Arriva il vino novello, leggero e fruttato. Ma la qualità fa discutere

Quattro milioni di bottiglie sulle tavole degli italiani secondo Coldiretti, ma consumo e notorietà sono crollati. Paolo Brognoni, direttore di Assoenologi: "Avrebbe bisogno di un rilancio, non però vedo interesse da parte delle cantine". Ma c'è chi parla di "Novello di nuova generazione" VIDEO
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Fresco, piacevole e fruttato, è arrivato il vino Novello della vendemmia 2021. Quattro milioni di bottiglie sulle tavole degli italiani, dice Coldiretti con una stima probabilmente generosa. Perché, a differenza del Beaujolais Nouveaux che in Francia suscita ancora un certo interesse e quest’anno sarà disponibile dal 18 novembre, in Italia il consumo e la notorietà di questo vino giovane e leggero, realizzato grazie alla fermentazione carbonica di grappoli integri di uve che vengono poi spremute a distanza di una decina di giorni, sono assai diminuiti, se non del tutto crollati.

Vino novello, cos'è e perché si chiama così

«Il Novello oggi sconta gli effetti di una strategia di mercato speculativa di molte aziende, che negli anni passati lo hanno trattato come un prodotto su cui puntare per garantirsi un incasso immediato, senza curarsi troppo della qualità» dice il direttore di Assoenologi, Paolo Brogioni. «In un certo senso, mi ricorda la parabola dei vini rosati, ma al contrario. Negli anni ‘80 e ‘90 erano un prodotto con poco mercato, semplici e scontati. Oggi hanno successo perché le aziende ci hanno investito e realizzano vini di qualità, capaci di suscitare interesse tra i consumatori. Il Novello avrebbe bisogno dello stesso rilancio, ma francamente non vedo una vera intenzione su questo fronte da parte delle cantine, che preferiscono piuttosto puntare sul proprio marchio e sulla riconoscibilità territoriale».

La produzione del vino Novello in Italia è iniziata verso la metà degli anni ’70, sulla scia dei vignaioli francesi della zona di produzione del Beaujolais che, per superare una stasi di mercato, avevano iniziato a mettere sul mercato il Beaujolais Nouveaux prodotto con uve Gamay meno pregiate della Borgogna meridionale. Alcune regioni, a partire dal Trentino con il Teroldego, hanno scoperto una particolare vocazione e tuttora ci sono cantine come Zeni, Mezzacorona, Cavit e la Rotaliana di Mezzolombardo che puntano con convinzione su questa tipologia di vino. Lo stesso fanno in Toscana Banfi con il Santa Costanza e Antinori con il San Giocondo di Santa Cristina. Nelle Marche, Velenosi usa il Montepulciano e la Lacrima di Morro d’Alba per produrre un novello delicato e generoso.

Ma negli ultimi tempi il calo di produzione è stato costante: sempre secondo Coldiretti, si è perso oltre il 30% negli ultimi 10 anni. Tanti i tanti fattori concomitanti, a partire dalla limitata conservabilità, che ne consiglia il consumo nell’arco dei prossimi 6 mesi, fino alla tecnica di produzione, che è più costosa di circa il 20% rispetto a quelle tradizionali. «Un altro elemento è il fatto che la macerazione carbonica caratterizza molto il prodotto finale e lo rende uniforme, non facendo emergere la peculiarità territoriale che oggi un po’ tutti cercano» dice ancora il direttore di Assoenologi.

E poi c’è un’altra questione fondamentale: gli stessi vitigni che negli anni passati rappresentavano la base del Novello vengono oggi utilizzati per produrre vini ugualmente giovani, freschi e fruttati, ma che non presentano problemi di durata. «In Piemonte, fino a qualche anno fa avevamo ancora almeno una decina di aziende a cui prestavamo consulenza enologica e che producevano il Novello con base Dolcetto o Barbera, oggi non ne abbiamo più nemmeno una» confessa l’enologo Gianfranco Cordero, che da anni è anche apprezzato docente per i futuri sommelier Ais. «Ormai le tecniche di vinificazione ci consentono di trovare sul mercato vini della vendemmia 2020 che sono altrettanto freschi e bevibili e non fanno rimpiangere l’assenza di un Novello 2021, per quanto simpatico e profumato. Inoltre, per ottenere un buon vino precoce occorre mettere in pratica una tecnologia molto efficace, altrimenti i risultati sono deludenti e la bottiglia decade molto rapidamente».

Tuttavia, c’è anche chi parla di un «Novello di Nuova Generazione». È il caso dell’azienda calabrese Statti, che dà appuntamento al 10 novembre per assaggiare il primo frutto della vendemmia 2021 ottenuto al 100% da uve Merlot. «Il Novello è un vino che ha un forte significato nella storia della cultura contadina, che desideriamo custodire con attenzione e rispetto - dice Antonio Statti -. Ma la nostra non vuole essere una bottiglia per nostalgici del passato: al contrario, vuole essere un’alternativa moderna per chi ama il bere fruttato, fresco e piacevole». Il vino d’autunno riuscirà a scrivere una nuova stagione di successo?