Vini Piwi: Nicola Biasi fonda un'associazione e va a Merano

Studiati per essere naturalmente resistenti ai funghi, per l'enologo sono "il futuro, in quanto non necessitano dei trattamenti fitosanitari altamente inquinanti"
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Essere coraggiosi, essere L’Avanguardia, premia sempre. Magari dopo un lungo percorso impervio, fatto di persone che non ci hanno creduto, magari hanno riso. Ma premia. Ogni volta. È quello che stanno sperimentando in questi giorni, cominciando a raccogliere vittorie, dopo un primo periodo di sperimentazione e investimento, anche a livello internazionale e di racconti, i produttori di Piwi. Ovvero di quei vini nati da vitigni geneticamente pensati per essere resistenti alle malattie fungine e di conseguenza capaci di sopravvivere senza l’utilizzo massiccio di prodotti fitosanitari impattanti per l’ambiente. Sostenibili sotto il punto di vista ambientale ma anche economico, sul lungo raggio, in quanto più resistenti alle avversità  e più sostenibili economicamente, almeno nelle intenzioni, proprio grazie a questa caratteristica che garantirebbe meno perdite nel tempo. E osteggiati, per l’intervento delle bio ingegnerie sulla base della natura, idealmente contrari ai principi del naturale e del biodinamico.

Nonostante i venti avversi godono però di ottima salute. Nati da alcuni studi tedeschi i Piwi ( pilzwiderstandsfähig, prodotti tramite incroci tra la viti linifera e altre specie, comprese le viti americane scelte per la loro resistenza) stanno diventando innovativi anche nella gestione stessa del progetto. Diffusissimi in Germania, ça va sans dire, ma anche in altre regioni del europee del nord e dell’est come Danimarca e Polonia, oggi in Italia sono molto diffusi soprattutto nelle regioni del Nord come Veneto, Trentino Alto Adige (Piwi Trentino è oramai una realtà, oltre che un segnale di un determinato andamento nel mercato), Friuli Venezia Giulia e si stanno sempre più velocemente allargando in tutto il Continente, soprattutto grazie alla capacità, non sempre comune nel mondo vino in generale, di fare rete. È proprio attraverso il lavoro condiviso e il supporto reciproco che i produttori stanno riuscendo a superare gli ostacoli e la diffidenza, puntando soprattutto sulla necessità ogni giorno più sentita da produttori e consumatori, di lavorare sul mondo di domani, che deve e dovrà essere sempre più ecosostenibile, pronto ad affrontare i cambiamenti climatici che inevitabilmente, già in atto, si abbatteranno sulle vigne. 

Prova inconfutabile che chi ha scelto i Piwi come strada filosofico-ambientalista e produttiva sta decisamente uscendo dal recinto è la presenza, quest’anno ancora più significativa rispetto agli altri anni, nelle fila della 30esima edizione del Merano Wine Festival. Il 5-6 novembre, infatti, saranno in forze al Kurhaus Lentner, dove debutterà la neonata “Resistenti Nicola Biasirete d’impresa tra sei cantine accomunate dallo stesso consulente enologo Nicola Biasi – uno dei giovani enologi più premiati d'Italia, riceverà il Platinum Award 2021 di The Wine Hunter per il Vin de la Neu. bianco resistente da uve Johanniter ed è stato premiato tra i Cult Oenologist 2021, dal MWF -.

AlbafioritaCa’Apollonio, Colle Regina, Della Casa, Poggio Pagnan e Vin de La Neu – Biasi Nicola sono le apripista di un progetto innovativo, la prima cooperativa Piwi transregionale che si presenta come testimone di un nuovo corso delle cose a un evento di settore così importante come il MWF, da sempre il salotto buono del vino europeo, per lavorare a livello comunicativo sul miglioramento dell'immagine di questi "vini e vitigni del futuro". Una disceso in campo gentile ma decisa, una vera presa di posizione perché, come spiega Biasi, “la sostenibilità è un concetto che richiede azioni concrete. I vitigni PIWI, resistenti alle malattie fungine, rappresentano la migliore e in alcuni casi l’unica strada per una reale viticoltura che rispetta l'ambiente. Abbiamo il dovere morale di pensare alle generazioni che verranno, lasciando loro un ecosistema che sia salubre e trasmettendo il sapere vitivinicolo che mira all’eccellenza e rende il Belpaese famoso in tutto il mondo. Credo che tutto ciò sia possibile con la viticoltura resistente”.