Vino, donne al comando: "Ruoli sempre più prestigiosi. Ma i pregiudizi sono duri a morire"

Vino, donne al comando: "Ruoli sempre più prestigiosi. Ma i pregiudizi sono duri a morire"
Leader commerciali e della distribuzione, presidenti di aziende e consorzi. Ma il gender gap resta. Romina Romano, da personal trainer ad export manager: "Merito e tenacia contro battutine e insinuazioni sessiste" 
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Donne sempre più ai vertici nel mondo del vino. Non solo come produttrici e responsabili di aziende vitivinicole, ma anche manager, dal ruolo “classico” di responsabile della comunicazione e marketing a quelli di export manager, leader di società di distribuzione internazionale, presidenti di consorzi e associazioni di settore. Mentre solo il 10% delle donne è occupata nella produzione e nei vigneti, quasi l’80% è coinvolta in funzioni commerciale-comunicazione-marketing e agriturismo-ristorazione, come emerge da una ricerca condotta dall’Università di Siena in collaborazione con Le Donne del Vino e Unione Italiana Vini. Passi avanti importanti per colmare il gender gap, anche se restano difficoltà forti nella gestione della famiglia: se nasce un figlio, molte donne sono costrette a chiedere il part time perché mancano gli asili nido che consentano di conciliare il lavoro con le esigenze private. «Negli ultimi anni, il settore del vino italiano registra una progressiva “femminilizzazione” dei vertici aziendali, ma volendo rispondere alla domanda se persiste in Italia un problema di “gender gap” emerge che c’è ancora molta strada da fare» dice Elena Casprini, ricercatrice dell’Università di Siena che ha condotto l’indagine su base nazionale. Nel triennio 2018-2020, il 7,6% delle donne ha abbandonato o ha richiesto il part-time a seguito della nascita di un figlio. E resta alto il numero di donne che subisce discriminazioni nel mondo del vino: una su 14 è stata oggetto di abusi e/o offese.

Una foto di gruppo delle Donne del Vino
Una foto di gruppo delle Donne del Vino 

Stereotipi culturali ancora ben radicati

Quanto è difficile oggi per una donna rivestire un ruolo manageriale, in una società ancora fortemente maschilista? Lo abbiamo chiesto ad alcune manager del settore. A partire da Romina Romano, country manager Italia di Les Grands Chais de France, gruppo guidato dalla famiglia Helfrich, primo esportatore di vino francese al mondo e proprietario di tenute nei territori europei più vocati: “La difficoltà riguarda sicuramente i pregiudizi, la disuguaglianza basata sul genere deriva da stereotipi culturali purtroppo ben radicati che riducono le potenzialità del lavoro femminile in termini quantitativi e qualitativi. La donna e l’uomo non sono giudicati in pari modo e questo è il primo ostacolo che ancora oggi ogni donna deve superare, accettando che il percorso per raggiungere l’obbiettivo è sicuramente più tortuoso del suo pari di genere maschile”. E purtroppo, come emerge da una recente ricerca fatta dalle Donne del Vino insieme all’università di Siena nel triennio 2018-2020, il 6,9% delle donne che lavorano nel mondo del vino intervistate è stata vittima di episodi di intimidazioni e abusi.

Lo conferma Romano: “Più che un episodio, mi sono capitati diversi episodi legati ad un atteggiamento di superiorità da parte di maschi ricoprenti cariche manageriali di fronte ad un interlocutore donna. Approccio che porta alcuni a cadere in commenti ed insinuazioni sessiste che sminuiscono la persona. Per fortuna però non tutti sono così e vi sono professionisti che valutano l’interlocutore per le sue capacità e competenze”.

Romina Romano, country manager Italia di Les Grands Chais de France
Romina Romano, country manager Italia di Les Grands Chais de France 

Ma Romano, da personal trainer a manager internazionale, la sua gavetta l’ha fatta ed è stata anche lunga: esperienze all’estero per perfezionare le lingue, 14 anni come personal trainer e poi il vino, seguendo la sua vocazione e la passione per l’ambito commerciale: “Impegno e una grandissima tenacia mi hanno fatto conquistare il mio ruolo di country manager Italia di Les Grands Chais de France in un mercato che vale ormai quasi 6 milioni di euro per un gruppo che oggi fattura oltre un miliardo. La strada è stata ed è ancora in salita ma è una sfida che amo affrontare quotidianamente”.

Il mondo del vino spinge verso leadership femminili

Sfida che ha riempito di entusiasmo la vita professionale di Roberta Cenci, oggi alla guida con il marito Saverio Notari di Compagnia del Vino, azienda di distribuzione del vino fondata nel 1997 da Giancarlo Notari, padre di Saverio, con il marchese Piero Antinori. Cenci ha nel curriculum 9 anni di esperienza alla Arnaldo Caprai: “Periodo in cui ho imparato tanto sul vino e sulle dinamiche imprenditoriali, occupandomi anche dei mercati esteri, ma soprattutto ho capito cosa mi piaceva fare e cosa sapevo fare meglio: armonizzare, creare reti, mettere a fuoco obiettivi”.

Roberta Cenci, responsabile di Compagnia del Vino
Roberta Cenci, responsabile di Compagnia del Vino 

Oggi Cenci lavora con diverse aziende di respiro internazionale molte delle quali sono a guida femminile. “Il mio quotidiano è pieno di casi imprenditoriali di donne di successo – racconta - Penso a Ca’ del Baio gestita per la quasi totalità da donne, a Pol Roger che ha come presidente del consiglio direttivo una donna, alla cara Silvia Maestrelli che, nel 2006, ha concluso trattative estenuanti con una miriade di possidenti terrieri dell’Etna per costruire quella che oggi è la mappa meravigliosa dei terroir di tenuta di Fessina. Il mondo del vino è uno di quelli che meglio si è aperto ad una leadership femminile. Il cambio di passo che si è avuto a partire dagli anni 90, dopo lo scandalo del metanolo, ha alzato l’asticella delle competenze richiedendo agli imprenditori italiani di settore una più alta qualificazione. Il modello Alfa del proprietario-contadino-vignaiolo-venditore non reggeva la competizione in un contesto che chiedeva maggiori garanzie. Con la specializzazione anche le donne hanno avuto una chance: sapevamo fare le stesse cose, talvolta anche meglio di loro.  Anche qui però c'è divario: la parità di diritto conquistata nei diversi ambiti non garantisce automaticamente quella di fatto. Dobbiamo combattere la convinzione che per essere considerate al pari di un collega uomo, dobbiamo agire come un uomo. Compagnia del vino, la nostra azienda, è stata per anni un’azienda con il 70% di quote rosa e abbiamo portato risultati eccellenti”.

 

Io scelta per meriti non perché donna

Piccoli passi, grandi risultati. E ruoli istituzionali fino a pochi anni fa appannaggio maschile che invece oggi vengono affidati a donne.  Ne sono esempi il Consorzio di tutela dei Vini di Bolgheri, guidato da Albiera Antinori (Guado al Tasso), affiancata dalle vice Priscilla Incisa della Rocchetta (Tenuta San Guido - Sassicaia) e Cinzia Merli (Le Macchiole). E anche il Consorzio del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg, presieduto da Elvira Bortolomiol.

Elvira Bortolomiol, presidente del Consorzio Prosecco Superiore Docg
Elvira Bortolomiol, presidente del Consorzio Prosecco Superiore Docg 

La presidenza del Consorzio di tutela è un onore per chi come me affonda le proprie radici personali, famigliari, aziendali nelle colline del Conegliano Valdobbiadene -  riflette Bortolomiol - Credo che la mia elezione sia stata l’espressione della condivisione del pensiero di una comunità e della volontà dei membri del CdA e dei produttori. È il riconoscimento di un’evoluzione di un percorso partito anni fa con i miei vari mandati come vicepresidente. Penso che si sia trattato di una scelta non tanto di genere, quanto di presa in considerazione di un operato di passione, capacità, professionalità e forse anche della mia esperienza maturata come vicepresidente, che si radica nel lavoro svolto all’interno di un’azienda storica e rimasta sempre di proprietà familiare. Provengo infatti da una famiglia che ha contribuito a diffondere il nome Prosecco in Italia e nel mondo, pertanto avere oggi la possibilità di dare un contribuito diretto a livello di Denominazione mi stimola a impegnarmi a favore del prodotto e del territorio per promuoverne il valore, la qualità e l’autorevolezza nel mondo”.

“Pensando alla nostra realtà spicca il dato di occupazione femminile che, dall'ultimo rapporto economico, segna ancora un +2,1% dal 2019 al 2020. E il trend positivo arriva da lontano. Infatti da una, ricerca che il consorzio commissionò all'Università Bocconi nel 2018 si evidenziava già che dal 1981 al 2011 l'occupazione femminile è stata in progressivo aumento passando dal 29,6% al 41,7%. Il lavoro è il primo veicolo di inclusione sociale e quindi di benessere in senso lato, per questo sono orgogliosa che anche nel nostro territorio i dati siano più che incoraggianti”.

La famiglia mi ha protetto

Il lavoro è un terreno che può rivelarsi complesso anche per chi appartiene a una grande famiglia del vino, come Roberta Ceretto, presidente e responsabile marketing dell’azienda di famiglia nelle Langhe, che gestisce col fratello Federico, al capo del commerciale, e con i cugini Alessandro, enologo, e Lisa che segue la parte economica. “La mia difficoltà non è stata farmi strada in quanto donna. Per me è stato più complicato ricavarmi un ruolo all’interno dell’azienda che non affrontare il mercato e il rischio di discriminazioni in quanto donna. Io ho studiato lingue e dopo gli studi non avevo intenzione di lavorare nella tenuta di famiglia. Il momento di svolta per me è arrivato nel 1999 quando è stata costruita la Cappella del Barolo – racconta l’imprenditrice – Mio padre mi chiede di seguire i lavori a stretto contatto con  gli artisti Sol LeWitt e David Tremlett con cui avrei potuto parlare in inglese. Lì mi resi conto delle infinite possibilità che si potevano aprire per me e per l’azienda stessa nel campo della comunicazione e del marketing. Ho capito che quello poteva essere il mio ruolo e che avrei potuto svolgerlo al meglio. Allora ho fatto un fatto un corso di sommelier e ho cominciato a lavorare per l’azienda. Essere parte di quel progetto mi ha anche aiutato a conoscere meglio mio padre. Oggi sono felice: ho un figlio di 6 anni e un lavoro che adoro”.

Roberta Ceretto, presidente e responsabile Comunicazione e Marketing dell'azienda vitivinicola Ceretto
Roberta Ceretto, presidente e responsabile Comunicazione e Marketing dell'azienda vitivinicola Ceretto 

Portare un nome importante aiuta o scatena pregiudizi? “Nel territorio come famiglia che investe e fa tanto per valorizzarlo abbiamo le porte aperte. Spesso mi sento dire: “Ah, tu sei la figlia di…”. Noi lavoriamo molto in squadra, andiamo d’accordo. Certo non siamo la famiglia del Mulino Bianco, ma perseguiamo lo stesso obiettivo”. I pregiudizi sono in agguato ma Ceretto non ha mai subito discriminazioni: “Forse e per fortuna in questo gioca a favore il nome della famiglia che è anche una sorta di protezione”.

Merito e tenacia per superare i pregiudizi

Ma c’è un modo per superare pregiudizi, critiche e/o “battutine” che prendono di mira una donna di successo? Risponde Romano: “I pregiudizi e le critiche si superano con la professionalità: approfondendo la conoscenza del prodotto e dimostrando le competenze e le proprie capacità.  L'importante è sempre rispondere professionalmente sugli argomenti senza mai cogliere le provocazioni. Avere fiducia in se stesse e nel proprio talento”.

“I pregiudizi si superano con il successo – aggiunge Cenci - Fin quando permetteremo allo stereotipo della donna-in-carriera o dell’angelo-del-focolare di rappresentarci in modo esaustivo, le battutine avranno terreno fertile. Accettiamo l’idea di poter ricoprire più ruoli “in modo del tutto personale” o fra cent’anni saremo ancora qui a disquisire dell’inspiegabile realizzazione professionale del “sesso-debole”.

E poi c’è la regola d’oro: non mollare. “É la meritocrazia che fa arrivare le donne ai vertici - afferma Romina Romano -. Chi ha le capacità e la tenacia, se ha la forza di non arrendersi e di combattere per le proprie aspirazioni, può giungere a ricoprire ruoli manageriali e di prestigio in cui a marcare la differenza sono professionalità e preparazione, non l’essere donna o uomo”.