Viaggio nella Maker Faire di Roma, tra robocalciatori e stampanti 3d di cioccolata

Bici per non vedenti

Scartati gli stand dei grandi marchi, ci imbattiamo in un sottobosco di piccoli artigiani digitali. La Robot band di Kolya Kruger suona il punk. E c’è un guanto parlante che traduce la lingua dei segni e dà voce ai sordomuti

ROMA. Leggenda vuole che la storia dei colossi della rivoluzione industriale in corso, di solito, abbia inizio in un garage. Quasi archetipico è quello in cui i due Steve, Wozniak e Jobs, progettarono i primi personal computer Apple. In quel momento erano a tutti gli effetti dei “maker”: figure a metà tra l’artigiano tecnologico e l’inventore. In questi giorni alla Fiera di Roma si tiene la più grande riunione di maker a livello europeo. Visionari convinti che del nostro futuro faranno parte stampanti 3d per la cioccolata, robocalciatori che sfideranno la nazionale campione del mondo, sartorie digitali su misura, bici per non vedenti e guanti parlanti che danno voce al linguaggio dei sordomuti.

I robot che giocano a calcio. Eppure la Maker faire non sempre trasmette l’atmosfera del garage a cielo aperto. I piccoli artigiani digitali bisogna cercarli bene, dietro gli immensi stand dei giganti della tecnologia come Google, Poste, Tim o Intel. Tuttavia, scartati i grandi i marchi, ci si imbatte in un sottobosco di meravigliosi inventori. Come Andrea Greco di Elettra robotics lab, un’associazione senza scopo di lucro di Domodossola. Il suo progetto è ambizioso: vuole costruire undici automi che siano capaci, entro il 2050, di battere i campioni del mondo di calcio. “La robot cup è nata negli Novanta – racconta – ed ha questo scopo. Siamo ancora in fase di progettazione, ma la nostra creazione può fare delle figure e calciare i rigori”. Il robobasket, invece, sempre piuttosto avanti: il cestista meccanico della fiera non manca un tiro libero.

Esoscheletro volante

La musica dei maker. Più avanti c’è Alvaro Passeri, intrattenitore digitale che con una bacchetta comanda un’orchestra di strumenti automatici: mandolino, fisarmonica, percussioni. I bambini lo guardano incantati. A qualche metro di distanza Michael Sammuels volteggia dei “poliedri sonici” nell’area e suona la musica house senza consolle o sintetizzatore. Manuela Cesani dell’Associazione musica meccanica italiana (Ammi) passa con il suo carretto di canzoni di una volta suonate a manovella e cattura la nostra attenzione. “Noi dell’Ammi vogliamo conservare la memoria della musica meccanica, quella dei cartoni forati e dei carrilon – spiega – e passarlo alle generazioni future. Per questo sfruttiamo le nuove tecnologie: la carta è deperibile, dobbiamo digitalizzare questo patrimonio culturale che è ampissimo”. Lasciata Manuela, cerchiamo di prendere una boccata d’aria. Impossibile, nel piazzale c’è un duo che suona il punk, la “One love machine band” di Kolya Kugler: robot batterista e robot chitarrista, entrambi costruiti riciclando pezzi di vecchie automobili. Come il loro manager, che si muove su un carrello e sputa l’acqua sulla folla. È lo spirito del punk.

Guanto per sordomuti

La mano che fa parlare i sordomuti. I maker, tuttavia, non sono solo allegri suonatori. Karim Abdel del +Abilityteam per mestiere migliora la vita degli altri. “Abbiamo fatto questo braccio meccanico per Giulia – spiega – che ce l’ha chiesto personalmente. Lei è affetta da una malattia rara, l’artrogriposi. Il braccio aiuterà a mangiare: porta il cucchiaio alla bocca, un movimento che non riusciva ad eseguire”. Il controller è del braccio è stato realizzato con una stampante 3d ed è calibrato su movimenti che Giulia riesce a compiere. Il campo del miglioramento delle condizioni dei disabili è quello che colpisce di più. C’è persino una mano parlante che traduce i segni della lingua dei sordomuti, in parole udibili da chiunque abbia la possibilità di farlo. “Facciamo diventare il movimento dei gesti voce – spiega Simonette Boria - e la mano può essere usata anche in ambito domotico, per accendere o spegnere una luce”. Ai non vedenti, invece, è dedicata la bicicletta pensata da Julie Davies, la “ultrabike”. Dotata di sensori che avvertono gli ostacoli, trasmette con una vibrazione del manubrio l’esigenza di svoltare. “Prima i non vedenti potevano andare solo in tandem – spiega Davies –, oggi possono pedalare in totale autonomia in un ambiente sicuro”.

Il Drago per i migranti

La cioccolata ai tempi del 3d. Passando tra decine di stampanti 3d ci imbattiamo in Alessandro Papaleo di 3dItaly. “In questa fiera noi vogliamo raccontare una visione del futuro – spiega – ovvero come le persone mangeranno, si muoveranno e si vestiranno”. Ci presenta anzitutto il progetto di una stampante 3d per cioccolata, che inizia a solleticare il nostro stomaco. Poi ci mostra dei componenti di una moto – anche essi stampati - e infine ci guida verso la sartoria digitale, che un domani permetterà di creare abiti su misura, dal pc, con il metodo del taglio laser. Ci allontaniamo e ci imbattiamo in robot guidabili con uno smartphone, in serre intelligenti per la coltivazione idroponica del basilico in ogni stagione dell’anno e in un visore a 360 gradi che ci trasla all’interno di un magazzino. È un’esperienza straniante: guardando in basso vediamo un altro pavimento. Square off è una scacchiera fisica automatica che, collegata allo smartphone, può essere sfidata dagli esseri umani o connetterci ad altri giocatori in tutto il mondo. Corrado Costa, dell’istituto di ricerca Crea, presenta invece un sistema intelligente per l’home brewing, la birra fatta in casa. Chi ha provato lo sa: raggiungere e mantenere temperature adeguate è cosa difficile per gli amatori.

Scacchi Automatici

Il drago che s’affanna per i migranti. Tra i maker c’è anche chi immagina un mondo migliore. Anzitutto c’è l’esoscheletro volante per soccorritori realizzato da Jonathan Diliberto, che potrebbe essere utilizzato in caso di terremoti o alluvioni per raggiungere le vittime. L’installazione simbolica degli studenti dell’Accademia di belle arti di Napoli, invece, “trasforma i bit in atomi”. È un drago grande come una stanza, sfolgorante di lampadine al led: ogni volta che qualcuno digita l’hashtag #migranti su Twitter il saggio Ch’i s’affanna, empatizzando con la loro sorte. La forza delle idee, spesso, sta nella loro semplicità. Lo capiamo allo stand di “Lite of light” che produce lanterne a basso costo alimentate da energia solare. Presto potrebbe portare luce in quelle zone del mondo che soffrono al buio.

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