Valpolicella, una storia millenaria

Valpolicella, una storia millenaria
La nostalgia si impone quale fattore di conservazione delle cose, del paesaggio, della memoria, della vita. La nostalgia è un diritto e come tale va riconosciuto. È la forza delle comunità, delle etnie, è il filo vitale delle culture. Il diritto alla nostalgia si nutre in primis dei luoghi e degli aspetti del territorio, termine che include usanze, sapori, profumi, colori, personaggi, pensieri. (Giacomo Tachis, Sapere di vino)
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Troppo spesso non ci rendiamo conto di quante e quali cose ci leghino al passato. Certo, ci sono le storie, scritte e raccontate di generazione in generazione, ma la verità è che c’è qualcosa che ci lega stretti a ciò che è stato: il territorio, la cosa che diamo sempre per scontata e che invece regge i secoli come noi non possiamo fare e finisce per unirci al passato, per quanto lontano ci possa sembrare. Come la Valpolicella, che da sempre produce vini d’eccellenza, apprezzati nei secoli da filosofi, letterati, imperatori e perfino da Federico Barbarossa, che nel 1177 ufficializza il nome “Valpolicellae” che identifica la zona di produzione del prestigioso Acinatico, sempre più richiesto dalla classe aristocratica di tutto l’impero.

Un passato a dir poco importante che va tramandato, come un buon vino: per questo serve un impegno costante nel tempo. Attivo da oltre 90 anni, il Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella rappresenta 322 aziende di imbottigliatori e trasformatori della rinomata DOP del veronese, per una filiera che conta 6 cantine cooperative, 2.271 aziende agricole produttrici di uva. Attraverso un contatto quotidiano con le aziende e una radicata conoscenza del territorio, si è affermato come l’interlocutore di riferimento per chiunque voglia scoprire la Valpolicella e i suoi vini.
Oltre a garantire il servizio di salvaguardia e tutela della denominazione, il Consorzio si occupa della valorizzazione e promozione sul mercato nazionale ed estero dei vini Valpolicella: Amarone della Valpolicella DOCG, Recioto della Valpolicella DOCG, Valpolicella Ripasso DOC e Valpolicella DOC. Vini che hanno letteralmente attraversato i secoli: la presenza della vite nel veronese risale infatti al Medio Eocene (40 milioni di anni fa) come dimostrano i reperti di ampelidee fossili (Ampelophyllum noeticum) portati alla luce nel XIX secolo nella “Pesciara” di Bolca.
E, nel corso dei secoli, una presenza costante anche nella letteratura: dalle Georgiche di Virgilio a Mario Soldati in Vino al vino, fino a Ernest Hemingway, che ne beve una bottiglia dopo l’altra nel suo Di la’ dal fiume e tra gli alberi (Il pigiama era steso sul letto. C'era una bottiglia di Valpolicella accanto alla lampada e accanto al letto una bottiglia d'acqua minerale in un secchiello di ghiaccio con un bicchiere accanto sul vassoio d'argento), fino gruppo rock Hall & Oates che dedica un verso della loro hit Italian Girls all’Amarone, i Valpolicella sono vini che hanno saputo evolversi nel tempo, ancorandosi saldamente ai gusti di oggi, in Italia e nel mondo, pur restando saldamente attaccati a un passato che continua a esistere nel territorio.
Il paesaggio è prevalentemente collinare, con morbidi declivi e spartiacque a quote basse, ed è dominato pressoché ovunque dai vigneti, intervallati da olivi e ciliegi. Le caratteristiche geologiche e climatiche del territorio, unico e variegato, sono alla base della grande originalità e tipicità dei suoi vini.
Ecco perché il lavoro del Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella è importante: perché coniugare gusto e territorio significa unire qualità della vita quotidiana (come diceva Goethe, la vita è troppo breve per bere vini mediocri) al perpetuarsi nel tempo di antiche tradizioni sulle cui fondamenta costruire un futuro migliore, per chi produce con amore e professionalità e per chi sa bere con gusto e moderazione.