Sulle colline del Prosecco fra le Rive, dove si sfida la gravità

La faticosa vendemmia nelle Rive di Valdobbiadene
La faticosa vendemmia nelle Rive di Valdobbiadene 
Bortolomiol, presidente del Consorzio Prosecco Superiore Docg: "Siamo di fronte a dei cru". Vella, direttore generale della Cantina Produttori Valdobbiadene: "Così offriamo ai consumatori un lusso accessibile, a 10-12 euro a bottiglia"
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Quelle di San Pietro di Barbozza sono puntellate di piccoli ricoveri dove i contadini riparavano il bestiame. A Santo Stefano i grappoli sono più grandi e danno vita a vini con spiccata salinità e note di frutta matura. E che dire di Guia, dove il vigneto si strappa alla roccia madre della Scaglia Rossa e del Biancone, animando un paesaggio difficile e strepitoso. Ogni “riva” ha la sua storia, la sua conformazione i suoi capricci, il suo fascino. E i suoi vini, diversi, volubili, da conquistare, sorso dopo sorso. Ma sempre accoglienti. Siamo sulle colline del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, dai 300 ai 500 metri sul mare, dove la pendenza si spinge a raggiungere i 65 gradi: sulle rive, parole che in veneto indica gli appezzamenti di terra sui profili delle alture. Luoghi magici, dove le vendemmie non possono che essere manuali. E in cui l’uva non è solo un elemento culturale, ma anche sociale e territoriale: quante volte nelle famiglie del vino, il giovane vignaiolo prende i suoi attrezzi e dice: mamma, vado in riva. Nessuno direbbe mai "vado in vigna". Perché è un modo di essere. Riconosciuta dal disciplinare del Prosecco Superiore Docg nel 2019, la tipologia “Rive” nel 2021 ha raggiunto una produzione di 2 milioni e 396.939 bottiglie in 494 ettari di vigneti, riscuotendo un successo di mercato internazionale, e contribuendo a sigillare il prosecco nel libro dei vini di alta qualità.

 

“Le rive sono nate per evidenziare le caratteristiche più intrinseche del nostro terroir – dice Elvira Bortolomiol, presidente del Consorzio prosecco Superiore Docg - È stato fatto uno studio sul clima, analizzato le  pendenze, identificate 43 zone: La selezione è diventata parte importante della denominazione. E ci siamo resi conto che il consumatore cerca le parti più sofisticate del territorio e riescono a identificare il terroir nella bottigIia: siamo di fronte a dei cru, ognuno dei quali ha caratteristiche precise”. 

Tra i primissimi a Valdobbiadene a offrire vini espressione di un singolo territorio, prima che il Consorzio riconoscesse le 43 rive attuali, troviamo Cantina Produttori Valdobbiadene, di cui fa parte Val d’Oca, 56 milioni di fatturato, mille ettari vitati per 15 milioni di bottiglie. Realtà che vanta la maggiore superficie di vigneti nei cru della Docg Valdobbiadene, in 9 zone.

 

“Siamo partiti 12 anni fa con Colbertaldo, che si trova dopo Valdobbiadene nel comune di Vidor – dice Alessandro Vella, direttore generale della Cantina - stiamo parlando di paesini attaccati, ma da noi il senso di appartenenza è molto forte. E poi anche a pochi metri di distanza, in termini di terroir, ci sono differenze. La terra conta molto”. Qualche esempio? Vella per rispondere tira fuori due barattoli pieni di terriccio: “A Santo Stefano il terreno è più argilloso, più scuro; a Cartizze invece più minerale e più chiaro per la quarzite. Ed è una cosa meravigliosa e interessante perché queste differenze si sentono nel bicchiere: a Santo Stefano di solito troviamo fiori e aromi più delicati, se ci spostiamo verso Valdobbiadene sulle rive longhe di San Pietro, sul ciglione della collina, troviamo molta più frutta. Se arriviamo a Cartizze troviamo ancora maggiore complessità”. Nel cru più rinomato la terra arriva a costare 1 milione ad ettaro, nelle altre rive si sta sui 5-600mila euro. Negli ultimi due anni sono emerse le rive San Martino: qui a tratti la pendenza è ancora più accentuata, ma mai quanto a Guia, dove diventa aggressiva.

Alessandro Vella, direttore generale di Cantina Produttori Valdobbiadene 
Alessandro Vella, direttore generale di Cantina Produttori Valdobbiadene  

 

È per questo che tutte le operazioni, dalla potatura alla vendemmia, sono manuali. “Il carro rimane nel punto più basso raggiungibile – spiega Vella - e poi si sale a piedi con le secce (secchi) piccole, di plastica o vimini, e si va su e giù". E la qualità lievita. “Noi abbiamo lavorato molto per creare una condizione di vini di pregio, negli ultimi 3 anni siamo cresciuti a doppia cifra tanto che oggi tra bar, ristoranti e grande distribuzione vendiamo circa 600mila bottiglie di rive, poco meno della metà di quelle prodotte in tutto nel comprensorio - continua il direttore generale della Cantina - Abbiamo spinto in questo verso per dare al trade un prodotto di lusso accessibile, che al consumatore costa sui 10-12 euro".  

 

La storia delle rive passa anche dall’orgoglio.  La gran parte dei nostri soci sulle rive possiede meno di un ettaro, si parla di appezzamenti storici da 2-3-4mila metri quadri. Piccoli terreni, grande competizione. “C’è sempre la battaglia a quale riva dia la migliore Glera – dice Vella, la cui sfida è tutt’altro che finita - A Vinitaly presenteremo una nuova riva, celebrativa dei 70 anni: quella di San Giovanni che è anche il toponimo della zona dove ha sede la cantina. Il vino sta maturando, sarà pronto ad aprile”.