giuseppe Conte si è concesso un taglio del nastro che taglio non è, cioè la presenza a Venezia per l'ennesimo test di funzionamento del Mose. Lì Conte ha detto che «è inevitabile ultimare i lavori», praticamente le stesse identiche parole pronunciate l'11 novembre scorso all'indomani dell'ultima catastrofica "aqua granda". La curiosità spinge a chiedersi come riassumerebbe questa vicenda a Rutte, capo del governo di un Paese che da secoli costruisce dighe e controlla i capricci delle acque. Basterebbe questo a fare (e a capire) le differenze.

Ma non finisce qui. Perché dopodomani, lunedì, il premier italiano sarà in Germania per un faccia a faccia con la cancelliera Angela Merkel che il primo luglio ha aperto il suo semestre di presidente del Consiglio Europeo. Semestre nel quale intende portare a casa la definitiva approvazione del Recovery Fund e del Mes. L'Italia sarà della partita? E come? Ah, saperlo...

Un incontro molto importante. Che gli ultimi fuochi politici certo non aiutano. Non sarà facile spiegare a Merkel, e all'Europa che in tema di concessioni detta norme stringenti, perché la revoca dell'affidamento ai Benetton della rete autostradale sia stata annunciata e non ancora decisa, che agli stessi Benetton sia stata affidata la manutenzione del nuovo Ponte ex Morandi poche ore prima della sentenza della Corte costituzionale che ne approvava l'estromissione dai lavori. Che pasticcio.

È questo il contesto in cui si apre l'incontro di lunedì. Nel corso del quale Conte dovrà rispondere a tre domande-chiave. La prima riguarda il Mes: che farà l'Italia, chiederà i 37 miliardi da destinare alla Sanità a un tasso di interesse molto più basso di quello che può strappare sul mercato? O cederà alle paure dei 5 Stelle? Seconda domanda: come e dove spenderà i 172 miliardi del Recovery fund, alcuni a prestito, altri a fondo perduto? E infine: comincerà a fare ciò che tutta l'Europa (e il buon senso) chiedono, cioè ridurre il debito pubblico e favorire la crescita disboscando burocrazia, eliminando piccoli poteri e lobby, aumentando la produttività? Non sappiamo se con Merkel riuscirà la strategia del rinviare, aspettare, decidere "salvo intese"...

 

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