La disciplina aiuta, ma non rende leader

La disciplina aiuta, ma non rende leader
Fondamentale è, per uno chef, saper valorizzare la propria squadra e seguirne necessità e talenti. Solo così si può emozionare a tutto tondo 
1 minuti di lettura

Quando si parla di cibo di grande qualità, sono rapidamente evocati scenari di splendide location, intere brigate che in cucina si muovono all’unisono con competenza e profonda disciplina. Tutto questo accompagnato da un servizio impeccabile, costruito nelle migliori Accademie e gestito con esperienza e tatto. Ma cosa succede in quelle brigate? Come viene creata quell’amalgama di squadra decisiva per creare legamei duraturi e migliori perfomance. È sufficiente un’organizzazione militare e il sogno di diventare eccellenti come quello chef seguito come un maestro di cui emulare ogni gesto per poterlo fare e proprio e raggiungere tanta eccellenza?

La verità è che nella realtà le cose vanno diversamente, uno chef che ha ideato un concept culinario, deve avere molte altre qualità e competenze. Infatti deve sapere guidare ed ispirare il proprio team, conoscendone ogni proprio elemento. Motivarlo e direzionarlo verso il proprio potenziale, facendo loro percepire di essere parte di qualcosa, di cui loro stessi sono elementi essenziali. Si parla infatti molto di disciplina militare in cucina, ma la pratica è invece attraversata dalla grande necessità di leadership tangibile di uno chef che condivide una visione e guida la propria brigata (più spesso una famiglia) attraverso ostacoli e paure da superare per concretizzare attraverso una missione quotidiana quel risultato meraviglioso che poi ci troviamo a gustare.

Essere leader significa aiutare e supportare gli altri a raggiungere il proprio potenziale superando quegli ostacoli che necessariamente si incontreranno sulla strada del successo. Deve sapersi adattare ed insegnare ai propri che il percorso dell’eccellenza è fatto di molte prove e che la passione è una delle energie è fondamentali a superare quell’impasse. Iniziamo quindi a dimenticare quelle immagini di chef concentrati nella produzione di quelle opere di arte culinaria e incominciamo a vedere quanto di loro c’è in tutto il processo, in tutte le persone che lo hanno realizzato e nel percorso che li porta a rendere reale una visione che passa attraverso il lavoro e l’emozione di una famiglia guidata da un leader che prima di tutto pensa a sostenerla, anticiparne i bisogni e risolvere quanto necessario per offrirci una esperienza indimenticabile.

Seguendo questa strada sarà più facile fidelizzare il team, evitare imbarazzanti defezioni ma soprattutto valorizzare il lavoro di squadra, Neanche il più grande degli chef vince da solo. Neanche il più grande degli chef, a meno che non cucini solo per noi, è in grado di emozionarci come una squadra che è al nostro fianco dal vino al dolce.

*Imprenditore specialista della performance, lavor nel campo dello sport professionistico