Peste suina, sos dei piccoli allevamenti: "Animali da abbattere o difficili da vendere, non lasciateci soli"

Un suino di razza cinta senese della cooperativa agricola Monte di Capenardo a Davagna (Genova)
Un suino di razza cinta senese della cooperativa agricola Monte di Capenardo a Davagna (Genova) 
Coinvolte alcune aree della Liguria e dell'Alessandrino. Ad oggi 19 i cinghiali positivi e nessun maiale. La situazione di cooperative agricole e aziende biologiche che crescono i suini allo stato brado e chiedono di non essere dimenticati
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Poteva essere un semplice incidente, quella carcassa di cinghiale ritrovata il 6 gennaio ad Ovada (Alessandria), ai margini di una massicciata ferroviaria. Così non è stato. Il suo ritrovamento ha segnato l'inizio di una nuova emergenza sanitaria in Italia, il cui nome fa paura: peste suina africana. In realtà, per l'uomo, non sussiste alcun rischio. Per i suini – maiali e cinghiali – il virus è invece una sentenza, con una letalità che si avvicina al 100% e la sua prolungata resistenza: il virus sopravvive nella carne e nelle viscere per 105 giorni, nella carne salata per 182, nella pelle essiccata per 300 e nella carne congelata per anni.