Alfonso Iaccarino: "Il vaccino ci ha ridato la vita e il green pass è la nostra salvezza"

Alfonso Iaccarino, chef due stelle Michelin e assessore al Turismo del Comune di Sorrento, con il figlio Ernesto 
A favore del lasciapassare lo chef del Don Alfonso, 2 stelle Michelin, nella penisola sorrentina, da un anno anche assessore comunale al Turismo. Dalla sua azienda agricola, con vista su Capri, racconta la filosofia della cucina "che cura e rispetta la biodiversità"
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"Il green pass è stata la nostra salvezza. Ci ha permesso di lavorare, di poter girare, di accogliere tutti in sicurezza". Non ha il minimo dubbio, Alfonso Iaccarino, più noto come Don Alfonso, come era chiamato il grande nonno cuoco che ha dato il nome al suo ristorante, oggi due stelle Michelin, all'interno del relais a Sant'Agata sui due Golfi, nel cuore della penisola sorrentina. A 75 anni, nella doppia veste di chef ed assessore al turismo di Sorrento (dallo scorso novembre) si dice totalmente a favore del certificato verde che dal 15 ottobre diventerà obbligatorio per tutti i lavoratori, sia pubblici che privati

Sono d'accordo con lei anche i suoi 60 dipendenti?

"Assolutamente sì, si sono tutti vaccinati subito, già a maggio, di loro spontanea volontà, come coloro che orbitano intorno alla nostra attività, dagli autisti ai fattorini. Qui sulla costiera come nelle isole abbiamo fatto una grande campagna vaccinale a tappeto e non c'è stata nessuna protesta no vax e neanche no pass".

Alfonso Iaccarino nella sua azienda agricola nella penisola sorrentina (foto @Luisa Mosello) 

Quindi nessun problema di tamponi, gratis o a pagamento, su cui si stanno scatenando le polemiche?

"No. Non ce ne sono. Vaccino e green pass non sono visti come nemici, ma come strumenti che ci hanno ridato la vita. Ci hanno permesso di andare avanti. Di servire i nostri clienti con estrema semplicità e in sicurezza. Senza diventa tutto difficile. Fare i tamponi diventerebbe una schiavitù. Io personalmente quando sarà disponibile la terza dose la farò subito!".

 

E cosa risponde a chi questi strumenti li contesta e quando chiama per prenotare protesta e comunica che non verrà?

"Rispondo che per noi non è un problema ('Meglio così, peggio per lui' fa eco la moglie Livia che è lì accanto, ndr). Noi siamo favorevolissimi. Il vaccino e il green pass ci hanno ridato la libertà che non avevamo più. Non dovrebbero essere sentiti come obblighi ma come un privilegio e un dovere nei confronti della comunità. Chi non si vaccina è solo un egoista". 

Don Alfonso con la moglie Livia (foto @Luisa Mosello) 

E qui parla anche l'amministratore locale: come mai ha deciso di fare l'assessore?

"Mi è stato proposto, e io ho accettato. Per me è stato un riconoscimento e una maniera per poter fare qualcosa in più per valorizzare il mio territorio. Anche per fare una nuova esperienza di vita. E mettere al servizio degli altri la mia. Ho lavorato con gente di tutto il mondo, non sono laureato ma ho la laurea della vita. Ho mandato avanti una grande azienda e ora ho un po' più di tempo dal momento che posso contare sui miei due figli, Ernesto chef in cucina, e Mario in sala, e sempre sulla mia straordinaria moglie Livia ( vera "anima" di tutta l'impresa con la sua grande attenzione ai minimi dettagli, ndr). Il mio obiettivo? Far diventare la penisola sorrentina un polo di biodiversità e di ambientalismo vero. Supportato da una giunta giovane, tutta con il pollice verde come lo stesso sindaco, Massimo Coppola".

 

Quale è la filosofia del Don Alfonso oggi?

"Alla base c'è  una grande ricerca, continua, della qualità e il rispetto del territorio. Tutto parte dal seme. È l'origine. l'agricoltura muove il resto. Abbiamo avuto varie fasi. Prima in Spagna c'è stato Ferran Adriá poi Heston Blumenthal con l'azoto, quindi i Paesi del nord Europa con la loro ricerca, ma la vera cucina è quella che si riesce a fare stagionalmente. Perché occorre seguire i cicli della natura che ha la sua intelligenza: in inverno ci dà le arance perché abbiamo bisogno di vitamina C, in estate le pesche le prugne le albicocche perché abbiamo bisogno di sali minerali. Se noi partiamo da questo principio capiamo che fra dieci anni si andrà al ristorante per curarsi".

Don Alfonso (foto @Luisa Mosello) 

Cibo legato strettamente al territorio, è sempre stato così?

"La nostra spesa la facciamo qui, dal 1990 in questa nostra azienda agricola "Le Peracciole" a Punta Campanella (l'intervista è stata fatta qui seguendo Iaccarino mentre perlustra la tenuta con la vista mozzafiato direttamente su Capri, ndr). Puntando alla biodiversità, con 100 varietà di piante e poi pomodorini del Vesuvio,  peperoni, melanzane, cavolfiori, capperi, olivi...Fra galline, mucche e buoi come lui che si chiama Sabatino (e che Iaccarino mentre parla accarezza, ndr) che mangia il pastone dal pane avanzato dal ristorante. Nulla si butta via, ma si impiega, come tutto il resto, in un 'ricircolo' buono e sano".