Droghe leggere? Troppi “silenzi” in famiglia

Dall’ultima indagine Datanalysis, condotta su mille genitori di ragazzi tra 13 e 17 anni, traspare l’incapacità di padri e madri di gestire i figli nel momento più importante: l’adolescenza

Sulle droghe leggere ci sono ancora troppi silenzi nell’ambiente familiare. «Quello della mancanza di dialogo nelle famiglie è l’aspetto più importante – spiega Giuseppe Mele, presidente dell’Osservatorio sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza, Paidòss – a questi numeri, infatti, traspare una incapacità di padri e madri di gestire gli adolescenti nel momento in cui questi diventano più chiusi o prendono strade diverse. In questo il pediatra può avere un ruolo preventivo, aiutando le famiglie, a patto che riveda il suo ruolo che non può essere solo di “riparare” qualcosa che non va, ma deve prevenire. Per questo bisogna aprire gli studi e far crescere una cultura del pediatra “adolescentologo”».

Le parole dell’esperto sono il frutto dell’analisi dei dati dell’ultima indagine Datanalysis presentate nel corso delle Scuole di Pediatria in corso a Capri. Dai risultati è emerso che a spingere sempre più adolescenti verso alcol e droghe, al di là della curiosità innata nei giovani, è soprattutto la mancanza di comunicazione all’interno delle famiglie.

«Da questa indagine traspare l’incapacità di padri e madri di gestire i figli nel momento più importante: l’adolescenza. In questo il pediatra può avere un ruolo preventivo, aiutando le famiglie, a patto che riveda il suo ruolo che non può essere solo di “riparare” qualcosa che non va, ma deve prevenire», continua Mele.

L’indagine Datanalysis è stata condotta su mille genitori di ragazzi tra 13 e 17 anni. Stando ai dati ottenuti, se si considera il ruolo della famiglia e le relazioni tra genitori e figli (in questo caso ancora adolescenti), emerge che il motivo principale per cui i giovani sono maggiormente esposti al rischio di dipendenza da alcol e droghe sta nella «difficoltà di comunicare all’interno della famiglia» (33,2% del campione, con più elevata incidenza nel Nord Ovest) e, in subordine, nello «scarso/assente controllo della famiglia» (24,9%, con picco percentuale nel Sud Isole). L’unico aspetto che ha una percentuale maggiore è la «tendenza a sperimentare la curiosità» (36,5%, con più alta percentuale nel Sud Isole).

Se si chiede ai genitori di indicare le responsabilità principali nei comportamenti sbagliati dei figli è proprio sulla famiglia che si indirizzano per la maggior parte degli indici puntati (35,3%, specie nel nord ovest) seguita a ruota dalla società (30,4%, in modo particolare nelle isole del sud) e gli amici (25,6%). La personalità, a sorpresa, conta per il 6,8%. «In realtà anche la scuola ha una responsabilità forte – spiega Mele – perché deve dare un’offerta formativa in linea con i tempi».

Tre studenti su quattro, secondo lo studio Espad Italia, hanno fatto, almeno una volta nella vita, uso di droghe o abusato di alcol, psicofarmaci o gioco d’azzardo, e fra questi il 17% ha avuto almeno una volta un comportamento a rischio di dipendenza, dato in crescita rispetto ai risultati ottenuti da analisi simili negli anni passati.

Per il 25,6% dei genitori intervistati, tra le cause del boom c’è l’incapacità della società di mettere in atto azioni capaci di combattere le dipendenze, mentre il 23,3% ritiene che la vera responsabilità ricada sulla facilità di reperire queste sostanze. Il 21,3%, infine, pensa che alla base ci sia un atteggiamento di tolleranza ed eccessivo permissivismo da parte della società stessa «Ai genitori – conclude Mele – consiglio di non interrompere mai la comunicazione e di parlare sempre con i propri figli. Senza essere “amici”, ma padri e madri».

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