Abraham Yehoshua: “La Sicilia deve diventare la capitale del Mediterraneo”

Lo scrittore israeliano Abraham Yehoshua

Dopo la tragedia dei 700 migranti morti, lo scrittore israeliano lancia dal palco de “Il viaggio di Sefarad” l’idea di un’Unione mediterranea guidata dall’Italia. “Vi sentite deboli, ma non lo siete”, ha detto lo scrittore. “Gli Stati Uniti non risolveranno i vostri problemi, anzi, li creano soltanto”

ROMA. “La Sicilia può essere la capitale del Mediterraneo”, con queste parole lo scrittore Abraham Yehoshua, dal palco de “Il viaggio di Sefarad” – dall’ebraico “Spagna”, da cui origina il ceppo della diaspora, della cacciata dal paese iberico – lancia, dopo la tragedia dei circa 700 migranti morti nel Canale di Sicilia, l’idea di un’Italia guida del Mediterraneo. Un Paese al centro del mare nostrum, non solo in senso geografico. “La Sicilia contiene le memorie dei romani, dei musulmani, dei cristiani e degli ebrei. La Sicilia è vicina anche geograficamente al nord Africa. La Sicilia può essere la Bruxelles del Mediterraneo”.

“Voi siete l’Italia: non siete deboli”. La proposta di Yehoshua, quindi, va in direzione completamente opposta rispetto a quanti ritengono che un disimpegno dell’Italia, o addirittura un blocco navale, possano risolvere la situazione. “Voi dovete essere l’Italia – dice lo scrittore, stringendo i pugni con orgoglio - : non potete soltanto raccogliere questi flussi migratori, non è vostro compito. Voi dovete creare una situazione in cui i migranti non abbiano motivazioni per venire. I problemi vanno risolti nei paesi d’origine. Ad esempio avete una responsabilità con la Libia, perché l’avete colonizzata. Spesso vi sentite deboli, ma non lo siete”.

L’Unione mediterranea. Da fuoriclasse dell’immaginazione, allora, Yehoshua dipinge uno scenario alternativo. “Penso che l’Italia debba prendere un’iniziativa audace: creare l’identità mediterranea e il mercato comune mediterraneo. Naturalmente siete all’interno del mercato europeo. Ma ci sono anche Gran Bretagna, Francia, Germania, altri paesi forti. Dovete avere una vostra missione, dovete dire: noi siamo il centro del Mediterraneo”. L’Unione mediterannea è in realtà un’idea che affonda le sue radici nel ‘900: teorizzata da Alexandre Kojeve, filosofo e politico, tra i più fini interpreti della Fenomenologia dello spirito di Hegel. Yehoshua, in qualche modo, la mutua: ma l’appello dello scrittore israeliano si rivolge all’Italia e non alla Francia, come nelle intenzioni originarie dell’intellettuale russo. Yehoshua passa ad elencare i paesi che dovrebbero riunirsi sotto la leadership italiana. “La Grecia, che sta venendo fuori dalla sua crisi, la Turchia, che sta diventando molto forte, Israele e Libano, che stanno lavorando per la pace con i palestinesi, l’Egitto, che ha superato la crisi di quelle che noi chiamiamo ‘primavere arabe’, la Tunisia, il Marocco, che oggi è un paese stabile. Il problema naturalmente è la Libia, ma l’Algeria, ad esempio, sta superando la guerra civile”.

“Gli Stati Uniti non risolveranno i vostri problemi”. Lo scrittore lancia poi un monito: la crisi va risolta all’interno del Mediterraneo, senza appelli a potenze d’oltreoceano. “Gli Stati Uniti non risolveranno i problemi, in passato li hanno solo creati. Lo hanno fatto in Vietnam, Afghanistan, in Iraq. Lasciateli stare. Dovete creare una vostra iniziativa con la vostra esperienza storica e sono sicuro che a Israele piacerebbe molto seguirvi dopo aver risolto la questione palestinese”, questione per cui, come è noto, Yehoshua propende per la soluzione a due stati. Anche se, a domanda sulla cucina israeliana, risponde con un sorriso: “La cucina israeliana è la cucina araba: ci hanno conquistati. Il felafel è ovunque. Questo testimonia l’osmosi delle due culture”.

Mediterraneo, il rifugio degli ebrei. Yehoshua non è l’unico dei presenti a dedicare un pensiero ai naufraghi. “Il mio omaggio va alle 700 persone che volevano giungere sulle nostre sponde”, spiega il rabbino Amedeo Spagnoletto. “Il Mediterraneo è stato un rifugio anche per gli ebrei della diaspora. Quindi è un mare nostrum in tutti i sensi, soprattutto per me che porto il nome di Spagnoletto. Sentire di un’ecatombe che lambisce le nostre coste, mi lascia davvero senza parole”. E, dopo aver ricordato chi muore oggi durante il viaggio, durante il suo Sefarad, Spagnoletto presenta un codice trecentesco della Torah. “Questo libro – spiega – proprio come Giuseppe nel Pentateuco chiede: dove sono i miei fratelli? Ovvero dove sono gli altri manoscritti della biblioteca del Talmud-Torah che è stata trafugata dai nazisti nel 1943 e non è mai tornata in Italia”. Un monito che, a 5 giorni dalle celebrazioni dei 70 anni della liberazione dal nazifascismo, suona ancor più macabro.

 

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